Una Lega “NoVax”

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Il caso Djokovic finisce in lite giudiziaria e coinvolge il governo australiano, il vertice del torneo di Melbourne, lo staff di legali del campione serbo, gli uni contro gli altri armati, per capire se il numero uno del tennis mondiale o chi per lui hanno ignorato i dispositivi antiCovid e immaginato di mettere sul tavolo il potere contrattuale del giocatore, star ambitissima dell’Australian Open 2022, in grado con la sua presenza di garantire agli organizzatori il sold out di pubblico, o se cavilli normativi hanno indotto Djokovic ad aggirare le norme di sicurezza fissate per la partecipazione a eventi sportivi. L’insolito quesito rimbalza in Italia, in questo giorno di festa, dell’Epifania, scelto dalla Lega Calcio per riprendere il percorso del campionato. È probabile che la decisione sia nata quando la maledetta pandemia non aveva ancora spaventato, con l’impennata di contagiati e decessi. Ora, ci si aspetterebbe il prevalere della ragionevolezza, del rispetto per il rischio degli atleti di essere coinvolti nella fase critica del Covid, ma così non è: il lato speculativo del calcio, i bilanci in rosso dei club e di chi li rappresenta prevalgono sulla difficile, ineludibile scelta di sospendere gli incontri, di puntare alla regolarità delle gare, oggi impedita dalle decine di calciatori contagiati. Esemplare è la spietata prepotenza della Lega, che prevarica il mondo della sanità, sfida la decisione delle Asl e ‘ordina’ di giocare. I vertici dettano le condizioni che impongono di andare comunque in campo: deve giocare chi può schierare almeno 12 giocatori più un portiere. È fin troppo evidente che il dispositivo favorisce ancora una volta le società più ricche, che dispongono di folti organici, in qualche caso di ventidue giocatori di pari valore. Per capire quanto sia balordo il diktat calza a pennello l’assurdità di imporre che si giochi la sfida Juventus-Napoli. Nessun sentimento di invidia per la fortuna della squadra di Agnelli che lamenta il forfeit da Covid di un solo titolare, il difensore Chiellini. Ma nel Napoli i contagiati, esclusi dal match, sono l’allenatore Spalletti e i giocatori Osimhen, Fabian, Lozano, Meret, Malcuit, Lobotka, Zielinski, Rrahmani, Elmas, Mario Rui. Tutto qui? E no, all’affollata schiera di impediti dalla pandemia si devono aggregare anche Koulibaly, Anguissa e Ounas, chiamati a difendere le loro nazionali in Coppa d’Africa. Allegri, sano come un pesce, beato lui, può contare della panchina di lusso, con Perin, De Wint, De Sciglio, Pellegrini, Betancour, Arthur, Kulusevski, Kean, Dybala, Jorge. Il Napoli? Sui ragazzi del settore ‘Primavera’   Marfella, Idasiak, Costanzo, Spedalieri, Vergara. Che razza di partita sarebbe se il vice di Spalletti dovesse sostituire giocatori infortunati con i ragazzi della panchina e comunque come sarebbe rispettata l’autenticità dei valori in campo se Allegri può inserire cinque giocatori del calibro di Dybala e il Napoli è condizionato dallo zero cambi, per il valore evidentemente inferiore dei ‘primavera’? Lo stop a una gara viziata da così clamorosa incongruenza sarebbe ovvio, ineccepibile. Non lo è, non per i soloni della Lega, su cui con tutta evidenza ha potere di influenza la società emanazione della Fiat. Non fosse un’idea matta, ci sarebbe da sperare nell’accertamento di altri calciatori azzurri contagiati , per rientrare nel comma dittatoriale che consente di rinviare una partita se non si dispone di 12 giocatori più un portiere. Corsi e ricorsi: la sfida degli azzurri ai bianconeri juventini sembra destinata a complicazioni che esulano dalla normalità. Nella circostanza denunciano anche la malapianta degli interessi finanziari che condizionano lo sport e non solo il calcio.

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