MEDIA EUROPEI / SI SCUSANO CON I LETTORI PER IL SERVILISMO PRO GOVERNATIVO. E DA NOI ?

Condividi questo articolo

I principali media europei fanno una clamorosa marcia indietro e alcuni, addirittura, arrivano a scusarsi con i loro lettori per le fake news diffuse a proposito della pandemia e per aver amplificato panico & terrore tra la popolazione, seguendo le linee-guida tracciate dai loro governi.

Meglio tardi che mai. Dal momento che l’informazione taroccata è stato uno degli ingredienti fondamentali per raggiungere un quasi totale asservimento dei cittadini, pronti ad obbedire a qualunque diktat calato dall’alto.

Forse oggi – c’è proprio da augurarselo – si cominciare a voltare pagina.

Vediamo subito cosa è successo, per fare due esempi, in Germania e in Danimarca.

 

LE SCUSE DELL’AUTOREVOLE ‘BILD

Il caporedattore del più autorevole (e più diffuso) quotidiano tedesco, ‘Bild’, si è scusato per come il suo giornale ha dato, fino ad oggi, le notizie sul covid; in particolare – specifica – per aver “terrorizzato” i bambini.

In un intervento consegnato alla telecamera, Julian Reichelt chiede ufficialmente “scusa” per le notizie diffuse da Bild, che erano “come veleno” e, con riferimento ai non vaccinati, “ti faceva sentire come un pericolo mortale per la società”.

Ecco le sue parole rivolte ai minori. “Ai milioni di bambini di questo Paese, voglio esprimere qui ciò che né il nostro governo né il nostro Cancelliere osano dirvi. Vi chiediamo di perdonarci”.

Julian Reichelt

“Perdonateci per questa politica che, per un anno e mezzo, vi ha reso vittime di violenze, abbandono, isolamento e solitudine”.

Non è un caso, infatti, che nello stesso periodo in Germania (e certo non solo) sia aumentato in modo sensibile il numero dei suicidi e il tasso di depressione infantile.

Così continua Reichelt nella sua pubblica ammenda: “Abbiamo convinto i nostri figli che avrebbero ucciso la nonna se avessero osato essere quello che sono, bambini. O se hanno incontrato i loro amici. Niente di tutto ciò è stato scientificamente provato. Quando uno Stato sottrae diritti ad un bambino, deve dimostrare che così facendo lo protegge da un pericolo concreto ed imminente. Questa prova non è stata mai fornita. Tutto è stato sostituito da una propaganda che presentava il bambino come un vettore della pandemia”.

Il caporedattore di Bild ha sottolinea come le voci moderate che hanno cercato di offrire prospettive più calme sulla pandemia “non sono mai state invitate al tavolo degli esperti”.

Reichelt invita poi le autorità ad aprire scuole e palazzetti dello sport al posto dei seggi elettorali, avvertendo che “coloro che hanno imposto misure di blocco totale avranno sulla coscienza e lasceranno nei libri di storia una moltitudine di anime innocenti”.

Parole che pesano come macigni.

 

“ABBIAMO FALLITO”, AMMETTONO I DANESI

Non meno significative, e altrettanto pesanti, quelle pubblicate sul tabloid più antico della Danimarca, ‘Ekstra Bladet’.

Un editoriale, che esprime quindi il parere sia del direttore che della proprietà, chiede pubblicamente scusa ai lettori per aver riportato le narrazioni del governo sulla pandemia “senza metterle in discussione”.

Abbiamo fallito”, è il titolo senza fronzoli del fondo, un titolo che più chiaro e diretto non si può.

“Per quasi due anni noi – la stampa e la popolazione – siamo stati quasi ipnoticamente preoccupati dai dati quotidiani delle autorità sul coronavirus. Abbiamo osservato le oscillazioni del pendolo numerico quando si trattava di contagiati, ricoverati in ospedale e morti per covid. E ci è stato dato il significato dei più piccoli movimenti del pendolo stabiliti da esperti, politici, autorità, che ci hanno costantemente avvertito del mostro coronavirus per poter colpire nell’oscurità della notte”.

L’editoriale continua in modo (auto)impietoso, come in una sorta di catarsi liberatoria: “La costante allerta mentale ha logorato tremendamente tutti noi. Ecco perché anche noi, la stampa, dobbiamo fare il punto sui nostri sforzi. E abbiamo fallito. Non siamo stati abbastanza vigili al cancello del giardino quando le autorità hanno dovuto rispondere a cosa significasse effettivamente che le persone sono ricoverate in ospedale con il coronavirus e non a causa del coronavirus. Perché fa la differenza. Effettivamente, i numeri ufficiali dei ricoveri hanno dimostrato di essere del 27 per cento superiori rispetto alla cifra effettiva di quanti ce ne sono in ospedale, semplicemente perché hanno il coronavirus. Lo sappiamo solo ora”.

