LE ANALISI DI DUE AUTOREVOLI MILITARI / ECCO CHI VUOLE LA GUERRA E PERCHE’

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I politici sono sempre più genuflessi davanti ai diktat dello Stato Padrone, gli USA, mentre sul fronte militare il fronte è assai meno compatto, e risuonano autorevoli voci di aperto dissenso sul conflitto in Ucraina.

Succede sia negli Stati Uniti che a casa nostra.

Il Pentagono dei militari, infatti, è per il dialogo, la trattativa, mentre il Dipartimento di Stato guidato dal falco Tony Blinken e la maggioranza del Congresso Usa gettano benzina sul fuoco e vogliono che la guerra duri il più a lungo possibile.

Stesso copione da noi, con tutti i partiti praticamente allineati e coperti lungo la linea Draghi, per un appoggio incondizionato all’Ucraina a botte di armi e missili, in pole position un Enrico Letta più bellicoso che mai.

Al contrario, non pochi graduati eccellenti, che hanno ricoperto importanti ruoli addirittura in ambito NATO, mettono in guardia da tutti i rischi di una guerra senza fine e vanno alla ricerca delle vere origini del conflitto.

Settimane fa vi abbiamo proposto la stimolante analisi del generale Fabio Mini (potete rileggerla cliccando sul link in basso), adesso è la volta di un alto ufficiale italiano, Antonio Li Gobbi, e di un ex ufficiale dell’intelligence del corpo dei Marines, Scott Ritter.

Partiamo da Li Gobbi. Il quale ha appena rilasciato un’intervista a ‘il Fatto quotidiano online’significativamente titolata “Gli Usa sfruttano la guerra per sbarazzarsi di Putin e mandare un segnale alla Cina e al mondo. Ma la ‘loro’ NATO non ha più l’appeal di 30 anni fa”.

 

Prima di tutto vediamo chi è Li Gobbi.

Nato a Milano nel 1954, ha studiato alla celebre accademia militare partenopea ‘La Nunziatella’. Quindi ha frequentato il ‘Royal Military College of Science’ britannico.

Ha partecipato a numerose missioni ONU in Siria ed Israele.

Con la divisa della NATO in occasione di missioni in Bosnia, Kosovo e Afghanistan: per quest’ultima ha ricoperto l’incarico di sottocapo di Stato Maggiore operativo a Kabul.

Antonio Li Gobbi

Sempre in ambito NATO è stato, tra l’altro, Direttore delle Operazioni per lo Stato Maggiore Internazionale NATO a Bruxelles.

Ecco un illuminante intervento firmato da Li Gobbi, pubblicato il 10 aprile sul sito di geopolitica ‘Analisi-Difesa’ e intitolato “In Ucraina si combattono tre guerre parallele”.

La guerra in Ucraina vede oggi combatter ben tre conflitti, che coinvolgono diversi protagonisti che ricorrono a strumenti differenti e soprattutto con obiettivi tra loro ben distinti.

Conflitti che sembra non tutti riescano o vogliano vedere, avvolti come siamo nella nebbia della propaganda e della disinformazione, e soprattutto nella superficialità di stringere lo zoom della nostra visuale su ciò che più può attrarre l’interesse di un pubblico incline più alla tifoseria da stadio che all’approfondimento.

Vi è indubbiamente un conflitto sanguinoso e violento tra le armate russe e ucraine, un conflitto combattuto sia con armi letali sia con maestria nella gestione della comunicazione. In questo conflitto si sta esprimendo una crudeltà che, giustamente, ci stupisce e ci indigna.  Una crudeltà, una barbarie, una violenza di cui pensavamo che l’essere umano non fosse più capace. O quanto meno che non ci aspettavamo di riscontrare oggi in Europa.

 

Difficile ritenere che la guerra possa terminare presto perché i russi non accetteranno di perdere e gli ucraini sono convinti (a torto o a ragione è da vedere) che se resistono prima o poi gli USA e la NATO entreranno in guerra al loro fianco, capovolgendo l’esito dello scontro militare. Ma questo, per utilizzare una terminologia militare, rappresenta solo il livello “tattico-operativo” di quanto sta avvenendo in relazione alla crisi ucraina.

Vi è poi un livello che definirei “strategico”. Ovvero la guerra in atto tra USA e Russia. Si tratta di una guerra combattuta sia sul terreno (in questo caso per gli USA si tratta di una guerra per procura che Washington combatte utilizzando i soldati ed i civili ucraini) sia con la gestione della comunicazione sia con armi economiche (le sanzioni).

