Mediazioni, una più, una meno… a vuoto, via così

Condividi questo articolo

Ma certo, è bene provarci, imboccare tutti i sentieri, anche se accidentati, a tratti non percorribili, impervi, seminati di ostacoli da chi rifiuta di farne terreno di incontro. Ipotesi più giornalistiche che fondate, non riscontrate, affidano il delicatissimo ruolo di trait-d’union ‘Mondo-Russia’ a personalità con elevato quoziente di autorevolezza e capacità di mediazione.  Nell’ordine, a Macron, Boris Johnson, Angela Merkel, idealmente a Papa Francesco. Esito zero. Da ultimo, probabilmente non l’ultimo a esperire la via della pacificazione è l’israeliano Bennet, premier di uno Stato a forte presenza di russi. Riuscirà il nuovo tentativo? No, se la follia criminale di Putin continuerà a mentire, se lo zar del Cremlino non rispetta l’accordo sui corridoi umanitari, se uccide civili con missili e bombardamenti, se ‘promette’ ai suoi follower che l’Ucraina non esisterà più e ribalta la responsabilità dell’aggressione attribuendola a “Le sanzioni sono una dichiarazione di guerra”. Uncollega in dittatura, il turco Erdogan, sembra voglia provare a far ammansire Putin, per ottenere almeno il ‘cessate il fuoco. Tentativi e fallimenti, certezze, morti, luoghi delle città ridotti in polvere, fuga in massa

Quasi come il ‘caso pandemia’. Si agita nel pianeta dei media una folla di analisti, esperti, addetti ai lavori, inviati, corrispondenti, conduttori, direttori di Tg (Rai 1, Monica Maggioni, La 7, Mentana), anchor men, politologi veri e opinionisti dilettanti, usati da riempitivo dei talk show. È la solita storia, il  solito rituale del tuffo collettivo nel fiume in piena della tragedia Ucraina, fino ad azzerare mille altri eventi del mondo, relegati nei minuti finali del telegiornale, o perfino soppressi, come inesistenti. Nel bombardamento mediatico del ‘caso Ucraina’, di là dal rischio dell’estensione a dimensione mondiale del conflitto, c’è che si moltiplica la diffusione di danni collaterali, per esempio l’aumento di patologie connesse, come la depressione. Pianti, strazianti addi, lutti, famiglie disgregate; lui a combattere, lei, con i figli, a cercare riparo dalla guerra, nuova miseria, è gigantesco il problema dell’accoglienza a milioni di profughi. Così si satura lo spazio dell’informazione, a tutte le ore e nell’intera rete televisiva. C’è anche chi non teme la preoccupante escalation della guerra in corso e anzi l’auspica. Più guerra, più armi, più profitti, meno gas, aumenti a ruota libera delle bollette.

Condividi questo articolo

Lascia un commento