“Qui Mosca” l’exploit di ‘Non è l’Arena’.

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Non c’è angolo del disagio di noi mortali nel buio, ignorato dalla psicanalisi. Giusto, è materia da lettino per i seguaci di Freud. Eppure in libreria c’è lo scaffale vuoto nel settore delle opere a firma degli strizzacervelli ‘very gently’: non un rigo sulla diffusa patologia da narcisismo televisivo, di cui sono vittima i ‘mezzobusto’ dei Tg e dei format di contorno, ma specialmente i conduttori di programmi d’intrattenimento e di rubriche paragiornalistiche, di informazione salottiera. Qualche nome? I sempiterni Costanzo, Vespa, Venier. Il contagio del coronavirus ‘edoismo’ non ha risparmiato Giletti, vittima in giovanissima età, così raccontata nelle sue esternazioni autobiografiche: “Come è iniziato il mio luminoso percorso di eccelso giornalista-conduttore? Ero poco più di un ragazzo, quando mi sono candidato a redattore Rai e mi hanno subito ingaggiato”. Il rampante Giletti, dopo molti lustri nella televisione pubblica (dice che l’hanno cacciato perché disorganico rispetto al conformismo aziendale), finisce a La 7, network di Cairo, che per non scontentare nessuno ingaggia giornalisti di sinistra, di centro e di destra.  E appunto Giletti, militante dello schieramento russofono, filoputiano, rissaiolo secondo il collaudato incentivo allo scontro, il più caciaresco possibile. In delirio di creatività deviata, ottiene di esibirsi nel bel mezzo della Piazza Rossa, dove trasloca con una puntata del suo contestatissimo ‘Non è l’Arena’. Non lo sfiora il pensiero di regalare a Putin un assist perfetto. Svuota il serbatoio della memoria del cumulo di disumanità criminale addebitato all’aggressione russa in Ucraina. In atteggiamento di prona empatia, fa dono al numero uno degli oligarchi di uno ‘speciale’, che al Cremlino, per ottenere altrettanta promozione, sarebbe costato cifre a nove zeri di rubli.

Nessuna sorpresa, il tipo di cui parliamo è in testa alla classifica dei cosiddetti conduttori convinti di ‘fare ascolto’ fingendo di andare controcorrente o peggio dando voce al disfattismo delinquenziale, per esempio dei ‘NO Vax’. Ecco, chiarita la scellerata trasferta moscovita di Giletti, in casa di chi si auto assolve spudoratamente per la strage di innocenti, la devastazione di ospedali, edifici storici, di intere città. Ospiti della trasmissione il noto guitto televisivo Vladimir Soloviev, detto “la voce di Putin”, il tizio che  ha minacciato il Regno Unito nei giorni scorsi e sbeffeggia tutto quello che è ‘occidentale’, specialmente Biden, insieme alla  portavoce del ministro degli esteri, che ha ridicolizzato impunemente Giletti.

Inaccettabile è la promiscuità del palinsesto di La 7. Propone in antitesi Mentana, con il pool di giornalisti democratici che lo affiancano (ad esempio Myrta Merlino che chissà perché ha fatto da sponda a Giletti moscovita da studio) e il qualunquismo populista di Giletti, che in un chiaro empito di politichese, avrebbe in animo di candidarsi a primo cittadino di Torino, e ovvio, non con il centrosinistra.

Perfino Sallusti, direttore di Libero, quotidiano della destra, in collegamento con Mosca ha ‘mandato a quel paese’ Giletti, indignato per la sua intervista servile alla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, sfacciatamente pro Putin e piena di falsità. Sallusti: “Rinuncio al compenso pattuito. Mi trovo di fronte all’ asservimento totale alla peggiore propaganda che ci possa essere. In quel palazzo che hai alle spalle (il Cremlino, ndr) sono stati organizzati, decisi e messi in pratica i peggiori crimini contro l’umanità, è un palazzo di m***a*.”

Giletti giornalista? Nel 2008 si è dimesso dall’Ordine dopo il quarto procedimento disciplinare per commistione tra attività giornalistica e pubblicità. Riammissione nel 2014. Boh?

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