Carlo, finalmente figlio di Rossi e di Bianchi

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A piccoli, a grandi passi, l’Italia si adopra per cancellare dalla sua giovane democrazia ogni discrimine ereditato da società patriarcali, classiste, disseminate di sperequazioni, che la Costituzione repubblicana impone di cancellare per tagliare senza ulteriori ritardi il traguardo dell’auspicata parità.  Mancano importanti tasselli, è fuori di dubbio: differenze uomo-donna della retribuzione di lavori identici, ostacoli per le donne di accedere a ruoli di prestigio in politica, ai vertici dell’industria, disparità di remunerazione dello sport al maschile e al femminile (esempi clamorosi nel calcio, nel tennis). In ingiustificato contrasto con il detto popolare ‘mater semper certa est’, che metterebbe in dubbio la paternità (prima dell’infallibile test del Dna) e fino alla decisione della Corte Costituzionale (l’annuncio è di oggi) era legittima l’automatica attribuzione del cognome del padre ai figli nati nel matrimonio, fuori di esso, agli adottivi. D’ora in poi padre e madre, ma anche i figli stessi, decideranno se aggiungere al nome di battesimo il cognome dei due genitori o quale dei due. La storica svolta che infrange un caposaldo del sessismo maschilista, merito della Corte, premia la tenacia, la determinazione di due coppie del nord e del sud, di Lagonegro e Bolzano, che hanno posto alla Consulta la delicata questione del diritto a completare le generalità dei figli con il cognome della madre. La richiesta è stata accolta ieri e cancella la discriminazione nel definire l’identità.  ‘Svolta di civiltà’ è il titolo che Marta Cartabia, fra tanti, ascrive al processo di eguaglianza di genere delle famiglie, che vale l’adeguamento alla giurisdizione europea. Il testo della decisione, nemmeno a dirlo, è firmato da Emanuela Navarreta, componente donna della Corte presieduta da Giuliano Amato.  Rimane da affrontare qualche dettaglio, ad esempio come comportarsi se uno de due genitori ha già un doppio cognome e il figlio un nome doppio. Esempio, di assoluta fantasia: Carlo Alberto Giuliani Pintozzi Gagliardi Pontremoli. Sono tanti e famosi gli uomini e le donne che hanno anticipato la decisione della nostra Corte Costituzionale.  Li elenca ‘la Repubblica’: Eric Clapton, Antonio Banderas, il famoso campione di scacchi Kasparov, Marilyn Monroe, il pilota Ayrton Senna. Esulta, con giustificata soddisfazione Elena Stancanelli: “Passaggio cruciale, è la fine di un ordine gerarchico dei ruoli di genitori, sbilanciato nella componente paterna”.  Un passo avanti, appunto, ma come giustificare lo stop allo ‘ius soli’ che nega a chi italiano di fatto, di ottenere la cittadinanza del nostro Paese, nonostante sia saldamente radicato nella terra dove studia, lavora, paga le tasse, rispetta le leggi, dove si sente italiano? Come tollerare che ci sia ancora chi in divisa o in toga insinua che stupri e violenze sulle donne si possano commentate con un esecrabile “E dai, ammettilo, ci stavi, eri consenziente…”. Come accettare che non passa giorno senza un femminicidio, provocato dalla subcultura di maschi padroni della vita e della morte delle loro donne?

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