Notte fonda sull’election day

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Immancabile, puntuale ‘cav..ata del ‘carrocciaro’. Contestato, anche da notabili della Lega, ne combina un’altra, nel bel mezzo della terza, quarta, quinta (?) bufera che alluviona la sua immagine sempre più sbiadita, ingiallita, sfocata, offuscata dal sospetto di amicizia mai interrotta con il truce zar del Cremlino (viaggio a Mosca poi disdetto, con biglietto pagato dalla Russia, soldi restituiti, dice l’ambasciata). Sconnesso dalla realtà del clamoroso flop della consultazione referendaria, che gli italiani hanno a giusta ragione bocciato con percentuali di affluenza e di voto miserrime, Salvini twitta un incredibile “Grazie” ai dieci milioni di italiani che hanno detto ‘sì’ o ‘no’ ai cinque quesiti sul tema della giustizia. Balla, in gran parte i dieci milioni di italiani di cui sparla Salvini sono elettori richiamati dal voto delle comunali e per il 40 per cento hanno messo la crocetta sul ‘no’. Ma d più: 40 milioni di italiani hanno indirettamente detto ‘no’ disertando le urne. L’evidente contestazione ha provocato una ricaduta anche sul voto delle amministrative. Cosa racconta l’esito elettorale dei comuni?  Più di ogni altra chiave d’interpretazione, mostra con indiscutibile evidenza lo stato di sofferenza cronica di un Pd né carne (sinistra), né pesce (ma con tendenza al centrismo moderato), distante dal Paese e ideologicamente in progressivo stato di smarrimento, privo di una leadership carismatica, coinvolgente.

Quale degenerazione della democrazia induce una grande regione italiana, la splendida Sicilia, il suo capoluogo, a tingersi di nero, ad assoggettarsi e diventare complice della criminalità, a ignorare le connessioni politica-mafia, ben chiare con l’arresto alla vigilia del voto di un candidato di Forza Italia e di uno di Fratelli d’Italia, sorpresi con prove inconfutabili a chiedere voti in cambio di complicità. Possibile che tanti palermitani ignorano cosa c’è dietro l’elezione di Lagalla, la porta spalancata alle cosche mafiose in agguato per mettere le mani sulle risorse europee in arrivo?

Terzo capitolo della sconcertante tornata elettorale: il sabotaggio visibile e sotterraneo di personaggi in cerca di agibilità politica, che mascherano a fatica il ‘filo grigio’ che li assimila in dimensioni evidentemente minime al modello della Dc, alle radici politiche di Renzi e Calenda, mine vaganti, quinte colonne di ‘guastatori’ con un piede nel governo e l’altro all’opposizione.

Ma che Bel Paese è l’Italia dei finti ammalati in vista di feste-ponte, dei furbetti colpiti da fantomatiche pandemie influenzali e improvvisamente guariti da un’ingiunzione a tornare al lavoro, pena dolorose sanzioni. Che dire del clamoroso deficit di personale denunciato da ristoranti, alberghi, stabilimenti balneari? Troppi destinatari del reddito di cittadinanza rifiutano l’offerta di assunzione, giudicano più vantaggioso intascare la sovvenzione e ‘arrotondare’ con lavori ‘in nero’. L’anomalia nasconde responsabilità del sistema, che non opera controlli sul rifiuto ad accettare proposte di lavoro e in questi casi non attiva il provvedimento di interrompere l’erogazione del reddito. Incredibile, ma così sembra, forse vero. A Palermo si deve fronteggiare la defezione di un centinaio di presidenti di seggio. Sarebbe in una certa misura motivata da campanilismo calcistico, da passione patologica di tifosi, soggiogati dalla possibile (e realizzata) impresa del Palermo calcio della promozione in serie B da guadagnare sconfiggendo il Padova e proprio domenica 12 giugno, giorno dell’election day. Ai tipi in questione lo Stato remunera l’incarico con 282 euro se, come a Palermo si vota per le amministrative e il referendum. Evidentemente è più forte il richiamo del pallone. È un caso se a Verona, città leghista, è in testa l’ex calciatore Tommasi, sostenuto dal centrosinistra? Ip, ip, urrà.  (nella foto la festa dei giocatori del Palermo per la promozione)  

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