Gennaro, 110 e lode

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C’è carcere e carcere e la deviazione dal mandato istituzionale ‘riabilitazione’ è purtroppo presente a dimensione mondiale. Caso limite è l’ignobile, disumana prigione di Guantanamo di cui è responsabile l’America di Obama, Trump, Biden. In Italia stride la contraddizione di carceri modello, dove il lavoro retribuito, attività artistiche, lo sport, corrispondono positivamente al principio della privazione della libertà finalizzato al reinserimento dei detenuti nella vita sociale e l’altra faccia della prigionia, che racconta nefandezze irrisolte di non pochi istituti di pena: sovraffollamento, celle squallide, nessuna attività riabilitativa e peggio, violenze subite dal personale di custodia. Esistono, ma vi si fa ricorso parzialmente, pene alternative, per favorire una visione del carcere non solo punitiva, ma rieducativa: è il cosiddetto “carcere aperto” e offre al detenuto la possibilità di compiere lavori socialmente utili, di studiare, di lavorare, di formarsi professionalmente, di svolgere attività ricreative e sportive. In assenza di queste opportunità il ritorno ad attività criminali del dopo carcere avviene in percentuali superiori al 60 percento.

La storia di Gennaro, napoletano di un ‘difficile’ quartiere napoletano. Ha cinquant’anni, è detenuto da quando ne contava appena ventidue nell’istituto di pena di Corigliano Rossano, dove Adriana Caruso da oltre dieci anni aiuta i carcerati a laurearsi. Uno di loro è appunto Gennaro. Ha conseguito il titolo di studio con il voto di 110 e lode in ‘Scienze politiche e Relazioni Internazionali’ e lo straordinario risultato è l’invito a continuare il percorso universitario, a laurearsi anche in psicologia. Con indosso la toga, Gennaro ha discusso la sua tesi su “Provvedimenti clemenziali del Parlamento. L’indulto del 2006″. Al suo legittimo orgoglio hanno partecipato la direttrice   del carcere, il vescovo di Rossano, il magistrato di sorveglianza, i docenti della commissione di laurea e naturalmente Adriana Caruso, che assiste oltre quaranta detenuti delle carceri calabresi impegnati in percorsi universitari, partendo dal passato di un progetto teatrale portato avanti con il marito.

Non è stato facile realizzare l’obiettivo di trasformare la privazione della libertà in tempo prezioso per il riscatto da conquistare con il più alto titolo di studio e la diretta ricaduta sulla piena riabilitazione, ma il risultato dell’iniziativa è di straordinario significato. Ha dato origine alla nascita del ‘Polo universitario penitenziario’, in collaborazione con l’Università calabrese. Adriana, artefice di questo miracolo, è una maestra elementare in pensione. Ha scoperto la dislessia di Gennaro, causa di pessimo rendimento scolastico, di bocciature, abbandono della scuola e arruolamento nel mondo criminale della camorra.

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