EMERGENZA COVID / CUCCU’! TERMINA A DICEMBRE 2022. E NON LO SAPEVAMO

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Praticamente non lo sa nessuno, a tutti i cittadini la notizia è stata accuratamente nascosta. I media di regime tacciono, insabbiano e depistano.

Ecco, invece, cosa ha architettato il governo, a cavallo tra fine 2021 e inizio 2022, quale regalo ha preparato per gli italiani.

L’emergenza, all’insaputa di tutti, è stata prorogata a fine 2022. Avete letto bene: 31 dicembre 2022, quindi altri 12 mesi – DODICI – a botte di Super Green Pass, facendo strage di tutte le più elementari libertà, prendendo a calci i basilari principi di ogni democrazia, stracciando letteralmente la carta costituzionale.

Senza che nessuno nuova un dito. Senza che si sia alzata o si alzi una sola protesta. Senza che voli una mosca. Come neanche ai tempi del Duce, e invece in presenza di un Monarca Assoluto, Mario Draghi, che rischia di diventare il primo capo-re di una repubblica ormai delle banane (marce), soprattutto dopo il quasi scontato plebiscito per il Quirinale.

Sfogliate un qualsiasi dizionario, anche il più sgarrupato, senza dover necessariamente rivolgervi al mitico Devoto Oli. L’emergenza è uno stato provvisorio, dettato dal principio di necessità: è evidente, quindi, che   debba avere una durata assolutamente limitata nel tempo.

Come può mai giustificarsi, quindi, un regime emergenziale che duri per mesi, e perfino per anni? Quale logica può mai avere, in questa circostanza, un provvedimento adottato a fine 2021 e che termina (a meno di ulteriori proroghe) addirittura oltre un anno dopo, e cioè a fine 2022?

Passiamo ai documenti, alle carte che cantano da sole, agli articoli di legge (sic). C’è da rabbrividire.

Il golpe bianco – perché in nessun altro modo può essere definito – nasce due mesi fa, lo scorso novembre. E viene orchestrato presso il ministero dell’Economia e delle Finanze, retto da un fedelissimo del premier, Daniele Franco, trascorsi ai vertici di Bankitalia.

Daniele Franco

Il disegno di legge, allestito dal dicastero, è stato comunicato alla presidenza del Consiglio l’11 novembre, quindi annunciato nella seduta numero 379 del 16 novembre 2021, e classificato nel capitolo “Proroga di termini, malattie infettive e diffusive, informazione, apparecchi telefonici”. Un disegno, quindi, che comprendeva molte cose, ‘omnibus’ in gergo tecnico: ottimo, quindi, per nasconderci dentro una sorpresa.

Prende quindi le fattezze – proprio come un ‘mostrum’ giuridico – di ‘disegno di legge 24448-quinquies’, sotto le spoglie del ‘Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024’.

Il sopra descritto ‘mostrum’ – frutto delle più accurata ingegneria giuridica di casa nostra, unita ad un bizantinismo amministrativo che più all’avanguardia non si può – approda infine in Senato con l’anno nuovo, per la precisione il 16 gennaio.

Siamo al passaggio clou. E cioè “l’articolo 6, comma 6, del decreto-legge 30 aprile 2020, numero 28, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2020, numero 70”.

Ed ecco l’artificio, la magia: la precedente dicitura relativa alla scadenza “e comunque entro il 31 dicembre 2021” viene sostituita con una più aggiornata, “e comunque entro il 31 dicembre 2022”. E voilà, il gioco è fatto.

Ma chi era mai il Mago Silvan al cospetto dell’ormai primo prestigiatore al mondo, il nostro Monarca Draghi?

Una sola nota aggiuntiva.

Ciò è successo proprio nei giorni in cui moltissimi paesi, soprattutto europei (tranne la Francia), stanno allentando tutte le restrizioni fino ad oggi previste.

Ciò succede quando ormai si moltiplicano studi e ricerche secondo cui la pandemia si sta endemizzando e il covid, man mano, si sta trasformando in una forte influenza stagionale con la quale abbiamo sempre convissuto e dovremo convivere, senza far ascendere in campo i carri armati.

Ma da noi l’Emergenza è ormai diventata la vera ragion di Stato. Di questo Stato che ormai non rappresenta più gli italiani. E che – in modo emblematico – sta per trasformarsi direttamente in Monarchia, senza neanche passare attraverso una classica repubblica presidenziale.

Tanto il Parlamento è ormai assonnato da anni e anni…

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