LO SCOOP DI “DER SPIEGEL” / I PATTI 1991 CON LA RUSSIA TRADITI DAGLI AMERICANI. OGGI PUTIN HA RAGIONE…

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Quando gli accordi internazionali vengono traditi e calpestati.

Quando un Paese invade “democraticamente” altre nazioni a ridosso dell’avversario di sempre.

Quando poi lo stesso Paese “dimentica” le sue invasioni e invece accusa l’avversario di fare quello sporco gioco.

E’ quanto è successo negli ultimi 30 anni e sta giungendo oggi al suo atto finale, ad uno storico redde rationem.

Le gigantesche responsabilità degli Stati Uniti nella ventennale, “democratica” occupazione, via NATO, di ben 14 paesi dell’Europa orientale e poi addirittura di ex repubbliche sovietiche, stanno emergendo proprio in queste ore in cui Vladimir Putin viene massacrato dal mainstream occidentale per il ‘peacekeeping’ in Donbass.

 

LO SCOOP DI “DER SPIEGEL”

E stanno emergendo grazie al settimanale tedesco ‘Der Spiegel’ che ha messo a segno un vero scoop mondiale, scovando documenti custoditi ai ‘British National Archives’ di Londra, desecretati cinque anni fa ma fino ad oggi inediti, cioè mai pubblicati da alcun organo di informazione, in nessun paese al mondo.

Li ha tenacemente cercati e trovati un politico americano, Joshua Shifrinson, il quale ha poi collaborato con Der Spiegel’ per la lunga inchiesta titolata “Vladimir Putin ha ragione?”, che può davvero incidere sui destini del pianeta: perché svela una realtà diplomatica e internazionale del tutto inedita, che la dice lunga sulla credibilità e affidabilità degli Stati Uniti, della NATO e degli attuali vertici UE.  Autentiche bande di pericolosi commedianti, capaci di recitare per trent’anni un copione zeppo di colossali menzogne.

Ma eccoci, finalmente, ai fatti.

 

QUEI SUMMIT DEL 1991

Si tratta di alcuni verbali tenuti segreti fino al 2017.

Riguardano quanto successe nel corso degli incontri che si svolsero dopo il crollo del Muro di Berlino, nel 1990 e nel 1991, tra i direttori politici dei ministeri degli Esteri di quattro paesi: USA, Gran Bretagna, Francia e Germania. Alla base delle discussioni, in particolare, il processo di riunificazione delle due Germanie.

Ma il summit clou si tenne il 6 marzo 1991, in quella occasione incentrato sulla sicurezza nell’Europa centrale e orientale, oltre che sui rapporti con la Russia, all’epoca guidata da Michail Gorbacev.  

Ebbene, di fronte alle richieste avanzate da alcuni paesi dell’est di entrare nella NATO – Polonia in prima fila – i rappresentanti dei 4 paesi definirono “INACCETTABILI” quelle richieste.

Gorbacev

Il diplomatico tedesco occidentale Jurgen Hrobos – dettaglia ‘Der Spiegel’ nel suo ampio reportage – testualmente disse: “Abbiamo chiarito durante i negoziati 2+4 (così venivano definiti quegli incontri, ndr) che non intendiamo far avanzare l’Alleanza Atlantica oltre l’Oder. Pertanto non possiamo concedere alla Polonia o ad altre nazioni dell’Europa centrale e

orientale di aderirvi”.

Tale posizione, aggiunse Hrobos, era stata concordata con il cancelliere tedesco Helmuth Kohl e con il ministro degli Esteri Dietrich Genscher.

Parole che non si prestano ad equivoci.

Ma ecco un’altra testimonianza chiave, sempre relativa a quello strategico summit di marzo ’91.

Il rappresentante statunitense, Raymond Seitz, dichiarò: “Abbiamo promesso ufficialmente all’Unione Sovietica nei colloqui 2+4, così come in altri contatti bilaterali tra Washington e Mosca, che non intendiamo sfruttare sul piano strategico il ritiro delle truppe sovietiche dall’Europa centro-orientale e che la NATO non dovrà espandersi al di là dei confini della nuova Germania, né formalmente né informalmente”.

Altre parole che più chiare non si può.

Del resto, tali circostanze e tali dettagli sono stati sempre rammentati da Michail Gorbacev. Il quale, per fare un solo esempio, in un’intervista rilasciata il 7 maggio 2008 al ‘Daily Telgraph’ ricordò che Kohl gli aveva esplicitamente assicurato: “La NATO non si muoverà di un centimetro più ad est”.

Helmuth Kohl

Fu non solo il cancelliere tedesco a promettergli ufficialmente e formalmente tutto ciò, ma addirittura il segretario di Stato Usa in persona, James Baker.

Il quale, però, è ben presto diventato un bugiardo, o, se preferite, uno smemorato: smentì infatti quella promessa.

Ma, a sua volta, Baker fu smentito da svariati diplomatici occidentali.

E perfino dall’ambasciatore americano a Mosca, Jack Malok, il quale sottolineò che gli Stati Uniti avevano fornito “GARANZIE CATEGORICHE” all’Unione Sovietica sulla non espansione a est della NATO.

