“…È questo il fiore del partigiano, morto per la libertà…”

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È una perla di rara purezza, per la sua perfezione, la sfericità da ‘O’ di Giotto, l’idea nobile di chi l’ha pescata nel breve tratto di mare libero da isole di plastica, simbolico parallelo della televisione spazzatura che pervade la trama delle reti pubbliche e ancor più le private: lo spazio televisivo di cui parliamo riempie il tempo dei Tg assoggettati all’influenza del potere politico e lo fa con intelligenza, gusto, offerte seriali di interessi altrove trascurati. Il via intorno alle 20, il the end alle 20 e 40, minuto prima, minuto dopo, seguito dalla milionesima puntata di ‘Un posto al sole’, che in tarda età denuncia vistosi cali di qualità della sceneggiatura e intrecci ‘amorosi’ extra matrimoniali diseducativi, perché illeciti, ma soprattutto l’ardua difficoltà di sostenere il racconto della famiglia ‘allargata’, che senza frequenti corse al pronto soccorso dell’ospedale sarebbe a corto di trama e ordito. A nobilitare i quaranta minuti, che precedono la fiction, provvede da decenni la strepitosa invenzione di Ghezzi, l’intramontabile ‘Blob’. A seguire i racconti di alta qualità dell’Italia di eroi del nostro tempo, di persone speciali, di luoghi che non godono di visibilità, cioè di Tv alternativa alla paccottaglia trash di interi pomeriggi sprecati in orge di gossip, indagini pseudo poliziesche di omicidi il più efferati possibile, di processi salottieri, con il saltellare da un canale all’altro dei soliti noti senz’arte né parte, eletti a opinionisti.

È corposo l’elenco delle proposte di Rai3 per il suo preserale e sarà il caso di proporlo, ma da subito merita trenta e lode il giornalismo alla Biagi di Gad Lerner. In concomitanza con il 25 Aprile, si sono rivelate da antologia di buona Tv le accorate interviste ai sopravvissuti che hanno rischiato la vita per liberare il Paese dal nazifascismo. Quasi da non credere: partigiani in età prossima o oltre i cento anni d’età, fanno rivivere il film della Resistenza, il coraggio, l’eroico patriottismo di chi l’ha vissuta, con sorprendente lucidità giovanile. Aperto il diario, è apparsa immutata nel racconto di uomini e donne della Resistenza la determinazione a cancellare le pagine buie del famigerato Ventennio, dell’ignobile alleanza italo-tedesca.

Morale della favola: la didattica italiana è obsoleta. Nessuna riforma ha provato ad anteporre la storia del novecento agli interessi archeologici per le Guerre Puniche. In un Paese di democrazia giovane, della repubblica nata dalla Resistenza, la scuola dovrebbe rinnovarsi, anche con la proiezione   capillare di rubriche, come ‘Passato e presente’ di Rai Storia (Paolo Mieli) e ‘La scelta. I partigiani raccontano’ (Gad Lerner). Cosa si oppone a questa lapalissiana richiesta di scuola moderna, in sintonia coni tempi? Ovvio, la logica del compromesso, che incombe sulle scelte dei partiti e condiziona  la didattica, il Tv system, il giornalismo, il Parlamento.

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