Black friday, tempo di saldi

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SCUDETTI & AUTOGOL / I MISTERI DEL DIO EUPALLA

Caro Luciano, mi scuso di cuore per non aver pubblicato il tuo pezzo di ieri che riguardava i problemi del Napoli pallonaro griffato Aurelio De Laurentiis.

Lo faccio con 24 ore di ritardo per poter festeggiare insieme sia la roboante vittoria del Napoli a Spezia (rovinata dai tafferugli tra tifoserie) sia il trionfo del Milan in campionato. Strameritato.

Vuoi per il gioco espresso, di gran lunga superiore a quello delle rivali, vuoi per aver anche battuto malasorte (i tanti infortuni nella prima parte del campionato) e i malarbitraggi, come testimoniato dai due autentici scippi subiti nelle due partite casalinghe del Milan contro Spezia e Udinese, costati cinque punti (5) in classifica, non bruscolini.    

Condivido in pieno la tua analisi sulle campagne vendite-acquisti del Napoli alquanto anomale, poco improntate ai miglioramenti (e quindi ai successi) sportivi della squadra partenopea e piuttosto finalizzati a rimpolpare gli introiti della casa cinematografica griffata De Laurentiis.

Ma ti rimprovero una macroscopica omissione, lasciami passare il termine. Il non aver tributato un gigantesco VAFFA al tuo presidente per essersi lasciato sfuggire il più grande allenatore del mondo, Carlo Ancelotti, che ha vinto tutto e continua a vincere tutto in tutti i campionati (5) europei. Ancelotti non si sa bene in base a quale magia era sbarcato a Napoli: forse per un miracolo degno del San Gennaro più in forma.

Ebbene, il padrone del Napoli, in quell’anno con Ancelotti al timone, è stato capace di far andare in tilt la squadra, rendendola praticamente ingestibile anche dal più navigato allenatore del mondo. Una incredibile storia di premi non pagati, e una caterva di multe-sanzioni-ritiri forzati-ammutinamenti. Insomma, il cinepanettonaro è riuscito nell’impresa più difficile al mondo: rendere il contesto ingestibile per Ancelotti, poi addirittura cacciato.

Roba da 113.

Come mai, caro Luciano, neanche una parola su quell’autentico scempio? Non è questa la super-vergogna di tutta la sempre ondivaga gestione De Laurentiis?

Ecco, di seguito, il pezzo del sempre più amico per la pelle, Luciano, incentrato soprattutto sul fresco caso Koulibaly.  

ANDREA CINQUEGRANI

 

 

Black friday, tempodi saldi

Non è tempo di saldi, di svendite, di cambi di stagione. Fa eccezione il Napoli del padre-padrone ‘cinepanettonaro’ presidente. Come avrebbe detto il simpatico Lubrano, giornalista Rai, napoletano puro sangue “Sorge spontanea una domanda” (ed è): “Ma vuoi vedere che il brutto Napoli che ha privato gli azzurri di un più che abbordabile scudetto dipende dal disagio dei giocatori, da una loro contestazione in forma di ‘sciopero bianco’, in assenza di soddisfacenti relazioni ‘sindacali’ con i vertici della società, aggravate dalla sottomissione del tecnico alla politica amministrativa della presidenza? Spieghiamo: Insigne, avvertito del ‘no’ di De Laurentiis a rivedere in alto il contratto, inspiegabilmente irriconoscibile (?) ha smarrito la retta via, quasi per rendere meno doloroso l’addio, ed è tornato al suo elevato standard una volta conclusa la trattativa con il Toronto, in vista del commovente commiato celebrato con eccessi di enfasi al Maradona ex San Paolo, con tanto di lacrime ‘tipo coccodrillo pentito per aver ucciso il figlio? Ragionamenti analoghi spiegherebbero la voglia di esodo che ha offuscato in step ‘delicati’ del campionato le qualità consolidate di Fabian, di Lozano e, incredibile da spiegare prima di oggi, la perfezione smarrita di Kalidu Koulibaly, osservato speciale di club prestigiosi e pretendenti accreditati di successi nazionali e internazionali. Misterioso è l’occultamento di Ghoulam, stimato come migliore terzino sinistro d’Europa, cioè irragionevoli i cinque o dieci minuti di fine partita che Spalletti si è visto costretto a concedergli in situazioni di emergenza: se ancora inabile per strascichi degli infortuni, lo era anche per minuti, se abile non averlo utilizzato full time confermerebbe che da tempo ha in tasca il contratto con altri, che Spalletti non ha potuto giovarsene per valorizzare chi ha coperto quel ruolo.  Se De Laurentiis non si fosse sostituito al governo con questi ‘saldi’ fuori norma, ha sicuramente inventato un ‘black friday’, un venerdì bis di vendite straordinarie. Via anche Mertens (piace a Sarri che lo inventò finto centravanti), panchinaro seriale per indurlo a restare a miti pretese, che in chiusura di campionato, acquisita la sua volontà di emigrare, guarda caso è tato promosso a titolare per cederlo al ‘prezzo’ più alto possibile. Il massimo sgarbo di De Laurentiis ai tifosi napoletani? Il ‘signorsì’ all’offerta di Agnelli, che per compensare l’addio di Chiellini, punterebbe a sostituirlo con il più forte centrale in circolazione. Koulibaly sarà in scadenza di contratto nel 2023 (parametro zero) e De Laurentiis subirebbe la perdita secca di molti milioni. Come si evince da un trend noto,  il patron degli azzurri non avrebbe nessuna intenzione di regolare il rapporto con un rinnovo oneroso. Altro che capitano degli azzurri, il gigante senegalese sembra destinato, come Osimhen, a finire nella disponibilità della casa d’aste calcistica, per essere aggiudicato al miglior offerente. Diventasse bianconero la rabbia dei napoletani monterebbe a dismisura, per ovvie ragioni di storica ostilità. Il Napoli per ‘vendere’ il suo gioiello chiede 40 milioni e la cifra non spaventa la Juve che incasserà molti milioni con l’esodo di Dybala e Bernardeschi. Agnelli, tra l’atro sembra che sia in ottimi rapporti con Ramadami, agente di Koulibaly. Altri concorrenti: Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco. Tipico, del presidente del Napoli, il commento sul caso in questione. Scarica la colpa della probabile cessione sul giocatore: “È un simbolo del Napoli, se vuole non essere più un simbolo è lui che lo deve decidere. Noi vogliamo che Koulibaly resti, ma non è che la gente (la gente? ndr) la si può obbligare. Ognuno ha una sua dignità e delle sue esigenze. Vi risulta che io abbia obbligato qualcuno a restare, anche con qualche anno di contratto?” (no, infatti non fatto nulla per trattenere Insigne, ndr).  Sic stantibus rebus, è così irreale il sospetto che De Laurentiis operi per ottenere un bilancio del Napoli in attivo, con l’obiettivo di venderlo con alto profitto e compensare il precario status finanziario della sua casa di produzione cinematografica?

 

LUCIANO SCATENI

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