Thank you so mutch, madame Ursula

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Forse perché ritenuta un ganglio della società poco interessante per i media a caccia di ascolti e lettori, è disattesa la richiesta di semplificazione di un perno fondamentale del sapere, gelosamente custodito dalla casta degli esperti e priva l’umanità degli esclusi della chiave per entrare nei meandri labirintici dell’economia. Il rammarico per la diffusa ignoranza del tema è riproposto dall’autorevolezza di Ursula Von der Leyen, che presiede la Commissione Europea. Suo un cenno preoccupato alla disoccupazione giovanile, sua la ricetta per il futuro prossimo “Pianeta, innovazione, democrazia”. Inatteso l’endorsement per il Bel Paese, ma non contestabile considerata l’attendibilità della fonte: “L’economia italiana sta crescendo più in fretta che in qualunque altro momento dall’inizio di questo secolo” (+6,3%).  Ma dice sul serio, è correttamente informata, o trasuda ottimismo della ragione? Statisticamente reagisce così la maggioranza degli italiani e mette giù un elenco di motivi che sembrano contraddire la “Signora dell’Europa”. I principali precedono il disastro della pandemia: la crescita esponenziale dei conti in rosso dell’Italia, il deficit energetico, la crisi di giganti della produttività, la delocalizzazione di aziende italiane e multinazionali, il default dell’Alitalia, il Paese a due velocità che penalizza il sud, la sperequazione in preoccupante aumento di ricchezze e povertà, gli innumerevoli ostacoli che impediscono riforme decisive, del fisco, della giustizia, della scuola, le prospettive di instabilità istituzionale conseguenza della frammentazione multipolare della politica, il deficit di vigilanza e repressione del nazifascismo riemergente, la discutibile qualità della maggior parte del Parlamento, i fenomeni incontrollati della corruzione, l’intrusione malavitosa nel tessuto produttivo e istituzionale, le devastazioni per incuria provocate da eventi causati dal cambiamento climatico e dagli effetti collaterali del territorio violato da abusi e mancata prevenzione.  Il vulnus della pandemia non ha forse drammatizzato questo coacervo di negatività? Se il colpo all’economia italiana non è stato fatale si deve alla cospicua mole di interventi finanziari (fondi UE) che hanno impedito danni irreparabili e aiutato settori vitali a non fallire. Nel 2020 il deficit è cresciuto a 160 miliardi. Dall’Europa sono arrivati 175 miliardi più altri 20 da altre istituzioni europee e l’Italia, in realtà aveva bisogno dei 160 miliardi. Il surplus di aiuti, spiegano gli economisti, ha favorito la crescita del Pil. Ma basta questo dato a fugare lo stupore per il riconoscimento della Von der Leyen, basta un dichiarato e ‘anomalo’, sorprendente segno + dei consumi, il ‘miracoloso’ aumento dell’occupazione? Forse la buona risposta del governo e degli italiani alla pandemia, l’apprezzata gestione del governo Draghi di risorse e interventi di sostegno? La leader europea si è riferita per caso anche ai trionfi di tanti atleti italiani nello sport del 2021?  Dubbi e perplessità si conciliano a fatica con l’orgoglio campanilistico per le lodi dell’Europa e legittimano la richiesta di raccontare l’economia in forma universalmente comprensibile anche a chi ha nel curriculum studi classici, il latino, il greco, la filosofia.

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