La cover story di ‘Der Spiegel’ aggiunge altri tasselli al mosaico: ad esempio, le promesse dello stesso tenore fatte a Gorbacev e al ministro degli Esteri russo da parte di diplomatici britannici e francesi.

 

LE INVASIONI “DEMOCRATICHE”   

Ma cosa è invece successo da allora in poi?

Esattamente il contrario.

Perché è iniziata la campagna imperialista di occupazione militare attraverso la NATO proprio ad est.

Non un centimetro di territori occupati, ma gigantesche distese, interi paesi, una sfilza di nazioni.

James Baker

Appena otto anni dopo, nel 1999, è la volta della scalpitante Polonia, accompagnata da Ungheria e Repubblica Ceca, a fare trionfalmente ingresso nella famiglia NATO: e il tutto succede in un momento storico ben preciso, e molto delicato per gli equilibri geopolitici internazionali, ed europei in particolare: a breve distanza, infatti, scoppierà la guerra in Jugoslavia, con i relativi bombardamenti NATO ed il vergognoso avallo del nostro governo D’Alema.

Il copione di ‘democratica occupazione’ continua cinque anni dopo, nel 2004, con l’annessione alla NATO di un bel tris di ex repubbliche sovietiche: Lituania, Lettonia ed Estonia.

Il numero totale dei paesi e delle ex repubbliche finite – sempre  “democraticamente” – sotto il protettivo ombrello dell’Alleanza Atlantica,   alla fine della conta, assommerà a ben 14.

Portando così a compimento una vera e propria operazione di accerchiamento della Russia, un cappio sempre più stretto intorno al collo, con missili letteralmente puntati contro dai paesi ex amici o dalle care ex repubbliche. E con tanto di super laboratori segreti militari – disseminati tra le ex repubbliche – pronti a preparare il terreno per le ‘biologic wars’, come la Voce ha ampiamente documentato nelle settimane scorse con tre inchieste dedicate all’Ucraina, alla Georgia e al Kazakistan.

Ma si trattava e si tratta – non ne dubitiamo – di missili e laboratori sempre molto ‘democratici’, in perfetto stile clintoniano, obamiano e, ora, bideniano.

Per tutti questi motivi ora Vladimir Putin sbotta: “Mosca fino ad oggi è stata imbrogliata e palesemente ingannata. E’ venuto il momento di dire basta”.

Come dargli torto?

 

OLIGARCHI CORROTTI VOLUTI DAGLI USA

E a questo punto non ci resta che ripassare alcune frasi appena pronunciate dal capo del Cremlino, quando ha firmato le carte del Dombass, subito attaccato a testa bassa dalle potenze occidentali, of course Usa in pole position, e gli scodinzolanti alleati NATO al seguito.

“In questi anni abbiamo assistito ad una rapina occidentale del popolo ucraino”.

“Nel 2018 in Ucraina si sono persi 6 milioni di posti di lavoro, il 18 per cento nel giro di un anno”.

“Il crollo economico è stato perpetrato non solo in modo diretto dai paesi occidentali, ma anche localmente tramite una rete di consulenti stranieri, ong e altre organizzazioni dislocate in Ucraina”.

“L’Ambasciata americana a Kiev controlla direttamente l’Agenzia Nazionale per la Prevenzione della Corruzione. Ma dove sono i risultati, dal momento che la corruzione persiste ed anzi è aumentata? Lo capiscono gli ucraini che il loro paese non è più nemmeno un protettorato, ma una colonia governata da burattini?”.

“Gli occidentali stanno pompando l’Ucraina con armi di distruzione di massa”.

“Negli ultimi mesi le attività dell’esercito ucraino sono state guidate da consulenti stranieri”.

“L’anno scorso, con la scusa dei ‘Giochi di guerra’, i contingenti militari NATO sono stati schierati in Ucraina. L’esercito ucraino, nei fatti, è già integrato nella NATO. Ma se l’Ucraina entra ufficialmente nella NATO, ciò costituisce una minaccia diretta alla sicurezza russa”.

Hunter Biden

“Le infrastrutture militari statunitensi si sono avvicinate molto alla Russia. La situazione continua a peggiorare nelle aree strategiche, così come in Romania e in Polonia, e nell’ambito del progetto americano di dispiegare sistemi difensivi anti-missile. Sappiamo tutti che i lanciatori dispiegati possono essere utilizzati per missili da crociera. Gli Stati Uniti stanno anche sviluppando sei missili standard che possono colpire nostri obiettivi”.

Nel suo lungo intervento, Putin ha sottolineato il peso sempre crescente, e soffocante, in Ucraina, delle oligarchie affaristiche che stanno massacrando l’economia e la popolazione.

A questo punto, è mancato solo l’affondo finale: ossia ricordare i colossali affari messi per anni a segno da Hunter Biden, il rampollo presidenziale, in terra d’Ucraina (ma anche in Cina, per fare un altro esempio).

Do you remember ‘Burisma’, la magica sigla che ha fatto incamerare miliardi di dollari nelle casse presidenziali, raccolti con la pala da Hunter sotto il vigile sguardo paterno?

 

 

 

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