Nato contro Russia. E adesso?

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di Pepe Escobar
A tre mesi dall’inizio dell’Operazione Z della Russia in Ucraina, la battaglia dell’Occidente (12%) contro il resto del mondo (88%) continua a metastatizzarsi. Eppure la narrazione – stranamente – rimane la stessa.

Lunedì, a Davos, il presidente esecutivo del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha presentato il comico-presidente ucraino Volodymyr Zelensky, all’ultima tappa del suo tour per la raccolta di armi, con un tributo entusiasta. Herr Schwab ha sottolineato che un attore che impersona un presidente che difende i neonazisti è sostenuto da “tutta l’Europa e dall’ordine internazionale.”

Intendeva, ovviamente, tutti tranne quell’88% del pianeta che sottoscrive lo Stato di diritto – invece di quella finta costruzione che l’Occidente chiama “ordine internazionale basato sulle regole.”

Nel mondo reale, la Russia sta lentamente ma inesorabilmente riscrivendo l’arte della guerra ibrida. Eppure, in tutto il carnevale delle psyops della NATO, dell’infiltrazione cognitiva aggressiva e dello stupefacente servilismo dei media, si parla molto del nuovo pacchetto di “aiuti” statunitensi all’Ucraina da 40 miliardi di dollari, che dovrebbe ribaltare le sorti della guerra.

Questa narrativa “del cambiare le carte in tavola” arriva per gentile concessione delle stesse persone che avevano bruciato trilioni di dollari per mettere in sicurezza l’Afghanistan e l’Iraq. E abbiamo visto com’era andata a finire.

L’Ucraina è il Santo Graal della corruzione internazionale. Quei 40 miliardi di dollari possono cambiare le carte in tavola solo per due categorie di persone: in primo luogo, per il complesso militare-industriale degli Stati Uniti e, in secondo luogo, per un gruppo di oligarchi ucraini e di ONG neoconservatrici, che sfrutteranno il mercato nero delle armi e degli aiuti umanitari, per poi riciclare i profitti nelle Isole Cayman.

Una rapida analisi dei 40 miliardi di dollari rivela che 8,7 miliardi andranno a ricostituire le scorte di armi degli Stati Uniti (quindi non andranno affatto all’Ucraina); 3,9 miliardi di dollari per l’USEUCOM (l’”ufficio” che detta le tattiche militari a Kiev); 5 miliardi di dollari per una confusa e imprecisata “catena di approvvigionamento alimentare globale”; 6 miliardi di dollari per le armi vere e proprie e per l’”addestramento” dell’Ucraina; 9 miliardi di dollari in “assistenza economica” (che spariranno in tasche selezionate) e 0,9 miliardi di dollari per i rifugiati.

Le agenzie di rischio statunitensi hanno declassato Kiev trasferendola nel bidone della spazzatura delle entità che non rimborsano i prestiti, quindi i grandi fondi di investimento americani stanno abbandonando l’Ucraina, lasciando l’Unione Europea (UE) e i suoi Stati membri come unica opzione per il Paese.

Pochi di questi Paesi, a parte entità russofobiche come la Polonia, possono giustificare ai propri cittadini l’invio di ingenti somme in aiuti diretti ad uno Stato fallito. Quindi spetterà alla macchina dell’UE, con sede a Bruxelles, fare quanto basta per mantenere l’Ucraina in coma economico, indipendentemente da qualsiasi contributo da parte degli Stati membri e delle istituzioni.

Questi “prestiti” dell’UE – per lo più sotto forma di spedizioni di armi – potranno sempre essere rimborsati dalle esportazioni di grano di Kiev. Questo avviene già su piccola scala attraverso il porto di Costanza, in Romania, dove il grano ucraino arriva ogni giorno su chiatte attraverso il Danubio per poi essere caricato su decine di navi da carico. Oppure, attraverso convogli di camion che alimentano il racket delle armi in cambio di grano. Tuttavia, il grano ucraino continuerà a nutrire il ricco Occidente, non gli Ucraini impoveriti.

