No, alle bugie che hanno gambe lunghe

Condividi questo articolo

Nessun dubbio, il giornalismo della destra, che s’aggrappa al consenso del neofascismo per occupare spazi pubblici e privati dell’informazione e si tinge spudoratamente di nero, nero come le camicie degli avanguardisti mussoliniani, con una giravolta da contorsionista invocherà il sacro principio della libertà di pensiero per raccontare l’ostracismo annunciato dal pianeta dei talk show serali, che potrebbero essere disertati dagli opinionisti per non coesistere con esponenti di rango filorussi, a cui i conduttori italiani hanno concesso di esibirsi in comizi di propaganda, smaccatamente intrisi di menzogne. I ‘casi’ sono noti: la reiterata ospitalità della Berlinguer concessa a Orsini, che ha soddisfatto la sua libido di protagonismo, l’affettuosa accoglienza di Formigli al Santoro russofono. Vanno ben oltre le inaudite performance del ministro deli esteri russo Lavrov e di Nadana Fridrikson, giornalista del ministero della Difesa russo, liberi di sparare falsità senza contraddittorio. Oltrepassato il limite della tolleranza, che  ribaltarebbe la responsabilità della guerra in Ucraina, l’indignazione generale ha indotto Nona Mikelidze, Nathalie Tocci e Andrea Gilli a rifiutare l’invito di Floris per il suo ‘Di martedì’. La decisione ha innescato un meccanismo di rivolta molto simile al veto di dar voce ai No Vax, al loro delirio di scempiaggini, responsabili di vittime del Covid per mancata vaccinazione. Gilli (docente al Defence College, scuola militare internazionale della Nato): “Ci si può confrontare su opinioni, interpretazioni, soluzioni: non con chi diffonde dati falsi preparati direttamente dall’ufficio propaganda del Cremlino. È una questione di rispetto verso giornalisti, ricercatori e docenti russi che rischiano il carcere per il loro dissenso”. Nota di alleggerimento: la giornalista filo Putin, durante il suo comizio si è lamentata: “Non mi lasciate rispondere, questa è censura di una televisione europea”. Ha riso lo studio Tv, ma c’era poco da ridere.  La lagnanza veniva dalla Fridrikson, che finge di ignorare la repressione del dissenso, della libertà, dei suoi colleghi uccisi o incarcerati. Contestata anche la Gruber di ‘Otto e ½’. Marta Ottaviani (‘Brigate Russe’) ha detto no al suo invito. Insomma, “Mai più in tv coi propagandisti russi”, inedita forma di disobbedienza civile destinata a mettere in crisi il circo Barnum di strateghi e opinionisti sponsorizzati da Putin. Il Pd, dopo il comizio di Lavrov su Rete4,  ha suggerito ai suoi parlamentari di disertare le trasmissioni che offrono la ribalta a politici e giornalisti colpiti dalle sanzioni Ue. Ben fatto, ma è un’iniziativa in controtendenza rispetto al suggerimento di antica data, ignorato, di impedire la propaganda filo-centrodestra (ultra berlusconiana) di ‘Porta a porta’, che Vespa non avrebbe potuto gestire se la sinistra avesse rifiutato di partecipare, impedendo il rispetto tassativo della ‘par condicio’. I vantaggi autopromozionali hanno prevalso e purtroppo potrebbero interferire anche sul boicottaggio di programmi giornalisticamente scorretti sull’Ucraina. Canton Tower

Niente ‘Di martedì’ per Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali di Roma. Non parteciperà neanche a Piazza Pulita, finché ci sarà spazio per talk show che offrono spazio a politici e giornalisti vicini al Cremlino: “C’è qualcosa di bizzarro nel fatto che tutto d’un tratto siano emersi ‘esperti’”, come Orsini, mai visti né sentiti prima”. Mikhelidze, ricercatrice georgiana dello Iai: “I propagandisti danno notizie false, citano eventi inesistenti”.

Condividi questo articolo

Lascia un commento