Finalmente una Legge che mette al bando in Italia Pfas e Bisfenolo

Condividi questo articolo

Il Disegno di Legge che sta per depositare in Parlamento il senatore Mattia Crucioli, “Norme relative alla cessazione della produzione e dell’impiego delle sostanze poli e perfluoroalchiliche”stabilisce che  “I limiti di scarico in aria, in acqua e nel sottosuolo dei PFAS siano portati allo zero tecnico, al pari delle acque potabili.” Ovvero: “È vietato l’uso,  la commercializzazione e la produzione di PFAS o di prodotti contenenti PFAS”. Infine esso “Detta norme per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento da PFAS, per la ricerca finalizzata alla individuazione di materiali sostitutivi, alla riconversione produttiva e per il controllo sull’inquinamento”.

Cioè il DDL assume, con termini temporali precisi e senza ambiguità, le istanze di tutti i Movimenti, Associazioni e Comitati, che da anni si battono per eliminare questi cancerogeni bioaccumulabili  e persistenti, praticamente indistruttibili, dalle acque, dall’aria, dagli alimenti,  insomma dal sangue dei lavoratori e dei cittadini. Gli studi scientifici nazionali e internazionali le hanno identificate responsabili di morti e malattie: come possibili cancerogeni (testicoli, reni, fegato ecc.), come tossici interferenti endocrini: tiroide, ipertensione in gravidanza, abbassamento del sistema immunitario già nei bambini, ridotta fertilità maschile e femminile, ritardo del menarca, ridotta densità ossea, riduzione dei parametri antropometrici e genitali,ecc., infine responsabili di rischio di mortalità più elevato per Covid 19. Insomma una calamità mondiale, che ricorda amianto, DDT, clorofluorocarburi, bicromati, tutti prodotti nell’alessandrino prima del bando.

Di queste conseguenze sanitarie ne sanno qualcosa almeno 300mila cittadini del Veneto avvelenati dalla Miteni di Trissino, finchè ha dovuto chiudere. A maggior ragione stavano attendendo questa legge gli abitanti di Alessandria, dove invece lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo è in piena attività. Le indagini epidemiologiche e ambientali, frenate dalla Regione Piemonte, “strappate” con anni di denunce anche in magistratura, pur parziali e sospese,   hanno  documentato una situazione sanitaria drammatica: in parte dovuta ai Pfas.

Limitandosi ai Pfas, l’alto commissario dell’Onu  i diritti umani, Marcus Orellana, si è detto particolarmente preoccupato per la situazione piemontese, che potrebbe riprodurre un disastro ambientale simile a quello Veneto, dove è in corso un processo in cui si sono costituite oltre 300 parti civili. Dello stesso avviso, prima di lui si è  espressa la  Commissione parlamentare Ecomafie invocando il principio di precauzione. A sua volta l’equipe di Carlo Foresta non aveva lasciato margini di dubbi.

Malgrado la drammaticità ecosanitaria, Regione, Provincia e Comune, preposti alla tutela della salute, non sono intervenuti: in primo luogo il sindaco “massima autorità sanitaria locale”  che ci ha rifiutato il monitoraggio sierologico della popolazione pur dopo aver appreso che Solvay stava nascondendo analisi private dei lavoratori con ben 5mila microgrammi litro di Pfoa nel sangue. Nondimeno non sono intervenuti a fermare le attività inquinanti denunciate in miei numerosi esposti alla magistratura fin da 2008.  Anzi, la Provincia ha addirittura rilasciato autorizzazione AIA per l’aumento della produzione del famigerato Pfas C6O4 che, insieme all’ADV Solvay,  con brevetti secretati  per evitare controlli pubblici, ha sostituito all’altrettanto micidiale Pfoa. Si aggiunga il Bisfenolo, per il quale Solvay non detiene l’autorizzazione AIA, né l’ha mai richiesta.

Per questi comportamenti omissivi e complici, Comune, Provincia e Regione Piemonte hanno nascosto le proprie  imperdonabili responsabilità dietro un dito: l’assenza di una legge nazionale che fissasse i limiti di emissione delle sostanze. Una giustificazione irresponsabile e ingiustificabile rispetto alle normative  internazionali e alle iniziative sanitarie intraprese dalle autorità omologhe venete, ma soprattutto violando il principio di precauzione che sarebbe imposto dalla catastrofe eco sanitaria di Alessandria,  già sancita con sentenza della Cassazione contro Solvay per disastro ambientale e omessa bonifica,  e  che, oggi,  è rappresentata dallo stesso  inquinamento non bonificato e aggravato, di cui i Pfas  sono paradossalmente “soltanto” la punta di un immenso iceberg di sostanze tossiche e cancerogene. Il micidiale cocktail, con cui una azienda sottoposta alla Legge Seveso per incidente rilevante aggredisce il territorio nelle falde e con 72 ciminiere e migliaia di punti di “emissioni fuggitive”, infatti comprende anche cromo esavalente, tetracloruro di carbonio cloroformio, acido fluoridrico, acido cloridrico, ammoniaca, alcoli, anidride fosforica,  composti Iodurati, Idrossido di potassio, NOx, SOx, ecc.

Dunque Regione, Provincia e Comune non potevano nascondersi dietro i Governi: per il loro comportamento omissivo e complice non hanno mai avuto alcun  alibi etico e morale, e neppure penale (che spero emerga nel prossimo processo).  Con la nuova legge sarà ancor più palese che sono fuorilegge al pari dell’azienda. E ciò vale per tutte le aziende (e le amministrazioni) a livello nazionale, si pensi  a quelle delle concerie venete e toscane. Per questa Legge promossa col senatore Crucioli,  esprimo la soddisfazione del Movimento di lotta per la salute Maccacaro      e mia personale dopo 50 anni di lotte da dipendente e pensionato, senza aver mai chiesto la chiusura dell’intero stabilimento.

Oggi però la parola chiusura  è sempre meno un tabù, espressa senza remore dai Movimenti, è presa in esame dallo stesso segretario della CGIL.  Il colosso chimico  sorge nel cuore di un centro densamente abitato, a rischio Seveso.  Ha dimostrato di essere incapace  di garantire sicurezza e salute a popolazione e lavoratori: dunque è impossibile. La stessa multinazionale belga afferma, vero o falso,  che eliminare i Pfas significherebbe privarsi del 60 per cento del fatturato.   L’unica soluzione auspicabile per coniugare salute e lavoro è la chiusura delle lavorazioni chimiche e la trasformazione del sito in Centro di Ricerche per bonifiche ambientali “non produttivo” e quindi non inquinante e non pericoloso.

FONTE

Articolo di

Lino Balza

Movimento di lotta per la salute Maccacaro 

diffuso da Rete Ambientalista

Condividi questo articolo

Lascia un commento