Vie d’uscita dal micidiale stallo?

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Una domanda circola in sordina nel mondo degli esperti geopolitici a trecentosessanta gradi: è la scelta giusta assecondare l’euforia di Zelenski, la convinzione di sconfiggere la Russia? Il progetto contro-aggressivo  del presidente ucraino è sostenuto da: l’evento per Putin disastroso della sua nave ammiraglia finita in fondo al mare, l’evidente fallimento della promessa “In cinque giorni liquidiamo l’affare Ucraina”, l’imprevista compattezza del blocco ‘nemico’ occidentale, le migliaia di giovani soldati russi uccisi in guerra, l’apertura dell’accertamento chiesto dal tribunale speciale dell’Aia sul presunto genocidio della Russia, la svolta di  Svezia e Finlandia che chiedono di entrare nella Comunità Europea, i preliminari dell’adesione dell’Ucraina, la solidarietà mondiale alle vittime di stragi disumane,  l’esodo in massa specialmente di donne, bambini, anziani, disabili’, la pioggia di missili su ospedali, edifici civili, supermercati, monumenti, teatri, la violenza su persone inermi, le donne deportate in Russia,  stuprate. Sono tutte pagine di una guerra che non si avvia a concludersi con una trattativa di pace e infliggerà all’umanità le conseguenze dell’annunciata recessione, nella contemporanea presenza del vulnus all’economia mondiale provocato dalla pandemia. Non c’è risposta alla domanda “La baldanza di Zelenski, legittimata dall’Occidente, che lo innalza in vetta al consenso di cui godono i leader mondiali, le pagine di eroismo dei suoi eroici resistenti, inducono l’Ucraina a progetti di grandeur, fino all’umiliazione della ‘grande Russia’, fino a immaginare una resa senza condizioni di Putin, del suo megalomane revancismo, dell’illusione di reintegrare impunemente gli ex satelliti dell’Urss nel dominio della Confederazione russa?” Fosse confermato questo stato di euforia nazionalista di Zelenski, la parola ‘pace’ finirebbe per appartenere solo alla severa spiritualità di Papa Francesco: è questo sarebbe il futuro prossimo del mondo, dei Paesi leader, che ‘in caso di necessità’ non fanno mistero di ricorrere ad armi chimiche, droni kamikaze, missili devastanti di ultima generazione, bombe ‘a grappoli’, mine anti uomo, ordigni nucleari. Danni gravi per tutti: rischiamo la crisi industriale per deficit di energia, il default alimentare per il mancato import di grano, di fertilizzanti. Si delinea lo spettro della recessione economica, l’inasprimento dei rapporti tra blocchi occidentale e orientale, l’ulteriore impoverimento di aree della Terra già ai limiti della sopravvivenza. Rischiare tutto questo o calmare l’‘ira funesta’ di Zelenski e trattare con Putin un esito della guerra che non sia per lui mortificante? Proposta ‘decente’, sempre che Biden smetta di cavalcare l’onda emotiva dell’aggressione di Putin, di pescare nell’elettorato  americano di destra, che l’Europa si opponga alla subordinazione passiva alla politica guerrafondaia degli Usa, che la Cina concluda l’annessione politica ed economica dell’ ‘amica Russia’ e imponga la fine delle ostilità, che Zelenski accetti la vocazione russofona del Donbass e non aggredisca la Germania, che se bloccasse il rifornimento di gas russo finirebbe nel baratro di una crisi epocale.

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