Biopandemismo – La grande truffa del Covid

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Biopandemismo®, a cura di Luca Marini e Francesco Benozzo, Lucca, Edizioni La Vela, 2022, pp. 264, euri 18,00

 


Ed ecco il secondo volume scritto a quattro mani da Benozzo e Marini dopo il loro Covid. Prove tecniche di totalitarismo del 2021. Se possibile, questo libro è ancora più esplosivo e battagliero del primo, perché raccoglie i loro scritti e le loro iniziative dell’ultimo anno, con il preciso intento di denunciare una volta per tutte “la grande truffa del Covid” analizzandone le diverse articolazioni. I due autori coniano per l’occasione il temine biopandemismo, per indicare “una situazione permanente e tendenzialmente strutturale di emergenza, intesa come pretesto per l’introduzione di forme di controllo di massa da parte di quegli apparati di governo all’ombra dei quali si muovono corporazioni finanziarie multinazionali”.
Il termine è concepito – in virtù dell’approccio interdisciplinare che caratterizza la loro ricerca dissidente – in contrapposizione al più noto bioterrorismo, che evoca, al confronto del primo, esperimenti fallimentari posti sporadicamente in essere da dilettanti privi di strategie e di mezzi adeguati. La “nuova normalità” e la “nuova socialità”, ormai sempre più spesso associate – sia sul piano culturale che su quello giuridico – a una valenza “premiale” in grado di evocare quelle garanzie di qualità, sicurezza ed eticità un tempo ricondotte a determinati prodotti in virtù del solo marchio di fabbrica, ha suggerito di accostare provocatoriamente al titolo del libro il simbolo ®. In questo senso, nel concetto di “biopandemismo” i due autori non includono solo le vicende legate al Covid, ma anche, ad esempio, le zoonosi e le fitopatie che hanno costituito il pretesto per introdurre e sperimentare dinamiche, strumenti e meccanismi di soggiogamento analoghi a quelli utilizzati a partire dal 2020 in forza dell’emergenza pandemica (influenza aviaria, encefalopatia spongiforme bovina, meglio nota come “morbo della mucca pazza”, emergenza Xylella, ecc.): la nuova categoria, cioè, si presta a comprendere utilmente tutte le emergenze che per alcuni caratterizzeranno il XXI secolo, prima tra tutte quella ambientale (come ricordato nell’ultimo MC, Benozzo e Marini sono tra l’altro i fondatori dell’OCTE – Osservatorio Contro la Transizione Ecologica).
Il primo saggio (Per una cronaca del biopandemismo) espone in maniera analitica e articolata le diverse questioni emerse in questi due anni, ed è anche una guida per la lettura delle diverse parti di cui è costituito il libro. Le problematiche sono molteplici, ma spicca soprattutto la polemica, certamente non dissimulata, verso il mondo accademico. Scrivono ad esempio a p. 18: “Sul piano accademico sono venute alla luce, in maniera anche comica e grottesca, le aporie di un mondo da sempre autoreferenziale e spesso incapace di un contatto reale con ciò che accade intorno. Abbiamo così assistito alla nascita di comitati scientifici ‘ombra’ […]. E mentre tutto andava rapidamente in sfacelo (a cominciare dal principio della certezza del diritto), abbiamo assistito alla nascita di forme di dissenso soft di tipo congressuale e conviviale, centrate sulla produzione di convegni e di pubblicazioni scientifiche (utili, oltreché alla costruzione di estemporanei ‘curricula della dissidenza’, anche a più solide finalità concorsuali) e caratterizzato da una punta di nostalgia per i collettivi studenteschi tipici degli anni settanta; nonché alla nascita di vere e proprie forme di dissenso “pilotato” – quel dissenso, cioè, che non ha altra aspirazione se non quella di lasciarsi assorbire dal sistema che apparentemente contesta”. È assai spassoso, in questo senso, lo scritto Il professore va al congresso (L’inutilità dell’Accademia ai tempi del Covid) (pp. 168-169), dove – ispirandosi al libro di David Lodge Small World: An Academic Romance, del 1984, tradotto in italiano appunto col titolo Il professore va al congresso – si prendono di mira, come simbolo di tutti i colleghi “assopiti”, gli “specialisti europei del pensiero di Foucault” che vanno “a disquisire, magari in una località dell’assolata California, di biopolitica e sorveglianza di stato, proprio mentre in Europa gli apparati di potere segregano i cittadini in varie maniere e con metodi sempre più brutali”. In questo “momento storico”, come si sarebbe detto una volta, “nel quale i dispositivi para-statali stanno annientando tutte le libertà da sempre considerate inviolabili, e nel quale, come l’orchestrina che suona imperterrita i suoi motivetti mentre affonda il Titanic, si dimostra l’incapacità cronica all’azione”. Così, mentre da un lato i professori che hanno fatto la propria fortuna academica pubblicando articoli e libri su Foucault e Ivan Illich ora se ne stanno nelle aule a commentare e chiosare Némésis médicale o Sorvegliare e punire, nel preciso momento in cui in quelle stesse aule non possono entrare gli studenti e i colleghi che lo Stato ‘sorveglia e punisce’, “dall’altro i vari comitati di salvezza pubblica capitanati da professori in cerca di gloria, spuntati non a caso solo negli ultimi mesi (cioè da quando le restrizioni hanno incominciato a riguardare anche le università) non sanno fare di meglio che organizzare conferenze e videoconferenze ad uso e consumo proprio, della propria visibilità e della propria carriera politica oltre che accademica, e con la pretestuosa dichiarazione di rivolgersi al ‘bene comune’”.
Il libro, come si addice all’indole dei due autori, alterna toni veementi a toni malinconici, e analisi molto puntuali e tecniche a capitoli sarcastici e dissacratori. Ciò che preme loro è far comprendere che la cosiddetta pandemia e i vari lockdown che l’hanno accompagnata sono serviti a dissimulare strategie di controllo totalitario ordite da un capitalismo finanziario, borsistico e speculativo che controlla, a un tempo, circuiti scientifici, tecnologici, industriali, commerciali, politici, culturali e mediatici, che si fa beffe di principi e valori quali salute e sicurezza, benessere e felicità, e che non esiterà a innescare nuove emergenze, a suscitare nuovo terrore, a spingere verso nuove derive.
Ne viene fuori, soprattutto, una denuncia sincera, non mascherata, improntata a un consapevole rifiuto del politically correct: un’attitudine che ha non a caso esposto Benozzo e Marini alla disapprovazione e alla censura di chi – anche tra coloro che appoggiano in fondo le loro stesse idee – scambia per snobismo la loro diffidenza per i metodi della politica e il loro sguardo sostanzialmente anarchico.

 

FONTE

Minima Cardiniana 379/4

https://www.francocardini.it/minima-cardiniana-379-4/
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