MELONIMANIA, anomalia made in Italy

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Abitiamo il Paese dei pro e contro su quasi tutto, ma specialmente delle distanze politiche che s’intersecano nel caos di maggioranze solo teoriche, in faticosa sopravvivenza per il terrore degli ’onorevoli’ di perdere lo scanno di Montecitorio e Palazzo Madama in caso di elezioni anticipate. L’ibrido esecutivo di Draghi, quotidianamente alle prese con partiti agli antipodi che lo sostengono spesso senza condividere scelte e linee guida, produce precarietà, contraddizioni e rischi di suicidio politico, a tutto vantaggio della ‘coerenza ambigua” della Meloni. La borgatara vanta l’unicità di forza d’opposizione al governo, punto fermo dei regimi democratici, ma contemporaneamente disconosce uno dei suoi principi fondanti, non disdegnando e anzi facendo leva sull’antidemocrazia dell’estrema destra. E allora, l’esito del mix improprio che abita Palazzo Chigi giustifica il  40  per cento di consensi del centro destra e il dato di Fratelli d’Italia, in costante crescita ne è determinante. Il 21,5 per cento, che il sondaggio Pagnoncelli attribuisce alla Meloni (prima nel gradimento dei leader di partito) colloca Fratelli d’Italia in vetta alla classifica delle indicazioni di voto.  Il resto è Lega, ma in continuo decremento e Forza Italia, con un poco significativo 8%.  Altri rilevamenti (Ixè – Emg) assegnano il primato al Pd, ma a tirare le somme, se si andasse ora al voto, il totale confermerebbe il centro-destra vincente. Le ragioni sono molteplici. In Italia, da sempre, chi governa (fatta eccezione per la parentesi della Dc dominante) perde consensi, ma motivo più rilevante è il percorso involutivo del Pd, il suo progressivo snaturamento in chiave moderata, l’handicap di leadership per nulla carismatiche, la subordinazione acritica, disorientante, alla democrazia più che imperfetta degli Stati Uniti, all’emergente ciclope dell’economia mondiale della Cina e la dipendenza non corretta dell’energia, fattore decisivove per l’industria di trasformazione italiana. Aggravanti dello stato di salute del centrosinistra sono le sbandate in curva a ripetizione del Movimento 5Stelle, il gioco al massacro inevitabile per la coesistenza tutt’altro che pacifica di componenti incompatibili, un’evidente difficoltà di trasformare in tempi brevi l’improvviso boom elettorale in rapido apprendistato, per errori e lacune delle cabine di comando interne ed esterne (Grillo).  Uscire da questo ‘empasse’ è faccenda da terapia d’urto, preceduta da anamnesi coraggiosa, diagnosi accurata e indicazioni terapeutiche appropriate.

A proposito di 5 Stelle e del loro anomalo fondatore: ma cosa ha spinto il movimento, nella fase di tutela grillina diretta, a insediare l’avvocatina Raggi alla guida della capitale d’Italia, impresa da far tremare i polsi a chiunque? Un volt estromessa dal Campidoglio, l’Italia ha pensato a un suo silenzioso ritorno in uno studio legale: macchè, la Raggi ha voluto continuare ad assaporare il piacere della visibilità e, voilà, l’ha ottenuto come No Vax, con lo sdegnoso, reiterato rifiuto a vaccinarsi. Preso gusto al “parlate male di me, ma parlate di me?’, la stramba grillina aderisce al fronte che salda No Vax e ultras italiani di Putin. Lo fa con post e video di endorsement per Mosca e dissenso per l’Ucraina manipolata da Stati Uniti e Ue, che tollera la presenza nella guerra in corso di battaglioni nazisti (esattamente quanto afferma Putin) che asseconda le mire espansionistiche dell’Europa (ma l’Ucraina non l’ha invasa la Russia? ndr). La Raggi, per chi non lo sapesse, è nientemeno che la ‘garante nazionale’ del movimento 5Stelle. È un caso se si è ridotto a 14% di consensi? Ma poi, il ‘molto esemplare’ governo di Roma della grillina le ha dato diritto, con il placet del successore Gualtieri (Pd) a ricoprire il ruolo di presidente della commissione Expo per il 2030. Applausi.

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