Un’angela sul colle

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Non è un errore ‘angela’, ecco perché:

peccato, per abitare il Quirinale nel settennato della Presidenza della Repubblica, la Costituzione dichiara che chiunque può candidarsi, ma se ha compiuto i 50 anni, se gode dei diritti civili e politici e se ha la cittadinanza italiana.

Anziché dar scandalo con le nostre beghe rissaiole, chissà, potremmo supplicare Angela Merkel, appena concluso con successo il mandato di cancelliera tedesca, di venire a liberarci di fronzoli, schermaglie da bulli, caos matto della partitocrazia, e inconcludenza operativa.  Merkel è, ovvio, solo una delle ipotesi perseguibili, in risposta alla domanda “perché solo il calcio può esercitare la xenofilia e riempire le squadre di neri, di gialli?” Si potrebbe obiettare: ma così, dell’orgoglio nazionale che ne facciamo, stracci? Esattamente il contrario. Acclarato l’insormontabile gap decisionale, che impedisce all’Italia di sancire l’accordo su un candidato non divisivo, condiviso, l’Italia, con il sì di una figura autorevole e priva di ombre, metterebbe in mostra, oltre allo splendore dei trofei guadagnati per le smisurate bellezze naturali e il suo immenso patrimonio artistico, anche il valore aggiunto di Paese a respiro internazionale, che accoglie un ospite di alto spessore nel cuore dello Stato. Paradosso? Certo, ma cos’altro è l’insostenibile danza tribale della politica italiana,  paralizzata da veti incrociati?

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