Salvini-Berlusconi: per capire non ci vuole la zingara

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Non la palla di vetro,  neppure il millantato credito di Nostradamus previgente, non le fantasie sul futuro degli Incas e tanto meno quantità abnormi di ‘sale in zucca’: era davvero semplice intuire che il malefico Salvini, paradigma dell’ambiguità, avrebbe usato il protagonismo velleitario di Berlusconi come sprovveduta esca per pescare nel mare torbido del bluff e umiliare il già frustrato capintesta di Forza Italia. Obiettivo? Il per nulla indecifrabile proposito di suscitare lo sdegno del Paese con l’ipotesi di un impresentabile in corsa per il Colle. Sorprende invece scoprire come l’inganno abbia annebbiato la vista non solo a mister bunga-bunga e ai suoi fedeli sudditi privi di alternative per esistere politicamente, ma anche agli addetti ai lavori, nutriti a pane e politica da mane a sera, che hanno dato credito al fasullo vertice del centro destra per l’incoronazione di ‘meno male che Silvio c’è’ ad atout per scardinare il fortino nemico e insediare la destra sul Colle. Nella vignetta, che ho pubblicato ieri sul profilo Facebook, l’infido binomio Salvini-Meloni dava il via alle fiamme per bruciare la candidatura dell’ingenuo Berlusca e sventare un secondo ‘no’ del centrosinistra alla vera candidatura della destra. Una delle malsane intenzioni dei due marpioni sembra puntare su Letizia Moratti, vice presidente del governatore Fontana, politica di lungo corso e imprenditrice, dunque come Berlusconi in conflitto d’interessi già ora, ma assolutamente come capo dello Stato. Nel suo profilo, ricco di incarichi istituzionali, anche quanto segue: nel 2016 condannata dalla Corte dei conti a versare al Comune di Milano poco meno di 600.000 euro per due voci di spesa e cioè per 11 incarichi dirigenziali esterni a non laureati (1,9 milioni), e retribuzioni ritenute troppo onerose (più di un milione ad addetti stampa). Per i magistrati l’operato della Moratti rientra nella tesi della “Grave colpevolezza, nello scriteriato agire, nel disinteresse del principio di legalità ed economicità richiesto al vertice comunale (al sindaco, ndr)”. Nel ruolo di vice di Fontana, la Moratti ha scatenato una bufera di proteste per la richiesta ad Arcuri, ex commissario all’emergenza pandemia, di accelerare la consegna di vaccini Covid alla Lombardia, perché “zona più colpita, più densamente popolata e che contribuisce più di altre regioni al Pil”: che dire, un bell’esempio di comportamento divisivo, alla Berlusconi.  Il secondo cavallo in pista è Marcello Pera, ex socialista, approdato a Forza Italia. Si dichiarava ateo e non credente, ma si è convertito e ha teorizzato l’avvicinamento della politica alla religione cattolica. Nella sua fase di socialista si è recato ad Hammamet, in visita alla tomba di Bettino Craxi che definisce “patrimonio della Repubblica”. Più tardi dichiarerà:: “Quei politici che, come Craxi, attaccano i magistrati di Milano, mostrano di non capire la sostanza grave, epocale, del fenomeno”.  Da giustizialista, all’epoca di ‘Mani Pulite’, diventa garantista e critica gli “eccessi” del pool di Milano, schierato in difesa di Berlusconi che in precedenza aveva descritto: “A metà strada tra un cabarettista azzimato e un venditore televisivo di stoviglie”. In quota Berlusconiana, Pera  critica i magistrati di Milano per una vicenda che coinvolge Paolo, fratello di Silvio e fonda il movimento che consente il finanziamento pubblico de ‘Il Foglio’ di Giuliano Ferrara. Che dire, un altro personaggio sicuramente divisivo.

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