L’affare ‘guerra’

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Al soffiare dei venti di guerra contribuisce l’‘affare armi’. L’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina ha riacceso la corsa agli armamenti. Gli Stati Uniti sono sempre i primi della classifica con un investimento di 778 miliardi di dollari, la Russia scende al quarto posto con poco più di 61 miliardi. Seconda è Cina, 252 miliardi di dollari nel 2020. L’Unione Europea non ha un esercito, ma accorpati i dati dei Paesi membri, la spesa militare ammonta a 232 miliardi (Germania, 57 miliardi di dollari, come la Francia. Olaf Scholz, cancelliere tedesco: “Dovremo investire di più nella sicurezza del nostro Paese per proteggere la nostra libertà e la democrazia”. Regno Unito, 60 miliardi, terzo più grande investitore al mondo in spese per la ‘difesa’. In Italia investimento da record nel 2022, sfiorati i 26 miliardi di euro. Mentre i premi Nobel propongono il disarmo (è pubblicato a parte di seguito) dichiara Mario Draghi: “Ci dobbiamo dotare di una difesa molto più significativa e bisognerà spendere molto di più di quanto fatto finora”. Il premier contestato da Conte (5Stelle), prepara la corsa a droni, altre tecnologie belliche: aeronautica sei miliardi (caccia Tempest,  2 miliardi) F-35, droni, aerei per la guerra elettronica, aerocisterne, batterie missilistiche antiaeree, 3.600 blindati, due nuovi cacciatorpediniere lanciamissili da circa 1,2 miliardi l’uno, prodotti da Fincantieri, nave supporto per le operazioni subacquee degli incursori da 35 milioni, una trentina di blindati anfibi da sbarco Iveco e Oto Melara, 10 milioni l’uno,  gommoni armati da sbarco da un milione e mezzo di euro, droni con missili aria-terra e bombe a guida laser, trasformati da ricognitori a bombardieri, una flotta di droni kamikaze, che si autodistruggono nel colpire l’obiettivo. L’industria italiana produce e vende armi (legalmente o fuori legge): parte dell’export va in Israele, in Egitto (cliente numero uno, 871 milioni di euro!), Turkmenistan, Arabia, Emirati. Vendiamo elicotteri da guerra, bombe, siluri, razzi, missili. Principale azienda produttrice italiana di armi è la Leonardo. La famiglia di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto, ha denunciato lo Stato italiano per violazione della legge 185/90, che vieta esportazione di armi “verso Paesi responsabili di violazione dei diritti umani accertati dai competenti organi”. Se nel mondo si combatte in decine di guerre, sono  fattori quasi secondari i conflitti religiosi, le storiche rivalità, le lotte intestine a regimi dittatoriali: personaggi come Trump, lo stesso Biden, il cinese Xi Jinping e non pochi altri leader del mondo sono fortemente condizionati dal potere elettorale di fabbricanti e venditori di armi.

Quanto accade in Ucraina lascia trapelare affari ai limiti e oltre il lecito di trafficanti che lucrano sulla produzione e la vendita di missili e altri strumenti di guerra e sono chiari il perché, la provenienza della contestazione all’appello di Papa Francesco contro ogni guerra e per la pace universale.

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