Dignità oltraggiata

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Nel mare dell’inconsistenza, che nel primo round del voto per la successione di Mattarella ha inondato i Parlamento con oltre settecento schede immacolate, spuntano isolette dell’indecenza istituzionale di stolti fantocci, guitti da teatrini di sperdute periferie, presenti nel contesto teoricamente severo dell’aula dove se ne stanno a braccetto deputati e senatori per scegliere il nuovo Capo di Stato. Che idea si sarà fatta il mondo, dopo il disvelamento dei voti? Incredulo, avrà rivalutato in basso la stima per il nostro Paese. Auto esclusi dal gioco politico della prima, inutile votazione, alcuni ‘grandi elettori’ hanno trasformato il privilegio di scegliere il nuovo presidente in burla, sberleffo, peggio, in insulto alla dignità del Parlamento. Lo spoglio racconta la scomposta provocazione di alcuni voti per il mitico portiere della nazionale Dino Zoff, Mauro Corona, folcloristico interlocutore di Bianca Berlinguer, il buffo Antonio Razzi, il quasi centenario Piero Angela, il calciofilo Lotito, il  Signorini incredibile giullare del pettegolume, il conductor della ‘Zanzara’. Buttato lì, da un paio di destrorsi, è comparso un paio di volte il nome del giudice di destra-destra Nordio; su tre schede, forse nella religiosa speranza di resurrezione il nome di Craxi, su altre quello di Lauro di ‘Un giorno da pecora’ e in crescendo, su quattro il ‘Porta a porta’ Vespa. Sono un quasi plebiscito i trentasei voti di Maddalena, espressi da ex grillini. Sedici volte compare il nome di Mattarella, che l’Italia della gente con sale in zucca continua a pressare perché non percorra fino in fondo il viale del tramonto.

Fa capolino, ma nessuna sorpresa, il tifo da ultra di sette soggetti che con la formula da Ventennio del ‘me ne frego’ ignorano il ritiro dalla competizione del loro benefattore e scrivono sette volte Berlusconi sulla scheda. Egli gongola e chissà ritenga sul serio verosimile un ripensamento, una nuova versione del ‘salto della quaglia’, un rimettersi in gioco.  Covid, stress psicofisico, cuore matto.  Alle motivazioni sanitarie per godere  degli oramai ciclici rinvii del processo Ruby ter, mancano il ‘meritato riposo’ post performance sessuali di non meglio specificata intensità, crisi isteriche da ridimensionamento stabile delle intenzioni di voto per Forza Italia, la preoccupante cistite dell’amata cagnetta, la serie di ‘extrasistole’ provocate dagli  infortuni dell’immarcescibile Ibrajmovic,  centravanti old style del Milan, squadra  che abita nell’anima rossonera di Berlusconi   anche dopo l’‘exodus’ dallo storico club;  l’emergenza di un molare cariato, il valore del Psa, ‘antigene prostatico specifico’, in salita, il rammarico per l’amore non corrisposto di Iva Zanicchi, il dolore di un ditone del piede deformato da artrosi senile, dolori viscerali da convivenza coatta con Tajani, segni di frustrazione per le numerose caricature di Crozza e compagni, travasi di bile per  il credito universalmente riconosciuto a Draghi,  l’ira funesta per i giudizi dispregiativi dell’Europa. Tutte quisquilie? Rinnegate, restituirebbero al ‘meno male che Silvio c’è’ la libido per ricandidarsi alla presidenza della Repubblica.

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