In questa guerra gli USA si avvalgono anche della NATO e della UE, che si sono immediatamente e convintamente schierate al fianco di Kiev e di Washington.

È chiaro, peraltro, che gli obiettivi ai due lati dell’Atlantico siano fondamentalmente diversi. Per alcuni stati Europei (Italia, Francia, Germania, Spagna) l’obiettivo sembrerebbe essere di giungere a una rapida de-escalation del conflitto facendo in modo da evitarne l’allargamento ai paesi NATO.

Ovvero, auspicano il conseguimento in tempi brevi di una pace stabile. Inutile evidenziare che affinché la pace possa essere “stabile” nessuna delle due parti sul terreno (Ucraina e Russia) dovrebbe risultare “visibilmente” sconfitta.

 

Per Washington, invece, l’obiettivo è radicalmente diverso: si tratta di sfruttare il conflitto ucraino per decapitare le eccessive ambizioni di tornare ad essere una “grande potenza” manifestate dalla Russia putiniana, favorire un “regime change” a Mosca, rinsaldare e rinvigorire la NATO (che stava dando evidenti segni di stanchezza) anche al fine di utilizzarla in futuro in funzione anticinese.

A tali obiettivi, in una visione che potrebbe apparire cinica, possono aggiungersi quelli di azzoppare la locomotiva economica europea (di cui Washington non gradisce la competizione) e far accantonare qualsiasi ambizione di autonomia strategica UE che possa minare l’unicità della NATO.

Evidente che gli obiettivi USA non possano essere conseguiti senza prima una “tangibile” sconfitta russa. Ciò può richiedere l’escalation dei combattimenti e soprattutto tempo, cioè mesi o forse anni.

 

Facilitare una soluzione negoziale non appare certamente coerente con gli obiettivi di Washington che vuole la caduta di Putin e quindi una sua sconfitta sonante. Lo stesso ampio ricorso a sanzioni economiche (che finora in Venezuela, Iran e Corea del Nord non hanno mai portato alla caduta del regime) indica una prospettiva di molti anni di interruzione delle relazioni economiche con la Russia. Una lunga interruzione che gli USA si possono permettere, ma che per molti paesi europei potrebbe comportare non trascurabili sofferenze al sistema produttivo)

Peraltro, vi è anche un terzo conflitto che si combatte intorno alla crisi ucraina. Un conflitto ben più importante per il nostro futuro: quello che viene combattuto a livello geo-politico tra USA e Cina.

 

È chiaro che Washington voglia inviare un messaggio a Pechino in relazione a Taiwan, far sapere ai cinesi che come gli USA sono riusciti ad aggregare una vasta coalizione per contrastare le mire russe sull’Ucraina, così saranno in grado di fare per difendere l’indipendenza di Taiwan e che anche in quel caso le armi sarebbero soprattutto di natura economico-finanziaria, armi che il Dragone forse teme di più.

Indipendentemente dal destino di Taiwan, di cui all’elettore americano medio importa relativamente, prendendo spunto dall’attacco russo all’Ucraina gli Stati Uniti stanno tentando di obbligare il mondo a scegliere con chi schierarsi: con il “mondo democratico” o con l’aggressore Putin e indirettamente con Pechino che notoriamente ha legami abbastanza solidi con Mosca.

Alla riunione dei ministri degli esteri della NATO del 6 e 7 aprile erano invitati oltre a ministri dei paesi NATO, di Ucraina, Georgia, Svezia e Finlandia anche i ministri dei principali alleati degli USA nell’Indo –Pacifico (Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Sud Corea).

Nel comunicato stampa del Segretario Generale al termine della riunione, al pericolo cinese veniva attribuito quasi tanto spazio quanto a quello russo. Ulteriore indice della volontà più volte espressa da Washington di utilizzare la NATO quale suo strumento anche nel confronto con la Cina.

Una divisione del mondo in due blocchi che si contrapporrebbero forse più con armi economiche e sanzioni incrociate che con le armi.  Si vedrà quali saranno a lungo termine gli effetti di una tale divisione, soprattutto per quei paesi, come molti europei, le cui economie sono maggiormente dipendenti dall’interscambio commerciale con paesi “non graditi” a Washington.

 

 

Passiamo allo statunitense Scott Ritter.

Potete leggere, a seguire, una lunga e interessante intervista rilasciata al reporter e scrittore Finian Cunnighan, pubblicata il 9 aprile sul sito della ‘Strategic Culture Foundation’ e riprodotta da nostro battagliero ‘comedonchisciotte’.

