VOLODYMYR ZELENSKY / ORRORE A CANNES: IL PAGLIACCIO-PRESIDENTE RIEVOCA CHAPLIN

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C’era una volta il Festival di Cannes.

Oggi ridotto ad un baraccone per guitti & saltimbanchi d’ogni risma. E, soprattutto, passato da veicolo di grande arte e cultura a ridicolo e, soprattutto, molto pericoloso veicolo di propaganda che più becera e bellicista non si può.

Teatro delle più volgari e strampalate ‘fake news’, proprio quelle che i soloni dell’informazione proclamano ai quattro venti di voler combattere; suprema cassa di risonanza proprio per quella ‘disinformatia’ di cui vengono accusati un giorno sì e l’altro pure i russi, oggi invece abilmente e sfacciatamente gestita dal potere occidentale, con una povera Europa che non sa più che pesci prendere, stretta nella morsa infernale Usa-Gran Bretagna (ma non se ne era andato ‘affanculo’ Boris Johnson con la sua Brexit?).

Torniamo alla fresca sceneggiata sulla Croisette di Cannes.

Ad inaugurare lo storico evento che tutti i cinefili (e non solo) del mondo aspettano con trepidazione, c’è il pagliaccio oggi numero uno al mondo. L’hanno chiamato per questo? Per meriti artistici raccolti sul campo?

No, perché oggi s’è trasformato nel più nauseante prezzemolo, che s’infila in tutti i parlamenti pronti ad accoglierlo a braccia aperte, con la solita mimetica sudaticcia verde e braccioni da mostrare al popolo bue.

Avete capito bene di chi stiamo parlando, dell’Eroe dei due Mondi, del Salvatore sceso in terra a miracol mostrare, del nuovo Profeta dal quale raccogliere il Verbo per illuminare il nostro Cammino verso il Futuro: Volodymyr Zelensky, un guitto diventato nel 2019 presidente dell’Ucraina solo grazie ai soldi (miliardi di dollari a palate) dell’oligarca-criminale (e ricercato perfino negli USA!) Ihor Kolomoisky che gli ha regalato una reggia da 35 milioni di dollari a Miami, in Florida, e da 4 milioni e mezzo, tanto per gradire, in Versilia, Toscana.

Ed ecco spuntare la sagoma del Patriota Zelensky sul maxischermo di Cannes, per dare in via alla Kermesse. Una autentica “chiamata alle armi”, la sua.

Accolto da una standing ovation ha così recitato: “Chiedo al cinema di non restare muto”. “Alla fine l’odio scomparirà e i dittatori moriranno. Siamo in guerra per la libertà”, scimmiottando le parole chapliniane da ‘Il grande dittatore’.

Povero Charlot, poteva mai ricevere un insulto peggiore? In quali mani profane è mai finito? C’è solo da sperare che non faccia la trottola nella sua tomba.

Non contento, il Vate ucraino ha proseguito: “Serve un nuovo Chaplin che dimostri che il cinema oggi non è muto. Noi continueremo la lotta, perché non abbiamo altra scelta. E sono convinto che il dittatore perderà”.

Poi, pensoso ma fiducioso, sempre il Vate interroga e s’interroga: “Ma il cinema starà zitto o parlerà? Il cinema può stare fuori da questo?”.

Non s’è contentato, il Profeta de noantri (e degli ucraini) a tirare in ballo ‘Il grande dittatore’, perché poi nella estenuante comparsata ha rievocato anche alcune parole di ‘Apocalipse  Now’: “Mi piace l’odore del napalm al mattino”. Per il tripudio di tutti i guerrafondai del mondo, dei capitani d’industria (militare),

di Joe Biden e dei suoi scagnozzi al Dipartimento di Stato, i quali sognano un conflitto senza fine, “fino all’ultimo ucraino”, come è ormai la parola d’ordine che circola da settimane alla Casa Bianca.

Ma ci rendiamo conto in quale mondo capovolto ormai stiamo vivendo?

In quale universo distopico siamo ormai ristretti e costretti, in un perfetto ‘democratico’ stile Usa (Guantanamo docet), a sopravvivere?

Un solo interrogativo, piccolo piccolo.

Rammentate un Festival di Cannes in cui abbiamo mai preso la parola palestinesi massacrati dagli israeliani, oppure vietnamiti irakeni, afghani, yemeniti bombardati e trucidati dalle sempre democratiche, e ‘chirurgiche’, bombe USA? Abbiamo rammentato solo alcune tra le popolazioni finite sotto i missili o il napalm (che tanto piace a mister Zelensky): per la storia, sono 59 i conflitti oggi nel mondo, con gli Usa in pole position. E la storia degli States è molto, molto ‘giovane’…

 

 

P.S.  Ricordate uno dei migliori film di Woody Allen (e forse per questo mai riproposta via Rai o Mediaset), ‘Zelig’? Stupendo, da far pensare e anche da far morire dal ridere, allo stesso tempo. Indimenticabile.

E oggi Zelensky cerca di vestire i panni proprio di Zelig: compare ovunque e comunque. Solo che, come detto, Zelig era un personaggio sul quale riflettere, e le sue ‘comparsate’ (o rocambolesche apparizioni) erano impregnate di un’ironia profonda.

Quelle del guitto Zelensky (da flop perfino il suo ‘Servant The People’ su ‘La7’) fanno veramente piangere. Penose. Vomitevoli.

Però da Croisette. Per favore, chiamate il 113 francese…

Ma forse, per terminare il Festival nel modo in cui è tragicamente cominciato, perché non chiudere con un concerto-parata del ‘Battaglione Azov’, tanto per rievocare i tempi dell’ormai caro e supersdoganato Adolf?

 

 

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27 Marzo 2022 di Andrea Cinquegrani

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