Uno il premio, tre i pretendenti

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Milan 57, Inter 55 (una partita da recuperare): hanno alle spalle la 27esima giornata (due pareggi, con Udinese e Genoa), Napoli 54 (domani sera a Roma contro la Lazio di Sarri, possibile quarta a fine campionato e così fosse, in premio la prossima edizione della Champions League), Atalanta 44 (una partita da recuperare. Lunedì ospita la Sampdoria). In questo schema esclusivamente numerico, quindi da prendere con molta cautela, considerati gli impegni di campionati rimanenti, le due milanesi e il sud rappresentato dal Napoli sono le squadre candidate a ereditare lo scudetto ora sulle maglie nerazzurre dell’Inter. Da non sottovalutare le strambe vicende della stagione calcistica in corso, che propongono il contemporaneo ansimare di tutte e tre. Gli dei dell’‘imprevedibilità devono aver brigato per equiparare l’esito dei loro asfittici pareggi, ovvero il faticoso uno a uno degli azzurri a Cagliari e ieri i risultati di Milan-Udinese (uno a uno) e dell’Inter fermata dal Gena (zero a zero). In tempi migliori, di un Napoli mai bello, ma fertile, l’incentivo di agguantare la vetta della classifica avrebbe indotto a ottimismo e ipotizzato un’incursione romana, conclusa con le dita a ‘V, gesto iconico reso celebre da Churchill, con i tre punti conquistati in danno della Lazio sarriana. Il Napoli abulico, senz’anima, zero grinta e sottozero per qualità collettiva e dei singoli, che il Barca ha liquidato con una lezione magistrale di calcio, mette ansia a chi lo segue appassionatamente. Neppure Sarri può stare tranquillo. La sua Lazio non viaggia in campionato con la quinta innestata, l’assistenza del servosterzo, gli pneumatici da inverno. E allora, gli irriducibili ultra del Napoli covano la segreta speranza che domani sera il cuore napoletano di Sarri, nei 90 minuti della sfida, possa pulsare per l’azzurro della sua città d’origine. Ingenua utopia, sogno proibito? Sperare, lo cantavano Vianello e signora, non costa niente… e il verbo si potrebbe coniugare se richiamati ai doveri di professionisti strapagati, i dieci/undicesimi della formazione che Spalletti manderà in campo non delegheranno al fenomeno Osimhen il carico totale di antagonista di Immobile e compagni. Conta, pesa non poco se Spalletti continuerà a trattare il fantastico Mertens come un panchinaro da ultimi minuti, se il ballottaggio Ounas, Politano, Elmas si risolverà emotivamente, sentimento vietato nei momenti cruciali delle partite, se Petagna sarà l’improbabile chance del calcio in zona Cesarini, agnello sacrificale di defaillance. Conta e quanto! capire se i brillanti trascorsi di Spalletti lo hanno ‘saziato’, se considera l’avventura napoletana un riposante pre-pensionamento, di cui Insigne e compagni profittano per risparmiare fiato, muscoli e tensione agonistica, con la nascosta idea di emigrare a fine campionato.

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