A far la voce grossa vince Draghi

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“Faccio la voce grossa”. È l’elevato pensiero di Salvini condiviso dagli italiani che (ahi loro) non ne hanno avuto abbastanza del fascismo, di Mussolini, di gerarchi. La rozza aggressività del frastornato Salvini, su cui ha edificato non pochi consensi, è anche causa ed effetto del suo precipitare “dalle stelle alle stalle”. Succede che tramortito per il flop delle elezioni amministrative e gli assalti interni dell’asse Giorgetti-presidenti di regione del nord est, il disarcionando stratega di Pontida ne combini una delle sue: diserta l’incontro con il governo su temi di grande significato per gli italiani e gonfia il petto, certo di aver causato un trauma politico a proprio vantaggio. Il leghista contestato da amici e nemici, subisce la sberla di Draghi, che in fatto di autorevolezza e decisionismo non teme concorrenti. La riunione si fa, senza la Lega e Salvini deve leccarsi le ferite, come si dice a Napoli riceve “’na mparata ’e crianza”, una severa lezione di comportamento. Il rude valpadano   per l’ennesima volta deve innestare la marcia indietro. “Io mi fido di Draghi” dichiara con inusuale tono buonista, ma in crisi di coerenza pretende che sia scritto e firmato il no all’aumento delle tasse (ricordate il patto di governo con gli italiani firmato in diretta da Berlusconi, con Vespa garante? Carta straccia). Ancora Salvini: “Nel 2021 nessuno pagherà di più ma domani chissà, oggi mi fido di Draghi ma domani?”

In un angolo buio della politica si nascondono le incognite “X, Y” di un’equazione ad alta difficoltà di soluzione. Gli elementi dell’arcano, che include tutta l’umanità, sono sostanzialmente due, in evidente contraddittorio. È oramai acquisito dalla scienza e dalla coscienza del mondo, il tragico incombere sul Pianeta Terra di mutazioni climatiche, che senza interventi radicali e immediati potrebbero provocare la fine di questo tormentato mondo. È anche sotto gli occhi di tutti che la politica, con i suoi blandi tentativi di rimediare al disastro, non prova a rinsavire entro i tempi pronosticati per salvare l’umanità. In fase di emergenza, con la natura che reagisce alle violenza subite con uragani, alluvioni, frane, devastazioni e morti, la società dei consumi senza limiti, dell’inquinamento, dei profitti sull’affare delle energie ‘sporche’, non rinnovabili, lascia ai ragazzi del green day, gridi d’allarme e leaderhip dell’ambientalismo, ma chiude ogni varco alla domanda di sostituire globalmente le fonti di energia inquinante. Nel mondo, ecco il mistero senza spiegazione, non c’è un solo governo guidato dai ‘Verdi’ o comunque condizionato dall’ambientalismo. Un caso estremo è il Bel Paese, dove il movimento è quasi inesistente.  Sfogliando gli archivi dell’emeroteca si accumula una consistente mole di dichiarazioni, appelli, proclami, di capi di governo, scienziati, di papa Bergoglio, delle organizzazioni giovanili, sui pericoli del cambiamento climatico, totalmente ignorati, considerati questione marginale.

Cos’è più determinante: competere per un sindaco del partito A, del partito B, C, o assecondare “Change”, saggio illuminante di Paul Watzlavic sull’importanza di ‘cambiare’ e nel caso specifico di dare ai ragazzi, in generale agli ambientalisti, spazi decisionali e ruoli di gestione diretta delle scelte sul tema?

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