Qui “passa lo straniero”    

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Un gigantesco raggiro, una spregiudicata truffa virtuale e tangibile trasforma un gioco nazional-popolare con origini antiche in inganno miliardario: il calcio è bluff, obnubilazione del dogma di partenza che ha infiammato le genti proponendo a nazioni, città, paesi e borgate, oratori salesiani e campetti improvvisati, il rito della passione campanilista, ora esasperata dall’aggressività e dal razzismo dei più esagitati, di ultras e hulligans che camuffano la violenza con il tifo. Il fenomeno è incomprensibile per gli umani non contagiati dal virus del calcio, ‘sport   più bello del mondo’, non fosse inquinato da travisamenti in allarmante incremento. Cari amici di Milano, Roma, Bologna, Genova, Firenze, Cagliari, Benevento, Crotone, La Spezia. Parma…amanti italiani del calcio: che lingua parlano i padroni delle vostre di squadre del cuore, citate in un elenco a seguire solo parziale? Parlano l’inglese, il cinese, dal momento che i principali acquisti sono di colossi americani ad eccezione delle milanesi ‘comprate’ da giganti della grande Cina. L’entusiasmo del prototipo di tifoso all’italiana potrebbe obiettare “ma chi se ne frega se la mia squadra è nelle mani d’oro di finanziatori stranieri? De Coubartin riposi in pace, importante è vincere non partecipare (con il rischio di retrocedere). E chi se frega se per vincere serve ‘comprare’ Vlahovic (giovanotto di talento pagato una cifra più che blu)? Certo al fanatico che tifa per la squadra ‘x’ conta battere la squadra ‘y’, odiata rivale. E con chi? Il supertifoso sorvola, esulta a prescindere. Non lo sfiora l’idea di dedicare attenzione e fede incrollabile negli undici che scendono in campo con l’amatissima maglia, originari dei Nigeria o turchia, Serbia. La dipendenza dalla droga mistificatrice impedisce loro di chiedersi “Ma che ‘ci azzeccano (intercalare del giudice Di Pietro, ‘Mani pulite) tanti stranieri nelle squadre di Roma, Milano, Napoli, eccetera?  Già chi se ne frega se per fare un caso limite il Napoli elenca tra i suoi giocatori di primo livello, di squadra dei titolari, due soli italiani, Di Lorenzo e Insigne (di rado tre se Spalletti preferisce Meret a Ospina)? Superano l’ottanta per cento di stranieri la Fiorentina, l’Udinese. Per quanto riguarda le big, valore molto alto anche per la Lazio, con il suo 74%. Juventus e Milan meglio, in organico rispettivamente 58 e 52 % di stranieri. La lista: Napoli 84% Fiorentina 81%, Udinese 80%, Lazio 74%, Bologna 73, Genoa 67, Inter 67%, Atalanta 65%, Roma 64%, Sampdoria 63, Juventus 58%, Torino 56%, Chievo 53, Empoli 53, Milan 52%, Cagliari 40, Sassuolo 38, Spal 34, Frosinone 28%, Parma 22%, ecc. ecc. Ok, va bene così per i drogati da calcio e l’immenso popolo degli appassionati hanno assimilato senza traumi da campanile l’evoluzione-involuzione della palla corda degli inizi del football dei semi dilettanti allo sbaraglio. Di non condiviso c’è solo l’impossibilità di club normali, non finanziati da multinazionali Usa e cinesi, da emiri, di competere con obiettivi ambiziosi. E anche nel mondo caleidoscopico del pallone il Pianeta registra la solita diseguaglianza ricchezza-povertà.  L’ultima big che ha ceduto ai milioni Usa è l’Atalanta, il contratto è di questi giorni, ma si può scommettere, non sarà l’ultima. Che sfizio: la nuova Salernitana di Nicola mette in confusione il Milan miliardario di Pioli e i corregionali del Napoli nel congratularsi per quella che solo una settimana fa sarebbe apparsa una impossibile missione, ringraziano e hanno una buona ragione in più per non sottovalutare il Cagliari di Mazzarri, posticipo di domani sera in Sardegna.

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