BRITISH AMERICAN TOBACCO / STORIE DI TANGENTI & CORRUZIONE IN AFRICA  

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Una storia di affari e corruzione sta travolgendo in questi giorni la ‘British American Tobacco’ (BAT), colosso mondiale della produzione di sigarette, accusata di pratiche illecite in Zimbawe, Sudafrica e in diversi altri paesi africani.

Ad inchiodare la star industriale, proprietaria di marchi prestigiosi come Kent, Pall Mall eLucky Strike, che nel solo 2020 hanno venduto la bellezza di 650 miliardi di sigarette, sono due distinte inchieste rese appena pubbliche.

Ne dà notizia il sito cattolico di controinformazione sul continente africano, ‘Nigrizia’, da anni in prima linea nel puntare i riflettori sugli sporchi business occidentali proprio in Africa.

Le prime accuse – ricostruisce Nigrizia – arrivano dall’Ong americana ‘Stopping tobacco organizations and products’ (STOP), messa in campo  nel 2018 dall’imprenditore ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg. Stop, infatti, ha rilanciato due rapporti basati sul lavoro del ‘Gruppo di ricerca e controllo sul tabacco’ dell’Università di Bath, in Inghilterra. In essi la potente corporation viene accusata di aver distribuito oltre 600 mila dollari sotto forma di denaro, automobili e altre ‘utilità’ (come si suol dire in gergo giudiziario) a decine di politici, legislatori, funzionari pubblici, giornalisti e dipendenti di aziende concorrenti, nel periodo che va dal 2008 al 2013, per favorire le attività di British American Tobacco.

In particolare, sono stati rilevati 236 ‘pagamenti dubbi’ effettuati in Burundi, Comore, Repubblica democratica del Congo, Kenya, Malawi, Rwanda, Tanzania, Uganda e Zambia. Non poco.

“Le potenziali pratiche corrotte del gruppo BAT in Africa non sono state opera di poche mele marce”, sottolinea uno dei curatori della ricerca, Andrew Rowell, docente all’ateneo di Bath. “La distribuzione geografica di queste attività – aggiunge – le infrastrutture utilizzate e il numero di dipendenti con ruoli di responsabilità coinvolti, suggeriscono che i pagamenti effettuati da BAT erano di routine”.

Una seconda indagine, pubblicata dall’ong Stop, si concentra poi sul Sudafrica, uno dei mercati più importati per BAT, che controlla circa il 70 per cento del mercato interno di sigarette. Qui la mega azienda avrebbe messo in piedi un sistema di sorveglianza e controllo illecito, con il coinvolgimento di un’azienda di sicurezza privata, nel tentativo non solo di contrastare la crescita del mercato nero di sigarette, ma anche di ostacolare i competitor che, dal 2000 ad oggi, si sono affacciati sul mercato dell’Africa australe.

Accuse che sono state appena rilanciate dai giornalisti della BBC. Un’inchiesta diffusa dal programma ‘BBC-Panorama’, infatti, si concentra sullo Zimbawe e rivela come la BATavrebbe pagato, a partire dal 2013, tangenti per un valore compreso tra i 300 e i 500 mila dollari al partito al potere, lo Zanu-Pf dell’ex presidente Robert Mugabe, al fine di ottenere la collaborazione delle autorità nel contrastare le attività delle aziende concorrenti nel paese.

Non è la prima volta che aziende produttrici di sigarette finiscono nell’occhio del ciclone, accusate di pratiche illecite in Africa. Un’inchiesta del 2019 condotta dall’ong svizzera ‘Public Eye’, e rilanciata proprio da Nigrizia, ha documentato come le sigarette prodotte in Svizzera e commercializzate in Marocco da multinazionali come ‘Philip Morris’ e ‘Japan tobacco international’ (JTI) fossero volutamente più forti (e quindi più tossiche) e capaci di creare maggior assuefazione di quelle vendute dalle stesse compagnie in Svizzera e in Francia.

Ma come mai le big del tabacco sono così interessate al mercato africano? I ricercatori dell’università di Bath non hanno dubbi: la crescita della popolazione e la bassa età media (con il 60 per cento degli africani sotto i 25 anni) fanno dell’Africa un mercato fondamentale per i produttori di tabacco, alle prese con il calo delle vendite in Europa e in nord America.

I dati elaborati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano come in Europa le vendite di prodotti legati al tabacco siano calati del 38 per cento negli ultimi vent’anni, grazie alle ripetute campagne di sensibilizzazione e all’aumento dei prezzi.

In Africa, invece, le previsioni parlano di un potenziale aumento del 40 per cento dei consumatori entro il 2025.

 

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