GRAPHENE / COSA CI FA NEL VACCINO PFIZER?

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Cosa ci fa il graphene nel vaccino di Pfizer?

Se lo chiede, e smista la domanda al ministro della Salute Roberto Speranza, la deputata Sara Cunial, da sempre in prima linea nelle battaglie per la salute dei cittadini e, oggi, tenace nel chiedere chiarezza e trasparenza sul fronte dei vaccini.

Ecco, di seguito, alcuni passaggi della sua interrogazione.

“Il graphene è un materiale formato da atomi di carbonio disposti orizzontalmente a formare una struttura sottile un milionesimo di millimetro. Con la flessibilità della plastica e la resistenza meccanica del diamante, per molti il graphene è l’oro del futuro, la chiave di una nuova rivoluzione industriale e, probabilmente, di una ‘nuova società’.

Ma cosa ci fa questa sostanza NON DICHIARATA nel vaccino Pfizer? Ne ho chiesto conto al ministro Speranza tramite interrogazione”.

Sara Cunial. Sopra, una molecola di graphene

Così prosegue Cunial. “L’11 aprile 2018 lo studio ‘Interfacciamento di materiali a base di graphene con cellule neurali’ affronta l’utilizzo del graphene per applicazioni biomediche e la sua tossicità nonché le applicazioni nelle neuroscienze.

Il 13 maggio 2019 l’Ansa titola: ‘Fiocchi di graphene controllano l’attività del cervello. Selettivi e sicuri, aprono a terapie per le malattie neurologiche’.

Il 3 giugno 2019 la Commissione europea ha investito 1 miliardo di euro nel graphene, in un progetto chiamato ‘Graphene Flagship’.

Il 27 settembre 2020 viene presentato il brevetto CN112220919A che riguarda un vaccino nucleare ricombinante 2019-nCoV che contiene ossido di graphene.

Il 18 dicembre 2020 viene depositato il brevetto DCN112089834A circa l’invenzione di un nanoadiuvante a base di graphene ossidato e di un vaccino di co-consegna adiuvante/antigene. L’invenzione fornisce il nano adiuvante utilizzando graphene nano ossidato come supporto che facilita il rilascio prolungato della medicina, prolunga efficacemente l’effetto della medicina, previene la tolleranza immunitaria, migliora notevolmente gli effetti immunitari e prolunga il tempo di reazione.

Intanto sempre più fonti internazionali riportano notizie di sostanze non dichiarate all’interno dei cosiddetti vaccini anti-covid. Ultimo caso il Giappone, in cui sono stati ritirati diversi lotti dopo che sono stati rilevati contaminanti in vari lotti del vaccino Pfizernelle città vicino a Tokyo e Osaka”.

Così conclude Sara Cunial la sua interrogazione rivolta al ministro della Salute: “E’ un diritto di ogni cittadino conoscere ciò che spesso in maniera coatta viene introdotto nel corpo”.

Cosa risponderà Speranza?

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