FERDINANDO IMPOSIMATO / UN PREMIO PER RICORDARE LE SUE BATTAGLIE DI GIUSTIZIA

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Prima edizione del ‘Premio Ferdinando Imposimato’, il grande magistrato che ha dedicato tanti anni della sua vita all’impegno sociale, civile, politico, e per affermare i valori della legalità e della giustizia sociale.

Un uomo, Imposimato, di grande coerenza, correttezza, lungimiranza: un esempio per tutti.

La giornata commemorativa si terrà a Roma, nella Sala della Protomoteca capitolina del Campidoglio, lunedì 11 aprile (proprio il giorno in cui Ferdinando avrebbe compiuto il suo ottantaseiesimo compleanno), a partire dalle ore 16.

La finalità principale vuol essere quella di ringraziare quanti si impegnano quotidianamente nella condivisione degli ideali e della pratica in direzione della libertà e della giustizia, nel segno della solidarietà.

Nell’occasione, viene presentata la prima edizione del Premio che porta il suo nome e verrà consegnato a quanti si sono distinti per affermare i diritti nel campo istituzionale, civile, sociale, comunicativo, artistico, sportivo.

 

 

 

 

Ferdinando Imposimato è stato un punto di riferimento basilare, fondamentale per la ‘Voce.

E’ stato capace, con la sua grande intelligenza, il suo smisurato coraggio, la sua inesauribile passione civile, a trasmetterci fino in fondo i suoi valori: la sete di giustizia, la ricerca di verità, il senso della storia, il valore della memoria.

La Voce è cresciuta, nel corso degli anni, a partire dalla ripresa delle pubblicazioni, nel 1984, intrisa fino in fondo di quei valori, quasi a seguire un percorso che avevamo ‘sentito’ insieme.

E il giornalismo d’inchiesta che ci ha caratterizzati, fin dall’inizio, ci veniva proprio da lui, da quella sua forza investigativa e ricerca continua della verità profondamente intrecciata con quel profondo senso ‘civile’ che l’ha costantemente animato.

Con la Voce abbiamo cercato di divulgare la grande portata delle sue inchieste giudiziarie prima e poi di quelle che hanno ispirato   i suoi libri.

Facciamo alcuni esempi concreti. Abbiamo scritto decine e decine di articoli sul caso Moro, di cui Ferdinando si è occupato come giudice istruttore e poi come autore, nel 2007, di ‘Doveva Morire’, firmato con Sandro Provvisionato. Un libro imperdibile, profetico, attualissimo oggi più che mai: perché indica la pista che lo ‘Stato’ non ha voluto vedere, ossia il pieno coinvolgimento degli USA nell’aver favorito quel tragico esito finale. Ferdinando, per primo, ha parlato con Steve Pieczenick, l’inviato speciale della CIA per ‘indirizzare’ il ‘Comitato di crisi’ composto da 11 piduisti su 12.

Così come danno certo anche oggi fastidio le rivelazioni di Ferdinando sull’11 settembre. Venne incaricato, infatti, dalla ‘Corte dell’Aja per i crimini contro l’umanità’ a redigere un rapporto sul ruolo svolto da alcuni personaggi quanto meno ‘opachi’: come Mohamed Atta, il capo commando per l’attacco alle Torri Gemelle. Ricordo tutto l’impegno che profuse in quella difficile, minuziosa ricerca. Mio fratello ed io, con entusiasmo, gli demmo una mano per tradurre una valanga di documenti in inglese. Ne venne fuori un rapporto al calor bianco, denso di fatti e analisi. Emergeva il pieno coinvolgimento, guarda caso, ancora una volta della CIA, ma anche dell’FBI, che tutto sapevano su Atta e non lo hanno fermato.

Memorabile l’inchiesta sull’alta velocità. Che Ferdinando ha sviluppato in due fasi. La prima in veste di componente della ‘Commissione antimafia’: nel 1996, infatti, firmò una relazione di minoranza che dettagliava, per filo e per segno, il quadro di una gigantesca corruzione, una vera e propria Tangentopoli 2. In quella profetica relazione (ben scarsamente presa in considerazione dai media, sempre tesi ad insabbiare, quando si tratta di storie che coinvolgono i palazzi del potere) emergeva uno spaccato da brividi: miliardi a palate di danari pubblici per la TAV, ma non solo, su tutto il fronte degli appalti pubblici, e un fronte compatto per dar l’assalto a quei fondi, composto da imprese, politici di riferimento e malavita organizzata (mafia, camorra, ‘ndrangheta). Ma era una relazione di minoranza:  quindi la maggioranza, of course, chiuse gli occhi.

Così come li ha chiusi la magistratura, che ha fatto finta di indagare su quella colossale voragine partita da 27 mila miliardi di vecchie lire e arrivata a fine anni ’90 a oltre 150 mila.

E uscì infatti nel 1999 l’imperdibile ‘Corruzione ad Alta Velocità’, scritto da Ferdinando ancora una volta con Sandro Provvisionato, grande giornalista e fondatore del sito ‘Misteri d’Italia’. In quelle bollenti e arci-documentate pagine c’è la storia di una Tangentopoli 2 mai nata: perché insabbiata proprio da quel magistrato che – secondo l’opinione pubblica – ha inventato la prima: Antonio Di Pietro.

Nel libro, infatti, c’è la vera storia dell’inchiesta sull’alta velocità, che tante volte abbiamo raccontato sulla Voce. La storia dei due filoni, quello portato avanti dalla procura di Roma e quello condotto dalla procura milanese. Con l’avocazione del ponderoso fascicolo romano all’ombra della Madunina: dove stava verbalizzando “l’uomo a un passo da Dio”, proprio come Di Pietro definì il super faccendiere Francesco Pacini Battaglia. Il quale tutto sapeva sui grandi affari, dalla maxi tangente EN fino ai segreti dell’alta velocità. Ma riuscì a farla franca, a non passare neanche un giorno in gattabuia, a non rivelare niente. Il suo legale, Giuseppe Lucibello, era un grande amico di Antonio Di Pietro…

Solo alcuni esempi. Ma se potrebbero fare altri fino a perderne il conto, tanto è stato vasto l’impegno investigativo di Ferdinando.

E vorremmo ricordare, nel suo prezioso tragitto, due tappe, proprio degli ultimi anni.

Il suo impegno in strenua difesa della Costituzione, all’epoca in pericolo per l’assalto renziano via referendum. Ferdinando fu in prima linea per il NO, nonostante gli acciacchi dell’età girò l’Italia in lungo e in largo, animato da una immensa passione civile.

E il trionfo alle ‘quirinarie’ organizzate dal movimento 5 Stelle. Tantissime le personalità candidate: magistrati, costituzionalisti,

avvocati, giornalisti, docenti universitari. Ebbene, il prescelto fu lui, un vero plebiscito di preferenza scelse il suo nome.

Perché il popolo grillino (e certo non solo) vedeva in lui la voglia autentica di cambiare le cose, in nome di una giustizia vera, e non taroccata.

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