Pazzia criminale – L’impossibile scalata della montagna russa

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Ma davvero c’è chi si affida all’ottimismo della ragione per far desistere un pazzo sanguinario dai suoi crimini; chi presume di distoglierlo con interventi della diplomazia dalla violenza aggressiva, che non ha pietà per le vite stroncate di uomini, donne, bambini, che uccide o incarcera chi tenta di porvi fine?

Il mondo e chi lo rappresenta istituzionalmente, la politica, hanno subito lo choc dell’espansionismo di Putin, di un’operazione militare intrapresa senza neppure la dichiarazione di guerra. L’imponente raid ha dispiegato un potenziale impressionante e com’è facile intuire, non si è concluso in un solo giorno. Ovvero. l’obiettivo di riannettere l’Ucraina all’ex impero sovietico non è l’invenzione estemporanea di questo primo bimestre del 2022. Eppure, l’attacco concentrico al perimetro del Paese, secondo per dimensione solo alla Russia, ha trovato inizialmente opposizione esclusiva, iniziale mobilitazione della popolazione aggredita. La risposta frammentata del mondo occidentale non ha fermato e neppure rallentato l’invasione. Se le ferite delle città assediate sono gravi, non gravissime, si deve alla resistenza del popolo ucraino e, considerata la portata distruttiva della Russia, alla sua scelta di ‘limitare i danni’ per non appropriarsi di un Paese da ricostruire completamente. C’è davvero chi pensa che colpire il clan degli arricchiti grati a Putin lo induca alla resa? Chi lo fa sottovaluta il cinismo del despota, la convinzione che sacrificherebbe perfino la madre pur di perseguire i suoi progetti di zar del terzo millennio. Purtroppo, i venti di guerra non soffiano solo sull’Ucraina. Oltre allo stupro della democrazia, che nessun tribunale è in grado di punire, il dittatore del Cremlino ha certamente previsto la drammatica ricaduta della guerra sull’economia mondiale e specialmente dei Paesi come l’Italia privi di indipendenza energetica (ecco un buco nero dell’italica imprevidenza, l’inerzia nell’affrontare il problema in chiave strutturale). Sul bilancio di aziende e famiglie, di ogni settore di industria, agricoltura, commercio, turismo, dell’export e del risparmio, grava il costo dell’energia, raddoppiato e anche di più in alcune voci dei consumi abituali. Esempio probante è il prezzo della benzina. Costava 1,600-700, è aumentato a dismisura, a 5 euro per un litro. Una lucida analisi della Confindustria elenca con meticolosa precisione errori ed omissioni dell’Italia, succube dei Paesi produttori di energia, qual è appunto la Russia (da accertare se la dipendenza non mascheri anche episodi di corruzione, di tangenti sull’acquisto di gas e petrolio). Sperare non costa nulla e allora ci si deve augurare che la dissidenza interna della Russia, per ora interpretata dai giovani, dalla cultura, dall’anima pacifista del Paese, diventi movimento di massa, che Putin non sarebbe più in grado di reprimere incarcerando attivisti, giornalisti, chi propugna la Pace, il mondo dello sport escluso dalle competizioni internazionali. Il fallimento della missione israeliana di Bennet (“Putin è difficile che si fermi”), delle precedenti, di Francia e Germania, le minacce di sanzioni, non sembrano fiaccare la grinta belligerante del neo zar e non c’è da sperare in un suo precario stato di salute fisica, debilitante. Quella mentale sarebbe di pertinenza di psichiatri e igienisti mentali, ma i body guards di Putin li tengono ben lontani dal Cremlino.

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