Gli affari in Cina di Hunter Biden dovrebbero far suonare campanelli d’allarme

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Di Frank Fang

Con l’avanzare dell’indagine federale su Hunter Biden, i suoi intricati rapporti d’affari, in particolare quelli legati alla Cina, stanno subendo un esame più approfondito.

L’autore Peter Schweizer, che ha scritto il libro «Red-Handed: How American Elites Get Riching Helping China Win», ha recentemente suggerito a Epoch Times un semplice paragone per comprendere la gravità delle attività commerciali di Hunter Biden.

Secondo Schweizer, durante la Guerra Fredda, se la famiglia di Jimmy Carter o Ronald Reagan avesse ricevuto milioni di dollari da uomini d’affari russi collegati al Kgb, questo avrebbe fatto risuonare «campanelli d’allarme»: «È quello che è successo qui. Tutto ciò che stiamo facendo è sostituire il Kgb con il Ministero della Sicurezza di Stato cinese (Mss). È la stessa identica storia e dovrebbe far scattare lo stesso esatto campanello d’allarme».

I dubbi sulla famiglia Biden nascono da un laptop danneggiato che è stato lasciato in un’officina di riparazione a Wilmington, nel Delaware, nell’aprile 2019. Il proprietario del negozio, che ha affermato che il cliente del laptop non è mai tornato per recuperarlo, ha fatto una copia del disco rigido per l’avvocato dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, Robert Costello.

In vista delle elezioni presidenziali del novembre 2020, il New York Post e le commissioni del Senato sono stati tra i primi a ottenere e rivedere le e-mail sul disco rigido, che rivelano come Joe Biden, suo fratello James e suo figlio Hunter fossero coinvolti in vari affari esteri con imprese, in Paesi come Ucraina, Russia e Cina. All’epoca, molti media hanno screditato le rivelazioni definendole «disinformazione russa» e la notizia è stata bloccata dalle piattaforme dei social media.

Il Washington Post e il New York Times hanno confermato l’autenticità delle e-mail e pubblicato i primi resoconti giornalistici relativi al laptop di Hunter solo il mese scorso.

«È molto evidente che in base al laptop, i Biden abbiano ottenuto circa 31 milioni di dollari da una serie di accordi avvenuti a partire da quando Joe Biden era vicepresidente degli Stati Uniti. E quegli accordi sono avvenuti per gentile concessione di quattro uomini d’affari cinesi», ha detto Schweizer. Tutti e quattro gli uomini d’affari cinesi erano «direttamente collegati» ai più alti livelli dell’intelligence cinese.

Il fatto che questi uomini d’affari cinesi volessero parlare con i Biden è interessante, secondo Schweizer, dal momento che questi ultimi non hanno portato capitali o investitori al tavolo, cosa che farebbero le società di investimento finanziario.

Sicuramente anche gli uomini d’affari cinesi non erano filantropi, ha aggiunto. La domanda è quindi: cosa volevano in cambio? «Se si guarda al gruppo di chi ha fornito i fondi ai Biden e al fatto che i Biden non hanno davvero fornito nulla di tangibile in cambio, questo ha tutti i segni della ‘cattura d’élite’ e di un’operazione di intelligence cinese».

Legami

Secondo il suo libro, uno degli uomini d’affari cinesi era un magnate cinese di nome Che Feng, che ha aiutato Hunter Biden e i suoi soci a concludere un accordo che coinvolgeva un fondo di investimento cinese chiamato Bohai Harvest Rst (Bhr). Schweizer ha detto che l’accordo gli ha fruttato circa 20 milioni di dollari.

Rosemont Seneca Partners, una società di consulenza e investimento statunitense co-fondata da Hunter Biden, è diventata uno degli azionisti di Bhr, che è stata costituita a Shanghai nel 2013. Di conseguenza, Hunter ha ottenuto un seggio non retribuito nel consiglio di Bhr. Nell’ottobre 2019, George Mesires, l’avvocato di Hunter Biden, ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che il giovane Biden aveva deciso di dimettersi dal suo seggio nel consiglio di amministrazione di Bhr.

Hunter Biden deteneva una partecipazione del 10% in Bhr, ma l’ha ceduta a novembre dello scorso anno, secondo quanto detto dal suo avvocato al New York Times.

Secondo il libro era partner commerciale di Ma Jian, che era allora viceministro dell’Mss cinese e secondo quanto riferito era a capo dell’ufficio n. 8 del Ministero, che prendeva di mira gli stranieri con il suo apparato di controspionaggio. È stato viceministro della sicurezza di Stato dal 2006 al gennaio 2015, quando è stato posto sotto inchiesta del Partito per corruzione, nel mezzo di una vasta campagna anticorruzione avviata dal leader cinese Xi Jinping nel 2012. È stato condannato all’ergastolo nel dicembre 2018, dopo essere ritenuto colpevole di aver accettato tangenti, di aver condotto operazioni di insider trading e aver concluso affari «coercitivi».

Prima della sua caduta politica, Ma era un membro chiave di una fazione politica fedele all’ex leader del regime cinese Jiang Zemin. La cosiddetta fazione Jiang è nota per essersi opposta alla leadership di Xi.

Che Feng, che è anche il genero di Dai Xianlong, l’ex governatore della banca centrale cinese, è stato anche nominato nei Paradise Papers del 2017 per aver guadagnato circa 14,6 milioni di dollari in azioni privilegiate attraverso la sua società offshore registrata nelle Isole Vergini britanniche tra 2009 e 2013. Secondo i media cinesi, Che è stato posto sotto inchiesta nel giugno 2015. «[Che, ndr] sarebbe svanito dall’accordo [Bhr, ndr] dopo che lui e Ma furono arrestati e accusati rispettivamente di riciclaggio di denaro e corruzione. Ma la collaborazione tra Hunter e i funzionari cinesi era in atto».