Inoltre, aspettatevi che quest’estate la NATO se ne esca con un’altra mostruosa psyop per difendere il suo diritto divino (non legale) ad entrare nel Mar Nero con navi da guerra per scortare le imbarcazioni ucraine che trasportano grano. I media pro-NATO la faranno passare come la “salvezza” dell’Occidente dalla crisi alimentare globale, che, guarda caso, è causata proprio dai continui e isterici pacchetti delle sanzioni occidentali.

 

La Polonia punta ad un’annessione morbida

La NATO sta effettivamente aumentando in modo massiccio il suo “sostegno” all’Ucraina attraverso il confine occidentale con la Polonia. Questo è in sintonia con i due obiettivi generali di Washington: primo, una “guerra lunga,” in stile insurrezione, proprio come nell’Afghanistan degli anni ’80, con mercenari e neonazisti al posto degli Jihadisti. Secondo, le sanzioni, appositamente studiate per “indebolire” la Russia, militarmente ed economicamente.

Gli altri obiettivi rimangono invariati, ma sono subordinati ai due principali: assicurarsi che i Democratici siano rieletti alle elezioni di metà mandato (non succederà); irrigare il complesso industriale-militare con fondi che verranno riciclati come tangenti (sta già succedendo); mantenere l’egemonia del dollaro statunitense con ogni mezzo (difficile: il mondo multipolare si sta organizzando).

Un obiettivo chiave che sta venendo raggiunto con sorprendente facilità è la distruzione dell’economia tedesca – e di conseguenza dell’UE – con la svendita agli interessi americani di gran parte delle aziende sopravvissute.

Per esempio, Milan Nedeljkovic, membro del consiglio di amministrazione della BMW, ha dichiarato alla Reuters che “la nostra industria rappresenta circa il 37% del consumo di gas naturale in Germania,” e questa industria affonderà senza le forniture di gas russo.

Il piano di Washington è di mantenere la nuova “guerra lunga” ad un livello non troppo incandescente – si pensi alla Siria degli anni intorno al 2010 – alimentata da file di mercenari e caratterizzata da escalation periodiche della NATO, non importa da chi, dalla Polonia, dai nani baltici o dalla Germania.

La settimana scorsa, quel pietoso eurocrate che si spaccia per l’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, ha svelato il gioco durante l’anteprima della prossima riunione del Consiglio Affari Esteri dell’UE.

Borrell ha ammesso che “il conflitto sarà lungo” e che “la priorità degli Stati membri dell’UE” in Ucraina “consiste nella fornitura di armi pesanti.”

Il presidente polacco Andrzej Duda ha poi incontrato Zelensky a Kiev. La sfilza di accordi che i due hanno firmato indica che Varsavia intende trarre profitto dalla guerra per rafforzare la sua influenza politico-militare, economica e culturale nell’Ucraina occidentale. I cittadini polacchi potranno essere eletti negli organi di governo ucraini e persino ambire a diventare giudici costituzionali.

In pratica, ciò significa che Kiev sta trasferendo alla Polonia la gestione dello Stato ucraino fallito. Varsavia non dovrà nemmeno inviare truppe. Chiamatela annessione morbida.

 

Il rullo compressore in movimento

Allo stato attuale, la situazione sul campo di battaglia può essere esaminata in questa mappa. Le comunicazioni del comando ucraino intercettate [dai Russi] rivelano che l’obiettivo è quello di organizzare una difesa a strati, da Poltava attraverso Dnepropetrovsk, Zaporozhia, Krivoy Rog e Nikolaev – che si dà il caso sia uno scudo per la già fortificata Odessa.

Nulla di tutto ciò garantisce il successo contro l’assalto russo in arrivo.

