FOOD AND DRUG ADMINISTRATION / UN CEFFONE DAL TRIBUNALE DEL TEXAS

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Clamorosa sconfitta, negli Usa, per la ‘Food and Drug Administration’ (FDA), che aveva chiesto in pratica di secretare tutti i documenti presentati dalla Pfizer per ottenere l’autorizzazione finale al suo vaccino.

Il tribunale del Distretto Nord del Texas, infatti, ha appena imposto alla FDA di rendere disponibili carte & documenti ad un ritmo di 55 mila pagine al mese, per completare l’operazione di ‘trasparenza’ entro 8 mesi, a partire da marzo prossimo, e non in ben 55 anni come voleva la FDA!

Un bruciante ko per il potentissimo ente che ha il controllo assoluto sulla produzione e commercializzazione di cibi, tabacco e, soprattutto, farmaci negli Stati Uniti. Sostenendo di aver scarso personale a disposizione (una scusa che fa ridere i polli), FDA aveva chiesto di poter effettuare le ‘desecretazioni’ in tutta calma, poche centinaia di pagine al mese, per arrivare – udite udite – a completare il tutto nel 2076!

Sul fronte opposto, una sonante vittoria per le associazioni ‘Public Health’ e ‘Medical Professionals for Trasparency’ che raggruppano un paio di centinaia tra medici, scienziati, ricercatori, funzionari della sanità pubblica e invocando il basilare ‘Freedom of Information Act’ (FOIA) sono riuscite a vincere il contenzioso.

Dichiara a botta calda uno dei loro legali, Aroon Siri: “Una grande vittoria per la trasparenza che rimuove una morsa che le autorità ‘sanitarie’ hanno avuto sui dati, perché gli scienziati indipendenti devono offrire soluzioni e affrontare seri problemi con il programma vaccinale. Una decisione, quindi, che è caduta dalla parte della trasparenza e della legalità”.

Nella sua storica sentenza, il giudice texano Robert Pittman rammenta che la FOIA è finalizzata a ‘garantire una cittadinanza informata, vitale per il funzionamento di una società democratica’ nonché a ‘perforare il velo del segreto amministrativo e per aprire l’azione dell’agenzia alla luce del controllo pubblico’.

Marion Gruber

Sottolinea poi che “Il Congresso ha riconosciuto da tempo che ‘le informazioni sono spesso utili se tempestive’ e che, quindi, ‘un ritardo eccessivo da parte dell’agenzia nella sua risposta equivale a negare”.

E rimarca la fondamentale importanza pubblica della questione sul tappeto: “potrebbe non esserci una questione più importante alla FDA rispetto alla pandemia, al vaccino Pfizer, alla vaccinazione di tutti gli americani”.

Ha destato scalpore, in molti americani e soprattutto tra molti medici, la repentina autorizzazione concessa il 23 agosto scorso all’uso del vaccino Pfizer in via definitiva (e quindi non più ‘emergenziale’), bypassando le tempistiche previste, secondo cui il vaccino avrebbe potuto e dovuto ottenere l’ok finale solo a dicembre 2023, dopo lo svolgimento dei test, delle sperimentazioni e dei ‘trials’ programmati.

E’ ciò ha fatto dire a molti che l’uso di quel vaccino rendeva i cittadini-pazienti delle vere e proprie cavie, su cui effettuare a quel punto tutti i test mancati all’appello.

Una decisione dirompente, del tutto anomala, non accettata da un membro storico nella compagine di vertice FDA, Marion Gruber, da 32 anni in servizio e da parecchi responsabile dello strategico ‘Office of Vaccines Research & Review’: si è dimessa dopo tre giorni, così come ha fatto il suo vice, Phil Kraus.

Non basta. Perché una esplosiva inchiesta dell’autorevole ‘British Medical Journal’ ha mostrato tutte le profonde carenze e mancanza di scientificità nei trials condotti da Pfizer. Il che ha ulteriormente sconcertato un numero sempre maggiore di americani.

La stessa politica del presidente Joe Biden sul fronte dei vaccini è stata

aspramente attaccata da molti Stati, ben 26 su 50, che si sono rivolti, spesso con successo, ai tribunali per chiedere l’annullamento dei provvedimenti restrittivi, soprattutto in tema di lavoro.

Ciliegina sulla torta, la fresca nomina, sempre da parte del governo Usa, del nuovo commissario FDA, dopo un anno di tentennamenti alla ricerca del personaggio giusto. La scelta infine è caduta su un ricercatore che più in conflitto d’interessi non si può, Robert Califf, consulente di molte aziende farmaceutiche.

Come del resto lo è stato il predecessore scelto da Donald Trump, Scott Gottlieb, che addirittura, dopo il biennio 2018-2019 trascorso alla guida della FDA, è passato armi e bagagli a bordo (e nel board) di Pfizer: proprio la star dei vaccini cui la benevola FDA ha dato quel più che anomalo disco verde.

 

 

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