 

Offerte

Schweizer ha detto di aver scritto nel suo libro come alcuni accordi fatti dalla Bhr stessero «avvantaggiando lo Stato cinese nella sua concorrenza con gli Stati Uniti».

Uno di questi accordi avrebbe comportato l’acquisto di una partecipazione da parte di Bhr in una società nucleare statale cinese chiamata China General Nuclear Power Corporation (Cgn). L’investimento è stato effettuato «entro un anno» prima che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (Doj) accusasse la Cgn di spionaggio nucleare.

Nell’aprile 2016, il Doj ha aperto un atto d’accusa contro la Cgn e il suo ingegnere Allen Ho per cospirazione volta a impegnarsi e partecipare illegalmente alla produzione e allo sviluppo di materiale nucleare speciale al di fuori degli Stati Uniti, senza l’autorizzazione del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.

Ho, un cittadino statunitense naturalizzato nato in Cina che deteneva la doppia residenza in Delaware e in Cina, è stato condannato a due anni di carcere per aver violato l’Atomic Energy Act degli Stati Uniti nell’agosto 2017.

Un altro accordo ha coinvolto la Bhr e il suo partner cinese Avic Auto nell’acquisizione di Henniges nel 2015, un produttore statunitense di tecnologie antivibranti con applicazioni civili e militari. Avic Auto è una consociata dell’Aviation Industry Corporation of China (Avic) di proprietà statale cinese.

Schweizer ha affermato che l’acquisizione era «sospetta» dato che l’Avic «ha una lunga storia di spionaggio negli Stati Uniti».

Il Pentagono ha identificato sia Cgn che Avic tra molte società cinesi che hanno legami con l’esercito cinese. L’Avic è attualmente anche nella lista nera.

Avic ha beneficiato di una campagna di hacking dal 2010 al 2015 condotta da hacker associati a Mss, durante la quale diverse società statunitensi, tra cui Honeywell e General Electric, sono state violate, secondo un rapporto del 2019. La campagna ha consentito alla società per azioni di Avic, Aecc, di produrre sul mercato interno un motore aeronautico simile a un design straniero.

«Quindi il succo è che ci sono implicazioni molto serie per questi accordi», ha detto Schweizer. «Non ho mai visto niente del genere che coinvolga una famiglia politica così importante».

L’avvocato della Casa Bianca e di Hunter Biden, Chris Clark, non ha risposto in tempo utile a una richiesta di commento.

Scoperte

Di recente, sono emerse ulteriori informazioni sulle attività commerciali all’estero di Hunter Biden. Si è scoperto che aveva cercato di mediare un accordo petrolifero da 120 milioni di dollari nel 2014 e nel 2015 tra una compagnia petrolifera statale cinese e il primo ministro del Kazakistan in quel momento, secondo quanto riportato a febbraio dal Daily Mail, che ha citato e-mail ottenute dal suo presunto laptop abbandonato. Anche la compagnia cinese, la State China National Offshore Oil Corp. (Cnooc), è stata nominata dal Pentagono in quanto avente legami con l’esercito cinese ed è anche attualmente nella lista nera degli investimenti statunitensi.

A marzo, Chuck Grassley (R-Iowa) e Ron Johnson (R-Wis.) hanno presentato documenti bancari all’aula del Senato che mostrano che Cefc China Energy, una società ora defunta, aveva effettuato pagamenti a Hunter Biden.

Le e-mail trapelate e recentemente esaminate da Fox News e dal New York Post hanno mostrato che James J. Bulger, il nipote dell’ormai deceduto boss del crimine di Boston James «Whitey» Bulger, ha svolto un ruolo attivo nelle attività commerciali di Hunter Biden in Cina. Un’e-mail del 2014 discuteva di un potenziale incontro tra Bulger, Hunter Biden, il co-fondatore di Rosemont Seneca Devon Archer e l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti in quel momento, per parlare di un fondo cinese.

Il procuratore degli Stati Uniti David Weiss sta attualmente indagando su Hunter Biden per possibili violazioni fiscali, ma poco è stato rivelato al pubblico a parte il fatto che non è stato accusato di alcun crimine.

Il 13 aprile, 16 legislatori della Camera repubblicana hanno inviato una lettera congiunta al procuratore generale Merrick Garland, chiedendo al Dipartimento di giustizia di informare il Congresso sulle indagini di Weiss su Hunter Biden: «Il Congresso ha l’obbligo costituzionale di controllare il ramo esecutivo e l’obbligo morale di esaminare se il Presidente degli Stati Uniti o qualsiasi alto funzionario della sua amministrazione sia eticamente compromesso o leso», si legge nella lettera.

Schweizer ha affermato che la chiave dell’indagine è scoprire cosa abbia ottenuto la Cina da Hunter Biden: «Potrebbero averlo sfruttato e usato come fonte di intelligence, ricattarlo. Quelle sono le aree in cui penso che l’indagine debba procedere. Ora, la prossima domanda è: cosa stava ottenendo [la Cina, ndr] in cambio dei suoi soldi?».

FONTE
https://www.epochtimes.it/news/gli-affari-in-cina-di-hunter-biden-dovrebbero-sollevare-campanelli-dallarme/
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