Verità negate

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Si possono spegnere le voci dell’indipendenza, della libertà, del dissenso, si possono subordinare a interessi prevalenti del potere politico, economico, ma non è possibile azzerare completamente il tam-tam del nostro tempo tecnologico, che si oppone alla repressione con gli strumenti inventati dalle caste dominanti, con l’intento opposto di addomesticare le coscienze. Il perverso disegno di imbavagliare il dissenso è visibile a occhio nudo nel diffuso pianeta dei regimi totalitari, oltraggioso della verità nella Russia di Putin, ma nessuno ne è completamente esente. In Italia, consumata l’operazione aggressiva del gruppo Gedi-Fiat al quotidiano ‘la Repubblica’, venduto il giornalismo d’inchiesta dell’Espresso, accorpate le due testate al monopolio editoriale di Elkann, a raccontare verità scomode al sistema politico non solo italiano, c’è la coraggiosa qualità investigativa di ‘Report’, in balia di subdoli attacchi per zittirlo e qualche realtà locale (a Napoli ‘Voce delle Voci). Lottano per sopravvivere alla grandinata di querele, immotivate, che comunque costano e non poco per sostenere le spese di difesa.

Quel che accade in Ucraina, succedesse in un Paese occidentale, sarebbe già materia per un tribunale speciale come Norimberga.

Chat segrete tra soldati russi e bambini ucraini “pagati per spiare l’esercito”: in Russia se ne sa molto più di quanto vorrebbe Putin, perché si può imbavagliare l’informazione, non la voce di testimoni del dissenso interno e, non è possibile zittire le chat telefoniche, censurare ogni lettera spedita, o incarcerare tutti i russi a cui il Cremlino non riuscito a ‘lavare’ il cervello con i falsi di regime. La Russia, mente sulle stragi dei suoi soldati (omicidi di civili, deportazioni, sequestri di sindaci ucraini, donne violentate e uccise) ma nulla può per mettere a tacere la notizia rivelata da agenti di sicurezza ucraini, che hanno intercettato chat tra soldati russi e bambini ucraini, baby spie, pagati in denaro per informare gli aggressori sulla posizione e le rotte delle truppe dei difensori. Scoperte e sequestrate le chat in questione, scoperti e denunciati gli omicidi di civili, in più di un caso vittime di tiro al bersaglio dei russi, i corpi bruciati per non rivelare le brutalità commesse, gettati in fosse comuni, uccisi con missili caduti su ospedali, supermercati, stazioni affollate di profughi. Far presto: la data della presunta fine della guerra scatenata da Putin, il 9 di maggio (?), è così tragicamente lontana, ammesso che sia attendibile, da moltiplicare il numero delle vittime: non si fermano i bombardamenti, un numero impressionante di missili continua a devastare le città, prosegue l’interminabile esodo di profughi che lasciano la propria terra, la casa, il lavoro, il loro passato.

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