Exibition di palestrati

Condividi questo articolo

A mostrare i bicipiti con sfondo di bandiera nera è la borgatara Meloni. Ringrazia Salvini per la sua ultima cavolata e dichiara guerra allo sfrangiato centro destra, che per bocca dell’inconsistente Tajani prova a far dimenticare il convinto sì alla candidatura della Casellati. La seconda carica dello Stato ha interpretato a modo suo il bon ton di cui si vanta. In corso di votazione sul proprio nome, con raro charme ed elevato rispetto istituzionale ha smanettato sul suo smartphone per sommare i suoi, mentre con Fico presiedeva la seduta congiunta di senatori e deputati. Resterà nella memoria degli italiani la smorfia di rabbiosa delusione per la bocciatura che ha sventato il rischio di vederla nel ruolo di prima donna Presidente della Repubblica. Ha gonfiato i pettorali anche Di Maio, a torto ritenuto un mite pentastellato: con piglio da leader vero del movimento, ha messo a cuocere sulla graticola Conte, presidente dei 5Stelle. Lo ha colto in fallo, in amichevole e solidale colloquio con l’ex nemico Salvini, forte dell’incauto ‘like’ di Grillo. Progettavano di imporre alle Camere riunite, senza neppure averla consultata, la candidatura della stimatissima Belloni. Renzi, in versione di volpe astuta e ben informata della politica, pur riconoscendole un curriculum di altissimo profilo, ha negato con motivazioni incontestabili i presupposti istituzionali della candidatura.

Il capitolo della possanza fisica, sfoggiata dal ministro degli esteri e dalla destrofila capintesta dell’opposizione, molto s’avvicina al diffuso, pericoloso e poco comprensibile sfoggio di temerarietà ai limiti del potenziale umano di quanti praticano lo sport estremo o attività collaterali.

Cos’è la normalità e cosa s’intende per eccezione, cosa il fuori schema o il fuori dal coro, l’istinto di sopravvivenza e l’attrazione fatale per il pericolo, la prudenza e l’incoscienza, la tutela dell’io e l’autolesionismo, il gioco delle bocce e gli sport estremi; remare su un gozzetto nelle acque chete di un laghetto e la traversata oceanica in solitudine di spregiudicati skipper, la corsa nei sacchi e la maratona di New York corsa da Jo Mac Pherson, cuore matto in cura cardiologica?  È arduo indagare sul perché degli sport estremi, che richiedono velocità, prontezza di riflessi, forza fisica, ma soprattutto una notevole dose di vocazione alla sfida, premessa di imprese umane al limite del disumano. Chi aggredisce le difese della natura e perché? A lungo il confronto-scontro con il pericolo è stato addebitato a soggetti con personalità deviate. Analisi recenti suggeriscono che è soprattutto dei giovani ricercare il rischio, spesso con la conseguenza di incidenti mortali. Non è uno sport estremo, ma molto vi somiglia: in piena notte, all’uscita dalle discoteche, giovani alla guida dell’auto, da strade secondarie si lanciano a tutta velocità su arterie nazionali, alla ricerca dello scontro. Per il ‘piacere’ di sensazioni forti ci lasciano la vita. Si attivano le scienze abilitate a definire il fenomeno, indagano l’‘io’ dei giovani ‘incoscienti’, ma non approdano a certezze, non sono esaurienti, non hanno chiavi di lettura incontestabili per capire la ‘follia’ dei ragazzi che si lanciano nel vuoto dal terzo piano dell’albergo durante i loro viaggi vacanza, l’assurdo di rimanere pericolosamente sui binari mentre sopraggiunge un treno. La psicologia suppone che l’azzardo nasconda incertezza, egocentrismo, arroganza, vanità. Il verdetto vale anche per l’esibizione da palestrati di Di Maio e della Meloni?

Condividi questo articolo

Lascia un commento