A torso nudo

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Brevi chiose sul Sanremo numero 72 (come gli anni di Ranieri, 5 meno di Morandi, 6 meno di Orietta Betti, dieci meno di Iva Zanicchi, 5 più di Ornella Muti).  Maneskin, rock sfrenato, che nel grande frastuono di chitarre elettriche e batteria colpita con giovanile baldanza, per capire una parola del testo devi cercarlo su internet. A) Oltraggia il pudore e la sobrietà il nudo a metà di Achille Lauro che non è nipote del comandante monarchico, sindaco di Napoli negli anni ’50. Lo stravagante personaggio, che ben rappresenta le difficoltà di fare buona musica senza stupire con strambi surrogati estetici, un anno fa in calza maglia trasparente, per esibire il ‘pacco’ dell’apparato sessuale, ha perfezionato i precedenti exploit psicofisici con l’offerta di torace e pancia nudi pieni di tatuaggi, con un fiore rosa in mano, pantaloni in pelle Gucci, gioielli Bulgari e niente scarpe! Il clou dell’esibizione è arrivato dopo l’ultima nota di ‘Domenica’, modesto copia-incolla di una canzone precedente, ma con il plusvalore di un suggestivo coro gospel. Il ‘geniale’ prodotto della moderna discografia ha sfiorato la blasfemia mimando la cerimonia del battesimo, omaggio, a suo dire, alla madre che lo ha generato. Memorizzate questo nobile esempio della sua statura di chansonnier erede dell’Alighieri: “Mi sono interrogato sul senso del mio essere di passaggio, del mio essere umano. Il palco è lo stesso di sempre. Io, invece, no”. Alleluia. B) L’esordio della prima serata con questa performance ha il merito di aver dirottato l’ascolto con un clic del telecomando sul ‘Martedì’ di La7. Lo zapping del dopo Floris ha introdotto una breve parentesi di riconciliazione con la kermesse canora: se non si eravamo distratti dalla conturbante immagine della gamba  sporgente  nuda dal nero di un abito tres chic, che fasciava il bel corpo di Ornella Muti, ha catturato l’attenzione l’interessante alternativa al mito di star cinematografica. Il suo sano e condiviso rispetto per la natura è stato svelato dal dono ad ‘Ama’ di un albero e dall’appello a operare in difesa dell’ambiente “per lasciare alle nuove generazioni un mondo migliore”, ma anche dal sì alla cannabis terapeutica confidato a un intervistatore. C) Non è l’unica sorpresa e contrasta gli eccessi di euforia mimica e verbale di Amadeus (che non perde l’occasione per promuovere la moglie Giovanna, presente ma a che titolo? nei suoi programmi, questo Sanremo incluso, anche con il figlio) per la doppia comparsa sul palco dell’Ariston dei rockettari Maneskin, fenomeno mediatico più che musicale del momento.

I media danno le pagelle ai dodici che si sono esibiti ieri sera: 6 ‘politico’ ad Achille Lauro, un tondo 9 a Mohamood & Blanco, 8.5 a Dargen D’Amico, 7.5 a Morandi, all’under Rkomi e a Bravi. Un altro 9, più tanti  ‘like’ a Rappresentante di Lista, binomio che non fa mistero della sua collocazione politica. Veronica Lucchesi ha concluso l’esibizione di ‘Ciao, ciao’ con il braccio in alto e l’inequivocabile pugno chiuso, gesto che il fogliaccio del giornale berlusconiano oggi condanna con la schiuma alla bocca come ‘simbolo ideologico dell’antisistema, ma nulla ha mai detto delle conduttrici di Tg Rai che contrastano con la laicità dell’Italia esibendo crocifissi di tutte le fogge e le dimensioni, ben visibili sul petto.

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