L’IMMUNITÀ NATURALE VINCE SULLA VACCINAZIONE, LO DIMOSTRANO DUE ANNI DI STUDI

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DI Francesco Capo

 

L’immunità naturale acquisita dai guariti dal Covid sembra essere altamente efficace contro le reinfezioni e le forme più gravi della malattia”. L’efficacia e la durata della protezione di chi si è infettato ed è guarito “saranno cruciali sempre di più in futuro nelle scelte politiche”. Queste affermazioni sono contenute in studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental research con il titolo “Reinfezioni da SARS-CoV-2: panoramica dell’efficacia e della durata dell’immunità naturale e ibrida”.

Questo lavoro scientifico, che consiste in una revisione di tutti gli studi epidemiologici pubblicati su questo tema nel biennio 2020-2021, vanta tra i suoi autori John Ioannidis, professore dell’Università di Stanford, uno dei più autorevoli epidemiologi al mondo e voce critica dei lockdown.

Dall’analisi è emerso che chi ha avuto l’infezione naturale ha un rischio di reinfettarsi molto più basso. A differenza dei vaccini, la cui efficacia è ridotta a pochi mesi, l’immunità naturale garantisce un’efficacia che dura almeno un anno. L’immunità naturale cala 4-5 mesi dopo l’infezione iniziale per poi risalire nuovamente. Dopo più di 390 giorni dall’infezione, nei guariti la protezione contro le altre infezioni è risultata dell’87,3% e del 95% contro le forme sintomatiche. Il motivo per cui l’immunità naturale risulta particolarmente potente è che la stessa non si misura soltanto con il numero di anticorpi presenti, l’organismo, infatti, si difende attivando, al bisogno, anche altre cellule.

Questi dati dunque smentiscono e portano a qualificare come arbitraria la decisione del governo italiano di ridurre a sei mesi il green pass per i guariti (per non parlare dell’incostituzionalità in sé di questo strumento).

L’immunità naturale sembra vincere il confronto con la vaccinazione. I dati hanno mostrato che la guarigione può offrire una protezione contro le nuove infezione uguale o maggiore rispetto alla doppia dose di un vaccino a mRNA. Uno studio preso in considerazione nell’analisi di Ioannidis ha rilevato che l’immunità naturale e quella indotta da vaccino proteggono in modo pressoché eguale dall’infezione. La protezione dell’immunità naturale è risultata efficace nel 94,8% dei casi, quella del vaccino nel 92,8% dei casi. L’immunità naturale ha evitato i ricoveri nel 94,1% dei casi, i vaccini nel 94,2%. Le forme gravi di malattia sono state evitate nel 96,4% dei casi in chi aveva gli anticorpi naturali, nel 94,4% dei casi in chi aveva fatto il vaccino.
In uno studio condotto in Israele è emerso che una persona vaccinata ha un rischio di reinfettarsi 13 volte più elevato di un non vaccinato e il rischio 27 volte più alto di sviluppare sintomi gravi.
Gli autori di questa revisione scientifica hanno riconosciuto che i dati non sono ancora definitivi e che altre analisi dovranno essere effettuate, tuttavia nelle conclusioni hanno scritto che “l’efficacia dell’immunità naturale sembra essere uguale o maggiore rispetto a chi ha ricevuto due dosi di vaccino”.

L’immunità ibrida, che è quella di chi si è vaccinato dopo aver avuto l’infezione, sembra conferire la protezione maggiore, scrivono i ricercatori, ma aggiungono anche che i dati sul punto sono ancora molto lacunosi.
C’è anche chi riporta, come il professor Dennis McGonagle dell’Università di Leeds in una lettera pubblicata recentemente su The Lancet, che la vaccinazione di chi è guarito potrebbe avere effetti negativi sull’organismo.

Altre indagini scientifiche sono sicuramente necessarie sul tema dell’immunità naturale. Di certo c’è che le attuali decisioni politiche di molti governi, in primis quello italiano, non poggiano sui principali studi scientifici.
Poiché, secondo gli scienziati, “più di un terzo e forse più della metà della popolazione mondiale è stata già infettata dal virus”, l’auspicio è che gli attuali risultati sull’efficacia e sulla durata dell’immunità naturale siano davvero “cruciali nelle scelte politiche”, come hanno auspicato John Ioannidis e gli altri ricercatori che hanno condotto lo studio pubblicato su Environmental research.

 

 

FONTE

BYOBLU

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