DAVOS / ECCO I CHIP SOTTOPELLE IDEATI DA ‘PFIZER’

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Prime grosse novità in arrivo dal ‘World Economic Forum’ (WEF) che si è appena inaugurato il 22 maggio a Davos (durerà fino al 26) alla presenza di 2000 vip & big da tutto il mondo (tranne la Russia messa, of course, al bando), protetti da ben 50.000 poliziotti messi a disposizione dall’esercito svizzero.

Overture-sceneggiata, ormai rituale, affidata al Neo Salvatore del mondo, il Profeta in mimetica verde (speriamo almeno se la cambi ogni tanto) e muscoli bellicosi in bella mostra. Ha sciorinato, Volodymyr Zelensky, il solito bestiario sulla necessità sempre più impellente di sempre più massicci aiuti militari per sconfiggere il macellaio Vladimir Putin e mandare per sempre al tappeto la Russia.

Non ha gioito, strano ma vero, per la condanna all’ergastolo inflitta dal tribunale di Kiev al soldatino ventenne russo per “crimini di guerra”, accusato di aver sparato ad un sessantunenne ucraino. Una condanna al fulmicotone, una sola udienza 1, esemplare per tutti i paesi nei quali la giustizia va a ritmo di lumaca.

Sorge spontanea la domanda. Ma per i crimini da centinaia di migliaia di cittadini inermi e innocenti, i due Bush, padre e figlio,

sono stati mai processati e hanno passato anche un solo giorno, 24 ore, in gattabuia? E Joe Biden per i più freschi crimini afgani e in Yemen? E Tony Blair per aver inventato di sana pianta le armi nucleari di Saddam Hussein costate stragi di civili?

C’è da restare allibiti. Un mondo letteralmente capovolto.

Ma passiamo alla seconda chicca in arrivo dalle splendide montagne di Davos, dove i 2000 stanno aggiornando, alla luce di guerra e pandemie, il super progetto che dovrà guidare l’Umanità nel Futuro, quel ‘Great Reset’ che tutto il mondo (almeno quello occidentale) attende non trepidazione.

Guest star al WEF orchestrato con la solita maestria dal fondatore e animatore Klaus Schwab, il banchiere tedesco di simpatie nazi (caso mai avrà avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con l’amico-camerata Zelensky sugli eroi del ‘Battaglione Azov), guest star – dicevamo – il Ceo di ‘Pfizer’, la star di Big Pharma e prima casa farmaceutica al mondo a produrre il vaccino anti covid-19.

Albert Bourla, CEO di Pfizer

Stiamo parlando di Albert Bourla, salito alla ribalta delle cronache, il giorno dopo il grande annuncio a livello internazionale, per aver dato ordine alla sua banca di vendere una piccola fetta di azioni Pfizer, che avevano in tempo reale decuplicato il loro valore. Voleva levarsi ‘lo sfizio’!

Arrivato a Davos, il veterinario greco (ma anche mezzo ebreo e mezzo americano, o meglio un terzo, un terzo e un terzo) ha dato al mondo un altro annuncio, una grande novità in campo biomedico.

Si tratta, secondo le prime indiscrezioni trapelate dalle super protette e ovattate stanze del summit, di un farmaco-segnalatore, da assumere in via sottocutanea: in via informatica, quando il farmaco viene ‘inserito’ nel cittadino-paziente, le ‘Autorità’ vengono informate.

Già da mesi, poco dopo l’inizio della pandemia, si è cominciato a parlare (ed a ragionare proprio nei gruppi di lavoro del ‘WEF’) di un chip che tutti, prima o poi, verranno ‘convinti’ a farsi inserire sottopelle. Il Covid è proprio l’occasione giusta, proprio per via dei richiami, dei buster e delle nuove dosi da iniettare per combattere le future varianti. E anche in vista del prossimo vaccino ‘universale’ da somministrare annualmente, capace di combattere sia la classica influenza stagionale che le prossime varianti.

Cosa di meglio, a questo punto, di un comodo chip, dove ‘da remoto’ chi ha a cura la tua salute ti inietta il vaccino giusto nel momento giusto?

E caso mai, attraverso quel ‘chip’, l’obbediente cittadino potrà essere agevolmente controllato (troppo pesante il termine, diciamo ‘monitorato’, ovviamente per il suo bene) in tutti i suoi spostamenti, e potranno essere valutate anche le sue ‘idee’, quel che gli passa per la testa o gli frulla nel cervello.

Molto meglio un ‘chip’ che ti diventa un inseparabile e fedele compagno per tutta la vita piuttosto che le fastidiose e un po’ ossessive telecamere che i cinesi stanno cominciando ad introdurre nelle città a maggior rischio, per ‘leggere’ nei tuoi pensieri, interpretando i movimenti facciali e decodificando le tue intenzioni: sei incavolato e hai in mente di prendere a cazzotti  qualcuno? Bene, 007 e forze dell’ordine sono già sul chi va là per identificarti e stopparti.

Torniamo alle fresche invenzioni griffate ‘Pfizer’ e illustrate da Vate Bourla: anche se non sono uno scherzo, una burla.

Imagine the compliance”, osserva il veterinario ellenico col pallino dei vaccini. “Immaginate l’obbedienza”. Il suo vero interlocutore è lo Stato del futuro (proprio quello immaginato da George Orwell), che vuole e deve rendere ogni cittadino un paziente, o meglio ‘una cavia’, sulla quale iniettare a proprio insindacabile giudizio vaccini oppure farmaci sperimentali: sempre per il suo bene.

E’ la filosofia che da anni propugna il pensatore giapponese Yuval Harari, tra le menti che a Davos raccogliere un sacco di proseliti.

Osserva Harari: “Ciò che abbiamo visto finora è che aziende e governi raccolgono dati su dove andiamo, chi incontriamo, quali film guardiamo. La fase successiva è la sorveglianza sotto la nostra pelle”. E aggiunge: “In precedenza, la sorveglianza era principalmente sopra la pelle. Ora sta andando man mano sotto la pelle. I governi vogliono sapere non solo dove andiamo o chi incontriamo e perchè. Vogliono soprattutto sapere cosa sta succedendo sotto la nostra pelle”.

Aggiungono a casa ‘Pfizer’: “Il Covid è fondamentale perché questo è ciò che convince le persone ad accettare, a legittimare la sorveglianza biometrica totale. Se vogliamo fermare queste epidemie, non dobbiamo solo monitorare le persone. Dobbiamo monitorare cosa sta succedendo sotto la pelle”.

Uno dei ‘focus’ principali al ‘World Economic Forum’ in corso a Davos riguarda la “Quarta Rivoluzione Industriale”, un tema cui Schwab tiene in modo particolare. E lui la intende come “fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica” da raggiungere attraverso l’impianto di chip cerebrali.

Un utile uso, tanto che chiarire il concetto? Negli aeroporti, oggi sotto i riflettori perché possono essere il vettore più agevole per la diffusione (dolosa) di virus letali. Per i viaggi internazionali, ad esempio, si possono prevedere – è lo Schwab pensiero – “scansioni cerebrali per i passeggeri”. E precisa: “anche attraversare un confine nazionale potrebbe un giorno richiedere una scansione cerebrale dettagliata per valutare il rischio di un individuo per la sicurezza di tutti”.

Tanti robottini crescono. E si moltiplicano.

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