JOE BIDEN / UNA SCULACCIATA PERFINO DAL SUO “NEW YORK TIMES”

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Il muro mediatico tutto pro war negli Stati Uniti comincia man mano a sgretolarsi e a perdere pezzi.

Anche di grosso calibro.

E’ clamoroso, in questa ottica, il caso di uno dei più celebri quotidiani a stelle e strisce, il ‘New York Times’, storico punto di riferimento del Partito Democratico.

Il suo ‘comitato editoriale’, infatti, ha appena deciso di pubblicare un fondo molto duro nei confronti del Capo della Casa Bianca, il ‘democratico’ (sic) Joe Biden, al quale viene chiesto senza peli sulla lingua di “chiudere la crisi ucraina”.

Emblematico il titolo: “La guerra in Ucraina si sta complicando e l’America non è pronta”. Pur elogiando il sostegno fornito fino ad oggi dagli Usa a Kiev, l’editoriale sottolinea che la guerra “è entrata in una nuova fase e gli obiettivi dell’amministrazione Biden stanno diventando sempre meno chiari”.

Troppe dichiarazioni avventate, che finiscono per confondere gli stessi americani e creare una situazione caotica, perché l’obiettivo ormai dichiarato di Biden & C., ossia sconfiggere Vladimir Putin e la Russia, non è realistico e rischia di avviare una pericolosissima escalation, anche nucleare.

Scrive il ‘New York Times’: “Una vittoria militare decisiva per l’Ucraina sulla Russia, che vedrebbe l’Ucraina riconquistare tutto il territorio che la Russia ha conquistato nel 2014, non è un obiettivo realistico. Sebbene la pianificazione e le capacità militari della Russia siano state sorprendentemente modesti, la Russia rimane troppo forte e Putin ha investito troppo prestigio personale nell’invasione per fare marcia indietro”.

Così prosegue il fondo: “Gli Stati Uniti e la NATO sono già profondamente coinvolti, militarmente ed economicamente, nella guerra. Ma aspettative irrealistiche potrebbero trascinarci sempre più in profondità in un conflitto lungo e costoso. La Russia, per quanto ferita e incapace, è ancora in grado di infliggere distruzioni indicibili all’Ucraina ed è ancora una superpotenza nucleare”.

L’autorevole quotidiano newyorkese fa esplicito riferimento (di tutta evidenza per stigmatizzarle)alle “recenti dichiarazioni bellicose da Washington: l’affermazione del presidente Biden secondo cui Putin ‘non può rimanere al potere’, il commento del segretario alla Difesa Lloyd Austin secondo il quale la Russia deve essere ‘indebolita’ e la promessa del presidente della Camera, Nancy Pelosi, che gli Stati Uniti sosterranno l’Ucraina ‘fino alla vittoria’, possono riecheggiare come proclami travolgenti, ma non avvicinano ulteriormente i negoziati”.

“Il popolo americano – viene sottolineato dal comitato editoriale – non continuerà a sostenere indefinitamente il supporto a Kiev, mentre gli ucraini continueranno a morire e il conflitto porrà rischi crescenti alla pace e alla sicurezza a lungo termine nel continente europeo”.

La decisione di avviare sul serio i negoziati e trovare un compromesso con Mosca deve essere presa dalla leadership ucraina. Dovrà essere loro il compito di “prendere le dolorose decisioni riguardo i territori che il compromesso richiederà”.

Ed eccoci alle conclusioni. “Mentre la guerra continua, Biden dovrebbe chiarire al presidente Volodymyr Zelensky e al suo popolo che c’è un limite al grado di intensità con il quale gli Stati Uniti e la NATO si impegneranno nello scontro con la Russia e limiti alle armi, al denaro e al sostegno politico che possono ricevere. E’ imperativo che le decisioni del governo ucraino siano basate su una valutazione realistica dei suoi mezzi e di quanta distruzione può subire l’Ucraina”.

“Confrontarsi con questa realtà può essere doloroso, ma non si tratta di una pacificazione (un “appeasement”) con il nemico. Questo è ciò che i governi sono tenuti a fare, non inseguire una illusoria ‘vittoria’. La Russia subirà le ferite dell’isolamento e delle sanzioni economiche per gli anni a venire e Putin passerà alla storia come un macellaio. La sfida ora è scrollarsi di dosso l’euforia, fermare gli scherzi e concentrarsi sulla definizione e sul completamento della missione. Il sostegno dell’America all’Ucraina è una prova del suo posto al mondo nel 21° secolo e il signor Biden ha l’opportunità e l’obbligo di aiutare a definire ciò che sarà tale nel futuro”.

Ma qualche maggiordomo non porta mai alla Casa Bianca, sulla scrivania di Joe Biden una copia del ‘New Work Times’?

O lo trova sempre ‘Sleepy’?

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