È sempre importante ricordare che l’Operazione Z era iniziata il 24 febbraio con circa 150.000 combattenti – e sicuramente non si trattava delle forze d’élite della Russia. Eppure hanno liberato Mariupol e distrutto il battaglione neonazista d’élite Azov in soli cinquanta giorni, ripulendo una città di 400.000 persone con perdite minime.

Combattendo una vera guerra sul terreno – non quei bombardamenti indiscriminati degli Stati Uniti dall’aria – in un Paese enorme, contro un esercito numeroso, affrontando molteplici sfide tecniche, finanziarie e logistiche, i Russi sono riusciti anche a liberare Kherson, Zaporizhia e praticamente l’intera area delle “gemelline,” le Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhansk.

Il comandante delle forze di terra russe, il generale Aleksandr Dvornikov, ha messo il turbo agli attacchi missilistici, di artiglieria e aerei, portandoli ad un ritmo cinque volte superiore a quello della prima fase dell’Operazione Z, mentre gli Ucraini, nel complesso, hanno poco o pochissimo carburante, munizioni per l’artiglieria, specialisti addestrati, droni e radar.

Quello che i generali americani in poltrona e in TV non riescono a capire è che nella visione russa di questa guerra – che l’esperto militare Andrei Martyanov definisce “operazione di polizia e armi combinate” – i due obiettivi principali sono la distruzione di tutti i mezzi militari del nemico e la salvaguardia della vita dei propri soldati.

Quindi, mentre perdere carri armati non è un grosso problema per Mosca, perdere vite umane lo è. E questo spiega i massicci bombardamenti russi: ogni obiettivo militare deve essere definitivamente distrutto. Gli attacchi di precisione sono cruciali.

Tra gli esperti militari russi infuria il dibattito sul perché il Ministero della Difesa non punti ad una rapida vittoria strategica. Avrebbero potuto ridurre l’Ucraina in macerie – in stile americano – in pochissimo tempo. Ma questo non accadrà. I Russi preferiscono avanzare lentamente e con sicurezza, come una sorta di rullo compressore. Avanzano solo dopo che i genieri hanno esaminato a fondo il terreno; dopo tutto ci sono mine ovunque.

Lo schema generale è inconfondibile, a prescindere dal fuoco di fila della propaganda NATO. Le perdite ucraine stanno diventando esponenziali – anche 1.500 tra morti e feriti ogni giorno, tutti i giorni. Se ci sono 50.000 Ucraini nei vari calderoni del Donbass, entro la fine di giugno saranno scomparsi.

L’Ucraina potrebbe aver perso anche 20.000 uomini solo a Mariupol e dintorni. Si tratta di una enorme sconfitta militare, che supera ampiamente quella di Debaltsevo, nel 2015 e, in precedenza, quella di Ilovaisk, nel 2014. Le perdite nei pressi di Izyum potrebbero essere addirittura superiori a quelle di Mariupol. E ora arrivano le perdite nell’angolo di Severodonetsk.

Stiamo parlando delle migliori forze ucraine. E non importa che solo il 70% delle armi occidentali inviate dalla NATO arrivi sul campo di battaglia: il problema principale è che i migliori soldati se ne stanno andando… se ne sono andati… e non saranno rimpiazzati. I neonazisti di Azov, la 24esima brigata, la 36esima brigata, varie brigate d’assalto aviotrasportate – hanno tutte subito perdite superiori al 60% o sono state completamente distrutte.

Quindi la domanda più importante, come hanno sottolineato diversi esperti militari russi, non è quando Kiev “perderà,” come punto di non ritorno; ma quanti soldati Mosca è disposta a perdere per arrivare a questo punto?

L’intera difesa ucraina si basa sull’artiglieria. Quindi le battaglie chiave che ci attendono coinvolgeranno l’artiglieria a lunga lunga gittata. Ci saranno problemi, perché gli Stati Uniti stanno per consegnare i sistemi M270 MLRS con munizioni a guida di precisione, in grado di colpire obiettivi a una distanza di 70 chilometri o più.