 

Scott Ritter

 

Domanda: Pensa che la Russia abbia avuto dei motivi validi nel lanciare la sua “operazione militare speciale” in Ucraina il 24 febbraio?

Scott Ritter: Credo che la Russia abbia articolato un ragionevole caso di autodifesa collettiva preventiva ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. La minaccia rappresentata dall’espansione della NATO e da otto anni di bombardamenti sui civili del Donbass rientrano in questa fattispecie.

Domanda: Pensa che la Russia abbia legittime preoccupazioni sul fatto che il Pentagono avesse sponsorizzato programmi per armi biologiche nei laboratori in Ucraina?

Scott Ritter: Il Pentagono nega qualsiasi programma di armi biologiche, ma ammette programmi di ricerca biologica sul suolo ucraino. I documenti requisiti dalla Russia avrebbero scoperto l’esistenza di programmi i cui dettagli potrebbero essere interpretati come applicazioni offensive di guerra biologica. Gli Stati Uniti dovrebbero essere tenuti a spiegare lo scopo di questi programmi.

Domanda: Cosa ne pensa delle accuse nei media occidentali secondo cui le truppe russe avrebbero commesso crimini di guerra a Bucha e in altre città ucraine? Si sostiene che le forze russe abbiano giustiziato sommariamente dei civili.

Scott Ritter: Tutte le denunce di crimini di guerra devono essere indagate a fondo, comprese le accuse ucraine secondo cui la Russia avrebbe ucciso dei civili ucraini a Bucha. Tuttavia, i dati disponibili sull’incidente di Bucha non supportano le affermazioni ucraine e, in quanto tali, i media dovrebbero astenersi dal fare eco a queste affermazioni, riportandole come fatti, finché non sarà condotta un’indagine adeguata sulle evidenze, da parte dei media o di autorità imparziali.

Domanda: Pensa che i presunti bombardamenti russi su un ospedale e su un teatro a Mariupol siano state provocazioni false flag?

Scott Ritter: Entrambe le località sono disponibili per un esame forense dettagliato che confermerebbe o confuterebbe le accuse ucraine secondo cui queste località sarebbero state colpite dai Russi. Dovrebbero essere raccolte altre prove, come l’esistenza di eventuali dati radar della NATO che mostrassero la presenza di aerei russi su queste due località al momento del presunto attacco. Un esame forense dettagliato di ciascun sito aiuterebbe molto a verificare o smentire le affermazioni ucraine attraverso la raccolta di frammenti e la valutazione di campioni ambientali che mostrerebbero la composizione chimica degli esplosivi utilizzati, consentendo così una migliore idea di quale arma o esplosivo sia stato utilizzato per distruggere i siti.

Domanda: I governi occidentali e i media mainstream hanno screditato gli obiettivi russi di “smilitarizzare e de-nazificare” l’Ucraina. L’Occidente dice che la Russia ha inventato o esagerato grossolanamente questi problemi come pretesto per l’invasione. Pensa che questo negazionismo dell’Occidente sia dovuto al fatto che non vuole riconoscere che la Russia potrebbe davvero avere preoccupazioni legittime e, in secondo luogo, che riconoscere tali preoccupazioni significherebbe ammettere che l’Occidente è parte del problema nella guerra in corso?

Scott Ritter: L’ironia è che l’Occidente ha documentato a fondo la penetrazione dell’ideologia nazista nelle strutture civili, politiche e militari dell’Ucraina durante e dopo il colpo di stato del Maidan, nel 2014. Questa realtà, dopo l’invasione russa, è stata deliberatamente oscurata dalle stesse fonti che ne avevano precedentemente documentato l’esistenza. Riconoscere da parte della NATO l’esistenza di questa odiosa ideologia richiederebbe alla NATO di riconoscere il ruolo che ha svolto nell’addestramento e nell’equipaggiamento del personale del reggimento Azov a partire dal 2015. La documentazione russa del suo sforzo di de-nazificazione in corso in Ucraina è fonte di continuo imbarazzo per la NATO, poiché svela il ruolo della NATO nel potenziare la militarizzazione dell’ideologia nazista in Ucraina.

Domanda: Per circa quattro mesi prima dell’intervento russo in Ucraina, l’amministrazione Biden ha continuato ad affermare che Mosca stava pianificando un’invasione. Pensa che questo sia un caso di intelligence efficace da parte di Washington o piuttosto il culmine della provocazione che ha portato all’azione militare russa in Ucraina?