Continua l’editoriale del primo quotidiano danese: “Certo, sono in primo luogo le autorità che hanno la responsabilità di informare la popolazione in modo corretto, accurato e onesto. I messaggi delle autorità e dei politici ai cittadini in questa crisi storica lasciano molto a desiderare. E quindi mentono quando parti della popolazione perdono di fiducia in loro. Un altro esempio: i vaccini sono costantemente indicati come la nostra ‘superarma’. E i nostri ospedali li hanno chiamati ‘superospedali’. Tuttavia questi super-ospedali sono apparentemente sotto pressione, anche se quasi l’intera popolazione è armata con una super-arma. In altre parole, c’è qualcosa qui che non merita il termine ‘super’. Che si tratti dei vaccini, degli ospedali o di un misto di tutto questo, è un’ipotesi per ogni uomo. Ma almeno la comunicazione delle autorità alla popolazione non merita in alcun modo il termine di ‘super’. Anzi”.

Quando mai cominceranno i nostri media, genuflessi di fronte a Sua Maestà Draghi, a chiedere scusa ai loro lettori traditi?

Nel fondo di ‘Ekstra Bladet’ si fa esplicito riferimento ad una sorta di ipnotizzazione di massa.

 

PSICOSI DI MASSA SCIENTIFICAMENTE ORCHESTRATE

A questo proposito, è molto istruttivo scorrere in rapida carrellata alcuni tra i più significativi passaggi contenuti in un lungo podcast (circa tre ore) firmato da Robert Malone, lo scienziato che ha inventato la tecnologia vaccinale mRNA e quindi ne conosce tutti i segreti. Un ricercatore oggi ‘contro’, e per questo più volte censurato dai media e dai social di regime (ad esempio, è stato appena bannato da Twitter).

Robert Malone

Malone parla di ‘Formazione di psicosi di massa’ (‘mass formation psychosys’) nel contesto della pandemia e spiega come “la popolazione globale sia stata manipolata per farla rimanere in uno stato costante di ansia isterica attraverso la formazione di psicosi di massa”.

Una sorta di “impazzimento collettivo”, chiarisce Malone, “una pazzia che però ha del metodo”. “Quando hai una società dove gli individui sono disaccoppiati gli uni dagli altri e hai un’ansia fluttuante, nel senso che le cose non hanno senso e quindi l’attenzione delle persone viene focalizzata da un leader o da una serie di eventi su un piccolo punto, proprio come l’ipnosi, i cittadini vengono letteralmente ipnotizzati e possono essere condotti ovunque”.

Continua Malone: “E uno degli aspetti di quel fenomeno è che le persone che identificano come i loro leader, quelle che entrano e dicono ‘hai questo dolore e io posso risolverlo per te’, poi seguiranno quella persona. Non importa se ha mentito o altro. I dati sono irrilevanti”.

“Avevamo tutte quelle condizioni. Prima del 2019 tutti si lamentavano, il mondo non ha senso e siamo tutti isolati l’uno dall’altro. Poi è successa questa cosa qui, il covid, e tutti si sono concentrati su di essa. E’ così che si verifica la psicosi di massa ed è quello che è successo qui”.

Non solo Malone, comunque, ad evidenziare tali fenomeni che non è azzardato definire ‘distopici’. Ad esempio, la reporter inglese Laura Dodsworth racconta come gli scienziati britannici, che lavorano come consulenti del governo, hanno ammesso di aver utilizzato “metodi non etici” e “totalitari” per “instillare paura nella popolazione al fine di controllarne i comportamenti durante la pandemia”.

Il ‘London Telegraph’ riporta i commenti di alcuni membri del ‘Scientific Pandemic Influenza Group on Behavior’ (SPI-B), un sottocomitato del ‘Scientific Advisory Group for Emergencies’ (SAGE), il principale gruppo consultivo scientifico del governo.

Laura Dodsworth

Il report cita un briefing del marzo 2020, quando è stato deciso il primo lockdown, in cui si sosteneva che l’esecutivo avrebbe dovuto “aumentare drasticamente il livello percepito di minaccia personale” rappresentato dal covid, perché “un numero considerevole di persone non si sente ancora sufficientemente minacciato sotto il profilo personale”.

Incredibile ma vero.

Un ricercatore della SPI-B ammette che “a marzo 2020 il governo era molto preoccupato per la conformità e pensava che le persone non avrebbero voluto essere messe in lockdown. Ci sono state discussioni sulla necessità della paura per incoraggiare la conformità e sono state prese decisioni su come aumentare la paura”. E aggiunge: “L’uso della paura è stato decisamente eticamente discutibile. E’ stato come uno strano esperimento. Alla fine si è ritorto contro, perché le persone sono diventate troppo spaventate”.

Un altro scienziato, e componente del SPI-B, sottolinea di essere rimasto “sbalordito dall’armamento della psicologia comportamentale” nell’ultimo anno e avverte che “gli psicologi non sembrano accorgersi di quando diventa manipolativa”.

Dalla Gran Bretagna al Canada il passo non è così lungo. L’esercito di Ottawa, infatti, ha lanciato un programma di operazioni psicologiche – le ben note ‘psy ops’ – con (o meglio, contro) i propri cittadini nei giorni della pandemia, con l’ordine di amplificare i messaggi governativi e “scacciare la disobbedienza civile”.

Scrive l’Ottawa Citizen: “I leader militari canadesi hanno visto la pandemia come un’opportunità unica per testare le tecniche di propaganda su un pubblico ignaro”.

 

Condividi questo articolo

Lascia un commento