SETTORE RICETTIVO / PARLA IL NUMERO UNO DEGLI ALBERGATORI NAPOLETANI   

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Ci sono sensibili segnali di ripresa per il turismo di casa nostra, in vista della prossima Pasqua e, soprattutto, dell’estate.

Affrontiamo il tema del settore ricettivo con uno dei più noti albergatori a Napoli, l’avvocato Sergio Maione, titolare della catena ‘Prestige’ che, tra le altre, può contare sulla ‘storica’ perla dell’Hotel Vesuvio.

 

Facciamo il punto sull’andamento negli ultimi mesi. 

L’avvocato Sergio Maione

“Nel 2021, da giugno ai primi di dicembre, le cose sono andate abbastanza bene, i risultati sono stati discreti anche non se abbiamo certo raggiunto le ottime cifre pre covid, ossia quelle del 2019. Ma dall’Immacolata fino a qualche settimana fa gli arrivi sono crollati, in concomitanza con i dati crescenti sui contagi forniti dalle autorità che hanno creato un grosso allarme. Di conseguenza quasi tutte le prenotazioni sono state annullate. Da alcune settimane, per fortuna, la curva dei contagi è in sensibile discesa e lo stiamo verificando proprio in questi giorni, con una decisa ripresa delle prenotazioni”.

 

Quindi buone prospettive per i prossimi mesi?

“Se il trend continua in questo modo e il calo dei contagi diventa stabile, direi proprio di sì. Alla Pasqua mancano due mesi, quindi ci sono concrete possibilità di un buon numero di prenotazioni. E ovviamente le speranze sono ancora più fondate per la prossima estate. La scommessa, sempre se il quadro dei dati continua a migliorare, è quella di ripetere i risultati di quel 2019, che resta un imprescindibile punto di riferimento: le cose andarono bene per tutto l’anno, poi il patatrac con lo scoppio della pandemia. Ci spero concretamente, ma sarà molto difficile ripetere quell’exploit”.

 

Avete avuto ossigeno dai contributi pubblici?

“Pochissimo. Abbiamo avuto poche risorse per il 2020 e il 2021. E niente negli ultimi mesi, nei quali comunque abbiamo vissuto in una sorta di lockdown mascherato. Devo dire che la gestione politica e mediatica, proprio in questi mesi, non è stata certo delle migliori: la gente da noi è stata terrorizzata, è stato ingenerato un forte panico. Basta confrontare i titoli di apertura dei giornali: da noi 4 su 5 hanno aperto sempre con la pandemia, esattamente il contrario di quello che è successo nei maggiori paesi europei”.

 

E adesso c’è anche il caro bollette da fronteggiare…

“Una grossa tegola che ci piomberà sulla testa a brevissimo. E lo sapremo con la prossima bolletta. Per l’ultimo biennio abbiamo potuto contare su un contratto bloccato, che è scaduto a fine 2021. Adesso c’è mercato libero e staremo a vedere. Il nostro non è un settore energivoro, ma comunque il costo delle bollette pesa sui nostri bilanci. Pensate, tra gas ed elettricità nel 2019 abbiamo speso ben 550 mila euro, mentre nei due anni successivi il costo ovviamente si è ridotto per la ben minore attività. Adesso stiamo a vedere cosa decide il governo, in che modo e in che misura intende aiutare le imprese in questa difficilissima contingenza energetica: e quindi dobbiamo vedere cosa succede per il nostro settore”.

 

Siete riusciti in quei due anni a mantenere o no i livelli occupazionali?

“Sì, siamo riusciti a non licenziare nessuno, facendo ricorso alla cassa integrazione. Nel frattempo, però, parecchi addetti hanno cambiato mestiere. Per cui nei prossimi mesi ci troveremo con il problema di assumere nuovo personale: e non è semplice, perché è difficile trovare delle valide professionalità. Noi ne abbiamo parecchie e ce le teniamo ben strette”.

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