Vince il ‘dio’ denaro, No Vax in campo

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Scusate se appare eccessiva l’indignazione indotta dal ‘caso Djokovic’, raccontato con ovvia enfasi. I social gareggiano in insulti, in disgusto per la spocchia del miliardario number one del tennis, sport nato per lo spasso esclusivo dei gentlemen e divenuto un gigantesco affare, che muove cifre colossali.  Il boss dell’Australian open, uno dei tornei leader del circuito tennistico mondiale, si arrampica sugli specchi per assolvere il super campione serbo, irresistibile richiamo per il popolo dei tifosi, catturare sponsorizzazioni e incassare i diritti televisivi. Craig Tiley aggiunge letali effetti collaterali al vulnus della tracotanza a più livelli esibita dal mega campione. Gli concede il pass per consentire la decima partecipazione al torneo australiano senza pretendere, come accade per tutti gli atleti, che dimostri l’‘immunità’ da Covid garantita dal green pass. L’amministratore delegato del torneo, ha confermato di aver eluso le norma, fregandosene del pauroso picco di contagi denunciato dall’Australia, delle rigide misure di contenimento e rivela incautamente che Djokovic non è l’unico atleta favorito dalla misteriosa formula del ‘permesso da esenzione’, giustificato con problemi di salute precaria, incompatibili con la vaccinazione. Nole, così noto per l’addolcimento del nome slavo Novak, non dichiara di non essersi immunizzato vaccinato e si guarda bene dallo svelare il male oscuro che lo renderebbe in-vaccinabile. Si capisce perché: in campo esibisce potenza muscolare, intelligenza strategica e forza mentale come nessun altro. Non a caso ha fatto suoi 20 slam e 9 vittorie a Melbourne. Non a caso è stato il numero uno del mondo per 354 settimane. Malato Djokovic? Affetto da patologie da immunodepressione? Non lo crederebbero neppure i tifosi più accaniti, che lo seguono ovunque sventolando la bandiera della Serbia. L’invincibile tennista impersona l’alibi del cosiddetto ‘interesse nazionale’. Tradotto vuol dire che la sua presenza australiana è un vero moltiplicatore promozionale del torneo, che attira soldi, visibilità, prestigio. Anche se solo virtualmente, non è facile confrontare il selfie del tennista serbo (lo ‘sfizio’ di esibire potere: “Ho vinto, vado in Australia”) con la tragedia delle vittime da Covid e tanto meno con la serietà di altro mito, con Roger Federer, campione gentiluomo, ma è lecito supporre che il tennista svizzero non avrebbe accettato di trasgredire alle restrizioni della prevenzione pur di incassare cifre blu e strappare l’endorsement a chi governa il torneo di Melbourne. I commenti on line ai tennisti avversari di Djokovic: “Rifiutate di giocare con questo ‘dio’ del tennis, è solidale con la follia dei No Vax. Rifiutate di incontrarlo e il torneo fallirà”.

Il caso del tennista serbo, personaggio fuor di dubbio carismatico, ricorda in qualche modo il danno che il mitico Maradona avrebbe provocato ai suoi giovani tifosi per aver fatto uso di cocaina e aver frequentato in amicizia esponenti della camorra coinvolti del traffico della droga.

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