Referendum, questo sconosciuto. Incognita ‘quorum’

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L’ironia, specialmente se di raffinata sobrietà è come uno sguardo divertito a difetti e omissioni del prossimo. L’autoironia è di più, un effetto collaterale con il segno più dell’intelligenza. Esercitato al tempo giusto e in situazioni appropriate, previene, evita critiche altrui e rende empatiche le relazioni interpersonali. La dote evocata fa difetto alla maggioranza degli umani. Quando Tizio mette il dubbio la virilità attiva di caio, per limiti di età, il commento in replica può essere duplice.Uno autoironico: “Vero, mi godo la pace dei sensi”, o sprucido: “Pensa a te, io me la cavo ancora alla grande!”. Questa riflessione nasce osservando due fenomeni del nostro tempo, i No Vax, e i filo-putiniani, che sembra facciano proseliti cancellando l’indiscussa premessa del ‘fatto’ non interpretabile “Putin ha ordinato l’aggressione armata dell’Ucraina”. Punto. Ogni arzigogolo, che tenti di mettere in parallelo responsabilità dei ‘cattivi’ guidati da Zelensky alimenta il plagio di tizi, che spariti per età, per fisiologico cambio generazionale, o per necessità innovative del sistema mediatico, sono nella condizione descritta della terza o quarta età. C’è chi accoglie la marginalità del protagonismo del passato senza traumi, in sintonia con le leggi della vita terrena e chi non si rassegna, denuncia deficit di adattamento, di autocritica e appunto di autoironia. Prima sottovoce, poi a molti decibel, poi con l’aggressività tipica dell’aterosclerosi, personaggi finiti in soffitta, riemergono, recuperati dai talk show in debito di soggetti in grado di impedire gli sbadigli degli spettatori con il metodo collaudatissimo della rissa da salotto, corrispettivo dell’orgia di gossip su cui punta la televisione trash. Il fenomeno è da psicanalisi. Un professorino di nome Orsini, a caccia di visibilità, fa proseliti e breccia anche in parte degli italiani che per ingenuità politica o subordinazione a personaggi noti dimentica la sostanza del ‘fatto’, ovvero l’invasione russa dell’Ucraina. Vetero comunismo e aggiornate velleità di calcare di nuovo il proscenio avanzano di pari passo e trovano sponde accoglienti nei ‘salotti’ televisivi. Come spiegare altrimenti lo stridente dualismo del network La7, delle sue due linee editoriali divergenti? Mentana è ad anni luce di distanza da Giletti. Ben salde, su sponde opposte di uno stesso fiume, Myrta Martino e Tiziana Panella, due brave conduttrici, della Campania giornalisticamente fertile, operano con taglio giornalistico-politico per nulla coincidente. Come non avere ben chiara la diversità prossima all’incompatibilità del Tg3 con il  Tg1, testata che ha censurato la notizia dell’arresto di un candidato di Forza Italia a sindaco di Palermo (intrallazzi elettorali) e con il Tg2 manifestamente filo Meloni? Ancora: l’un contro l’altro armati gli approfondimenti serali di Mediaset (Giordano, Porro, Del Debbio) e della Rai (Report, Presa diretta), di La7 (Di Martedì, Piazza pulita). Fra tanti resuscitati dal letargo senile il caso Santoro, a cui non par vero di sproloquiare per quasi un’ora con Formigli e ospite di Myrta Martino che gli chiede: “Santoro, pensa di fare un nuovo partito?” Si defila con un “Non rispondo per non ledere i miei diritti di cittadino (???, ma che voleva dire? Ma soprattutto non smentisce, ndr) Nel corso dell’intervista l’ex Rai si lancia in un entusiastico endorsement per Salvini! (proprio così, per il “povero Salvini bersagliato da tutte le parti”).  La Merlino, nell’ a tu per tu amichevole con Salvini, che osserva compiaciuto chi l’ascolta con un largo e permanente sorriso di benevolenza stampato in faccia, alla provocazione del ‘carrocciaro’: “Risponda, va a votare?” (non poteva che riferirsi al referendum sulla giustizia, perché la conduttrice non vota per il rinnovo dei comuni), ha risposto con entusiasmo “Certo che voterò ” e ha così regalato uno spot di propaganda elettorale alla Lega, dimenticando o essendo colpevolmente consapevole della scorrettezza commessa in quanto personaggio pubblico, con adeguato potenziale di ‘trascinamento’. Zero in autocritica, sottozero in auto ironia. Quorum, pensaci tu.

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