La Russia, però, ha un asso nella manica: il piccolo complesso operativo-tattico Hermes, che utilizza munizioni ad alta precisione, con la possibilità di guida laser ed una gittata di oltre 100 chilometri. E può funzionare insieme ai sistemi di difesa aerea Pantsir, già prodotti in serie.

 

La nave che affonda

L’Ucraina, all’interno dei suoi attuali confini, è già un ricordo del passato. Georgy Muradov, rappresentante permanente della Crimea presso il Presidente della Russia e vice primo ministro del governo della Crimea, è categorico: “L’Ucraina nella forma in cui era, credo, non rimarrà più. Questa è già l’ex Ucraina.”

Il Mar d’Azov è ora diventato un “mare ad uso congiunto” della Russia e della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), come confermato da Muradov.

Mariupol sarà ricostruita. La Russia ha molta esperienza in questo campo sia a Grozny che in Crimea. Il corridoio terrestre Russia-Crimea è già attivo. Quattro ospedali su cinque a Mariupol sono già stati riaperti e sono tornati a funzionare i trasporti pubblici, così come tre stazioni di servizio.

L’imminente perdita di Severodonetsk e Lysichansk farà suonare seri campanelli d’allarme a Washington e Bruxelles, perché rappresenterà l’inizio della fine dell’attuale regime di Kiev. E questo, a tutti i fini pratici – e al di là di tutta l’altezzosa retorica su “l’Occidente è con voi” – significa che i grossi giocatori non saranno esattamente incoraggiati a scommettere su una nave che affonda.

Sul fronte delle sanzioni, Mosca sa esattamente cosa aspettarsi, come spiega il ministro dello Sviluppo economico Maxim Reshetnikov: “La Russia parte dal presupposto che le sanzioni nei suoi confronti sono una tendenza a lungo termine e dal fatto che il perno verso l’Asia, l’accelerazione del riorientamento verso i mercati orientali, verso i mercati asiatici è una direzione strategica per la Russia. Faremo ogni sforzo per integrarci nelle catene commerciali con i Paesi asiatici, insieme ai Paesi arabi, insieme al Sud America.”

Per quanto riguarda gli sforzi per “intimidire la Russia,” i giocatori farebbero bene ad ascoltare il suono ipersonico dei 50 missili di ultima generazione Sarmat, pronti al combattimento già in autunno, come ha spiegato il capo di Roscosmos, Dmitry Rogozin.

Gli incontri di questa settimana a Davos portano alla luce un altro allineamento che si sta formando nella battaglia mondiale dell’unipolarità contro la multipolarità. La Russia, le “gemelline,” la Cecenia e gli alleati, come la Bielorussia, sono ora contrapposti ai “leader di Davos” – in altre parole, l’élite occidentale combinata, con alcune eccezioni, come il primo ministro ungherese Viktor Orban.

Zelensky se la caverà. È protetto dalle forze speciali britanniche e americane. Secondo quanto riferito, la famiglia vive in una villa da 8 milioni di dollari in Israele. Possiede una villa da 34 milioni di dollari a Miami Beach e un’altra in Toscana. I comuni cittadini ucraini sono stati ingannati, derubati e, in molti casi, uccisi dalla banda di Kiev da lui presieduta – oligarchi, fanatici dei servizi di sicurezza (SBU), neonazisti. E gli Ucraini rimasti (10 milioni sono già fuggiti) continueranno ad essere considerati sacrificabili.

Nel frattempo, il presidente russo Vladimir “il nuovo Hitler” Putin non ha assolutamente fretta di porre fine a questo dramma più grande della vita, che sta rovinando e facendo marcire fino al midollo un Occidente già in decadenza. Perché dovrebbe? Ha provato di tutto, dal 2007, sul fronte del “perché non possiamo andare d’accordo?” Putin è stato sempre respinto. Quindi, ora è il momento di sedersi, rilassarsi e guardare il declino dell’Occidente.

Pepe Escobar

FONTE

thecradle.co
Link: https://thecradle.co/Article/columns/10803

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