ENRICO BERLINGUER / RICORDATE LA SUA VOGLIA DI “EUROCOMUNISMO”?

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Devo ringraziare ancora una volta il super amico di una vita, Luciano Scateni, per l’assist degno del Maradona più in forma.

Ha titolato il suo pezzo ricordando i 100 anni dalla nascita di Enrico Berlinguer.

Un grande, grandissimo merito: perché nell’orgia dei ventennali, dei trentennali di morti & stragi, era il caso di rendere omaggio ad una delle figure autentiche che hanno fatto la storia in Italia, con la S maiuscola, e soprattutto hanno esercitato per tutta la propria vita la Politica con la P maiuscola, ossia come una vera missione per gli altri, per i cittadini, per un’idea forte di cambiamento, per un mondo diverso possibile, per la fine (vera) dei conflitti, per una giustizia sociale non a parole, come sanno  far tutti (a cominciare dai ‘democratici-guerrafondai’ americani).

Insomma, Berlinguer per tanti di noi ha incarnato nel mondo più autentico possibile quelle UTOPIE che hanno animato e mosso il ’68, ne hanno fatto un movimento che ha scosso le coscienze, una vera rivoluzione nel modo di pensare e concepire il mondo.

E soprattutto gli assetti sociali, lo status quo: da non accettare più in modo supino, subalterno, ma da voler ribaltare a tutti i costi, senza se e senza ma.

E Berlinguer ha incarnato, nel senso più letterale del termine, coniugando in modo perfetto cristianesimo e comunismo, quell’ansia irrefrenabile, l’utopia delle utopie. Un mondo dove a tutti fosse riconosciuto il pieno diritto a vivere un’esistenza dignitosa, potendo esercitare i propri diritti, senza subire vessazioni sul lavoro (che deve essere un diritto, appunto, e non un favore sceso dall’alto), in un clima di piena giustizia sociale e anche di giustizia nelle aule di tribunale, cosa praticamente sparita nei decenni successivi, tanto che oggi siamo costretti a rivotare per i soliti referendum che nulla, purtroppo, finiranno per cambiare negli assetti di potere e di una KKasta eterna (la doppia K calza a pennello).

Siamo davvero amareggiati per il fatto che i 100 anni dalla nascita di Berlinguer siano stati praticamente dimenticati dai media (forse solo ‘l’Unione Sarda’ gli dedica un ricordo) e dalla politica.

Ma non ci stupiamo più di tanto.

Anzi, è la palese, plastica conferma di quanto gli organi di informazione, carta stampa è tivvù, siano diventati di reale ‘disinformazione’, alla faccia della ‘disinformatia’ sempre rinfacciata ai russi. La Russia delle menzogne siamo noi, è quella griffata Draghi in doppiopetto, pronto a diventare il Maggiordomo-Segretario Generale della NATO a settembre.

Non ci stupiamo che i media sempre più omologati, cloroformizzati, ormai sempre più genuflessi davanti a Draghi & C., abbiamo glissato sui 100 anni di/da Berlinguer.

Come non ci stupiamo certo che questa accozzaglia parapolitica, queste mandrie di politicanti da strapazzo (come si sarebbe coloritamente ma efficacemente detto un tempo) non lo ricordino. Forse molti di loro non sanno nemmeno chi è: ed è meglio così, perché tali beoti non sono neanche degni di pronunciarne il nome, nani & ballerine di un Parlamento di ominicchi, di larve, di parassiti: che non hanno neanche avuto il coraggio di far cadere un governo fantasma come quello Draghi pur di raccattare le loro laute prebende versate da noi cittadini, che faremmo bene a farli sloggiare dai loro Palazzi a calci in culo, chiedendo la restituzione di tanto maltolto.

Come può venire mai in mente di paragonare la figura di un Berlinguer, di un Ingrao, ma anche di un De Gasperi, di un Moro, di un La Malfa, di uno Zaccagnini, di un Nenni o di un Pertini, a questi vergognosi (neanche più impresentabili, il temine era arci-debole) figuri & figuranti?

Ricordiamo il secondo numero della Voce, uscito a maggio 1984. Berlinguer era appena morto, gli dedicammo la foto di copertina a tutta pagina, senza alcun titolo. Solo il suo volto sereno e pensieroso (cliccando in basso potete rivedere quella copertina e rileggere l’editoriale di allora).

Proprio come fa oggi Luciano. Ne ricorda i 100 anni dalla nascita, perché non c’è bisogno di altre parole.

 

In realtà la figura di Berlinguer in queste settimane è stata vergognosamente strumentalizzata da qualche storico e giornalista da strapazzo per ricordare – senza minimamente preoccuparsi di contestualizzarle – le parole pronunciate dall’allora segretario del PCI sulla NATO.

“Siamo più sicuri sotto l’ombrello degli americani che sotto quello dei russi”, gli è stato attribuito.

Un vero oltraggio, un’offesa alla memoria di un faro della politica nazionale, e non solo, del ‘900. E le cui parole ci sarebbero oggi più che mai utili, in questa folle corsa verso la guerra fomentata dagli USA e proprio dalla NATO. Che nel frattempo, e per la precisione dal 1991 in poi, quindi nell’arco degli ultimi 30 anni, ha smisuratamente allargato e allungato i suoi confini ad EST. Ingoiando in modo diretto o indiretto ben 13 nazioni prima sotto l’influenza russa.

Avrebbe approvato, Berlinguer, quella intimidatoria manovra di accerchiamento dei confini russi? Sarebbe stato favorevole all’installazione di missili e armi d’ogni tipo ai confini con la Russia? Avrebbe accettato che, ad esempio, in Ucraina venissero installati dagli Stati Uniti ben 13 biolaboratori militari, tante Wuhan proprio nel paese oggi al centro del conflitto? Avrebbe condiviso un clima di nuova guerra fredda che più bollente non si può? Sarebbe stato d’accordo sui toni che più aggressivi, belligeranti e guerrafondai (da parte americana) non si può?

Ne dubitiamo fortemente.

Ma c’è da rammentare un altro fatto storico fondamentale.

A fine anni ’70-primi ’80 era in corso un esperimento politico di grossissimo peso a livello internazionale.  Si discuteva con fervore, in quegli anni, di “eurocomunismo”, il progetto politico ideato proprio da Berlinguer con la collaborazione dei leader dei partiti comunisti spagnolo e portoghese, rispettivamente Santiago Carrillo e Alvaro Cunhal.

Un progetto avvenieristico, perché avrebbe potuto dare un respiro davvero europeo alle istanze di giustizia sociale e, perché no, di comunismo che salivano dal basso: ricordiamo solo che alle europee dell’84, a poche settimane dalla morte di Berlinguer, il PCI raccolse oltre il 33 per cento dei voti.

Quell’eurocomunismo avrebbe potuto espandersi a macchia d’olio proprio in Europa, e quindi costituire una vera alternativa sia al sistema dei burosauri sovietici, sia a quello degli imperialisti statunitensi, tutto incentrato sul potere della NATO.

Oggi, di certo, non avremmo l’Europa dei banchieri al servizio del Padrone a stelle e strisce, ma un continente autonomo, autorevole, carico della sua storia ed eticamente super attrezzato.

Vi ricordate la “questione morale” sollevata all’epoca da Berlinguer?

Pensate che un parlamentare della nostra sgarrupata e serva Italia, uno solo, in tutti i decenni seguenti abbia mai messo in atto una virgola di quel Pensiero e di quella Azione politica?

Tutti a caccia di quella mosca bianca. O meglio, rossa…

 

 

 

L’editoriale della Voce di giugno ’84

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