“Lei non sa chi sono io”

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Dal dizionario Treccani. In sintesi, il sostantivo Crìmine. Nell’uso corrente e giornalistico: crimini contro la pace, la preparazione e la promozione di guerre di aggressione; crimini di guerra, le azioni inumane commesse nel corso della guerra (eccidio di ostaggi o di prigionieri di guerra, i maltrattamenti a feriti o malati; crimini contro l’umanità, l’assassinio, la strage, la deportazione di popolazioni civili, la persecuzione per motivi politici, razziali e religiosi. Esplorato, il significato di ‘crimine’ si adatta al ‘caso internazionale’ che ha indotto Mosca a convocare l’ambasciatore degli Stati Uniti, per chiedergli ragione di quello che la Russia considera un insulto del presidente americano nei confronti di Putin. Biden ha usato l’aggettivo “criminale” nel riferirsi alla responsabilità di Putin per le conseguenze dell’aggressione in Ucraina. Un dettagliato resoconto televisivo e analisi non confutabili, raccontano, numericamente e visivamente quanto richiesto  dalla legittimo ricorso al   termine ‘crimine”: Putin, dopo settant’anni senza conflitti dell’Europa, ha commesso un evidente ‘crimine contro la pace’, con la preparazione e la promozione di una guerra di aggressione; ha coperto e avallato crimini di guerra, azioni inumane commesse nel corso della guerra (eccidio di ostaggi o di prigionieri,  maltrattamenti a feriti o malati). Allora, per il codice che condanna quanto descritto, l’uso del termine di Biden non è un abuso insolente, uno sgarbo illecito, un oltraggio ingiustificato, tra l’altro condiviso da tre quarti dell’umanità, eppure, il senno di poi non lo ritiene un esempio di comportamento opportuno. Il boss dell’oligarchia russa si è tempestivamente risentito e convinto dell’opportunità di una risposta aggressiva, atteggiamento proprio della sua presidenza di tiranno, lascia trapelare l’ipotesi del terrorizzante ricorso alle armi chimiche, perfino alle nucleari.

Ebbene, il nodo inestricabile della trattativa per mettere fine alla guerra che sta distruggendo il più grande Paese europeo dopo la Russia, certamente non si scioglie se di là dalle ragioni geopolitiche dell’aggressione c’è in ballo la credibilità dei due sfidanti, il loro carisma di inflessibili sovranisti. Biden e Putin, sia chiaro, per il futuro prossimo e remoto dell’Europa sono in pericolosa conflittualità, quasi più aspra della storica ‘cortina di ferro’. Alimentarla con provocazioni, minacce, insulti, esibizioni di grandeur militare, è marginalità, molto pericolosa della sfida Russia-Usa.

Che rientri negli effetti collaterali privi di ricadute sull’arduo confronto-scontro per mettere fine alla guerra in corso. La pace è possibile solo se l’abilità della diplomazia saprà inventare una formula che ‘salvi la faccia’ di aggressori e aggrediti.

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