Guerra infinità, perché…

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Due rovelli, ‘crucci  assidui e tormentosi’, impediscono di osservare con ottimismo la conclusione della follia a un passo dalla catastrofe della terza guerra mondiale: questione prioritaria è la partita a scacchi di due soggetti da reclusione psichiatrica, che muovono i pezzi bianchi e neri con il comune scopo dello scacco matto, ovvero dell’altrui disfatta, da ottenere con strumenti di distruzione di massa: missili, bombe al fosforo,  cannoneggiamenti su bersagli non solo militari che provocano molte migliaia di morti, e il fiancheggiamento diretto, indiretto dell’Occidente e di giganti dell’Est. Se la reazione al mezzo fallimento della campagna russa d’inverno è il cinismo di bombardamenti che radono al suolo ospedali, supermercati, edifici della cultura e di abitazioni, l’euforia da resistenza vincente dell’Ucraina alimenta le velleità di Zelenski di ottimizzare i successi e ‘dare una lezione’ a Putin. Non si capirebbero altrimenti la letale lentezza delle trattative di pace, i paletti strumentalmente frapposti allo stop di una guerra nata da micidiali schizofrenie. Lo scenario non visibile, protetto dai vuoti di informazione dei media, ma chiarissimo se indagato con gli strumenti giusti, inchioda a responsabilità comuni i Paesi schierati accanto ai due ‘nemici in guerra’, fortemente dipendenti dal potere che esercita la produzione e la vendita di armi. Il condizionamento esercitato sui governi e chi li guida è confermato dalla presenza nel mondo di una cinquantina di guerre, fomentate e sostenute da dittature locali. Determinante per il consenso di leader mondiali e l’anomalo sostegno all’export è l’endorsement dell’industria bellica, in grado di promuovere o bocciare le candidature alla presidenza degli Stati Uniti o della Cina. Zelenski ne ha consapevolezza, sa di ‘sfondare una porta aperta’ con gli appelli agli alleati, Italia compresa, perché inviino altre armi. Lo sa Putin e rivolge le sue richieste a Pechino. Se addetti ai lavori ed esperti spostano molto in là la fine del conflitto in corso, una ragione c’è ed è proprio l’interesse mondiale a fornire armi, con profitti miliardari.

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