Arma tu, che armo io

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Circola nell’opinione pubblica più avvertita del nostro Paese che sia consistente ma sotto silenzio il numero di guerre in corso, in gran parte provocate da produttori ed esportatori di armi. L’Ong, Armed Conflict Location & Event Data Project (Acled), specializzata nella raccolta, nell’analisi e nella mappatura dei conflitti, rivela che al 21 marzo 2022 se ne possono contare 59. Ultimo e più aspro, devastante, coinvolgente mezzo mondo, è il conflitto in Ucraina. Fantapolitica addebitare il fenomeno al gigantesco business delle armi? Nella classifica dell’export mondiale gli Stati Uniti svettano con la percentuale del 38,6% del totale. Producono armi per 24.910 milioni di dollari e ne esportano come nessun altro. Chiaro perché il settore è in grado di condizionare l’elezione del Presidente, la sua politica estera, la responsabilità diretta nel fomentare conflitti in mezzo mondo, come la vergognosa aggressione al Vietnam? La Russia è seconda con il 18,6 % di export, l’Italia, non è una classifica consolante, è nona dopo Israele, Spagna, Regno Unito, Cina, Germania, Francia. Inorgogliti per il successo del made made in Italy (arte, moda, gastronomia) proviamo a nascondere i dati sulla fornitura di armi, vendute anche al terrorismo, a Paesi tutt’altro democratici: mine antiuomo (ora vietate, ma sostituite dalla nuova dizione di ‘mine intelligenti)’, elicotteri da combattimento, navi militari, bombe,  missili, mezzi blindati, artiglieria. Chi ne parla in Italia? Argomento tabù e chi se ne frega se una legge dello Stato, sistematicamente disattesa, vieta l’esportazione di armi a Paesi in conflitto o i cui governi violano le convenzioni internazionali per i diritti umani, come la Turchia, nostro affezionato cliente. L’anno scorso abbiamo venduto armamenti ad 80 Paesi: a Qatar (1,92 miliardi), Pakistan (682 milioni), Turchia (362 milioni), Emirati Arabi Uniti (220 milioni), Egitto, Afghanistan, Iraq, Marocco, Nigeria. Tra i principali destinatari figurano nazioni belligeranti, monarchie assolute, regimi che non rispettano i diritti umani, governi fortemente repressivi. Chi garantisce che le armi inviate in Nigeria non finiscano anche nelle mani del gruppo terroristico Boko Haram?

La nostra florida industria di armamenti dà lavoro a circa 150.000 persone. La più importante è ‘Leonardo’, (con oltre 3,2 miliardi), controllata al 30% dallo Stato. È di 2.548 milioni di euro il giro d’affari dell’esportazione di armi nei paesi islamici sul totale di 6.745 milioni di euro. Ogni 100 euro incassati dalle imprese del made in Italy, 40 ci arrivano dal mondo islamico. Tra i fornitori dell’Italia il Qatar, possibile finanziatore di gruppi jihadisti e terroristici. Tutto questo testimonia come il made in Italy delle armi sia stato coinvolto nella corsa agli armamenti delle guerre in Medio Oriente e che forse ha influenzato la decisione di fornire armi all’Ucraina. Nel 2021 movimenti del settore per 14 miliardi di euro!

Quanto c’è degli Usa ‘top produttori di armi’ nella trasformazione di Biden, da timido presidente a violento guerrafondaio, quanto ne profitta Zelenski per ottenere armi dagli States? Ecco una ragione non secondaria, che spiega la previsione della pace purtroppo lontana.

Orrori, che guerra è questa dell’Ucraina…Intercettazione telefonica di un lui, Roman, giovane soldato russo con una lei, la giovane moglie Olga: “Vai e stupra le ucraine”, “Ma davvero posso?”, “Sì, ma usa il preservativo”. Non è dato sapere se Roman ha dato seguito al via libera della moglie, ma quanto intercettato è orrido e conferma che lo stupro è ‘prassi’ anche di una guerra fratricida. Purtroppo ci ricorda comportamenti analoghi di soldati in divisa americana che in Italia parteciparono alla liberazione.

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