Scott Ritter: Ora sappiamo che la comunità dell’intelligence statunitense, sotto l’amministrazione Biden, è impegnata in una politica di “de-classificazione” scriteriata dei dati di intelligence, allo scopo di plasmare l’opinione pubblica (con la cosiddetta tecnica di “anticipare la narrativa”). Non ci sono prove che l’intelligence relativa alla potenziale azione militare russa fosse basata su qualcosa di diverso da una speculazione politicizzata, derivata a sua volta da un’analisi grezza e fuori da ogni contesto della disposizione delle forze russe. Qualsiasi vera valutazione dell’intelligence relativa alle tempistiche di una eventuale azione militare russa avrebbe incluso l’imperativo politico interno dell’ottenimento dell’approvazione della Duma [il parlamento russo] per lo spiegamento delle forze russe al di fuori dai confini della Russia, cosa che avrebbe comportato una valida giustificazione per un’azione militare ai sensi della Carta delle Nazioni Unite. Questo avrebbe richiesto ulteriori passi politici, come la dichiarazione di indipendenza delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, e poi una petizione al parlamento russo per il riconoscimento di questa indipendenza, in modo che la Russia potesse legittimamente invocare l’articolo 51. Nessuno di questi fattori era conoscibile quando l’amministrazione Biden aveva rilasciato i suoi avvertimenti su attacco imminente, dimostrando così che l’”intelligence” derivava da speculazioni avulse dai fatti e che non era affatto intelligence.

Domanda: I media occidentali riferiscono che l’operazione militare russa sta fallendo perché non c’è stata l’invasione dell’intera Ucraina. Da esperto militare, come vede procedere l’operazione russa?

Scott Ritter: La Russia sta combattendo una campagna molto difficile, ostacolata dal vincolo autoimposto di limitare le vittime civili e i danni alle infrastrutture e dal fatto che l’Ucraina possiede un esercito molto ben addestrato, ben guidato ed equipaggiato. La Russia ha schierato circa 200.000 uomini a sostegno di questa operazione. Stanno affrontando circa 600.000 truppe ucraine. La prima fase dell’operazione russa è stata progettata per modellare il campo di battaglia a vantaggio della Russia, riducendo al contempo le dimensioni e la capacità dell’esercito ucraino di condurre offensive su larga scala. La seconda fase è incentrata sulla distruzione della principale concentrazione di forze ucraine nell’Ucraina orientale. La Russia è sulla buona strada per portare a termine questo compito.

Domanda: Quali sono i rischi di una guerra per procura degli Stati Uniti e dei partner della NATO contro la Russia, in qualche modo simile alla guerra segreta dell’Occidente in Siria o alla guerra in Afghanistan (1979-89) con l’Unione Sovietica? Ci sono notizie di legioni straniere inviate in Ucraina attraverso i Paesi della NATO. Pensa che ci sia un piano occidentale per coinvolgere la Russia in una guerra per procura allo scopo di indebolirla politicamente, economicamente e militarmente?

Scott Ritter: Il conflitto ucraino è una guerra per procura, ma stavolta la Russia è pronta a vincerla in modo decisivo. Sebbene sembri esserci un piano NATO/Occidente per coinvolgere la Russia in un “nuovo Afghanistan”, non vedo alcun rischio che questo conflitto possa protrarsi per più di qualche settimana al massimo prima che la Russia ottenga una vittoria strategica sull’Ucraina.

Domanda: C’è la pretesa arrogante, tra i governi occidentali, che si possano imporre alla Russia sanzioni economiche che abbiano un effetto simile a quello che hanno avuto, tra gli altri, con l’Iran, il Venezuela e la Corea del Nord. Ma concorderebbe sul fatto che, se la Russia iniziasse ad imporre le proprie contro-sanzioni limitando le esportazioni di petrolio e gas, l’Occidente potrebbe finire in un vortice che potrebbe devastare la sua stessa società?

Scott Ritter: La Russia ha percepito con largo anticipo la portata e l’entità delle sanzioni che sarebbero state imposte dagli Stati Uniti se avesse invaso l’Ucraina. La Russia ha preparato una propria strategia di contro-sanzioni che, non solo le permetterà di superare le sanzioni occidentali, ma rafforzerà ulteriormente l’economia russa, dissociandola dal controllo/influenza occidentale. Vediamo l’efficacia di questa contro-campagna dal rafforzamento del rublo, dalla tendenza positiva del mercato azionario russo e dalle difficoltà economiche in cui versano l’Europa e gli Stati Uniti. L’Occidente ha seminato vento nel sanzionare la Russia, ma non sarà la Russia a raccogliere tempesta.

 

   

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