Fatta la legge…

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Senza vergogna. Per chi punta agli ambìti ruoli di rappresentanti del popolo e a ogni livello, l’etica è relegata in soffitta. La cinica spregiudicatezza dei partiti devia a tutto spiano dal principio elementare, determinante per il decoro e la morale delle istituzioni, di eleggere persone degne, con la fedina penale immacolata e nessun sospetto sull’infiltrazione di corrotti, corruttori, mafiosi, comunque indegni a qualunque titolo. Il segmento ‘pulito’ del Parlamento corse ai ripari, affidò a un garante (Rosi Bindi) il delicato incarico di vivisezionare i candidati per escludere le mele marce da Camera e Senato, ovviamente dal governo, da Regioni e comuni. Restarono fuori dall’indagine le nomine di ruoli eminenti della società: enti, vertici di aziende e servizi pubblici, come la sanità, industrie di Stato, Inps, Ferrovie, Poste. Le cautele, teoricamente garantite dalla commissione parlamentare d’indagine sulla compatibilità elettorale dei candidati, hanno funzionato, con qualche sbavatura dovuta alla furbizia di candidati, abili nel contestare il veto, ma soprattutto sono scete, di elezione in elezione, perché ‘sgradite’ all’intera casta dei partiti. A chi più, a chi meno, ma a tutti. A sfogliare i curricula degli aspiranti ‘eletti del popolo’ con l’aiuto della memoria dei media, delle documentazioni custodite negli archivi dei tribunali, di polizia, carabinieri, guardia di finanza, agenzie delle entrate, non sfuggirebbe nessuna incompatibilità. Purtroppo non va così. La ridda di liste è di per sé un chiaro segnale di come si aggirano i controlli. Un esempio: si candidano soggetti che dovrebbero essere incriminati per quanto prescrivono la Costituzione e la giustizia per casi sempre più frequenti di apologia del fascismo, liberi di puntare al governo delle istituzioni perché mai condannati. Parenti e affiliati di mafiosi, esenti da condanne, ma coinvolti a vario titolo, sono accolti e certo non per meriti in liste che formalmente si dichiarano impegnate nella lotta alla criminalità. A nessuno dei candidati è impedito di trasferirsi da una lista precedente di destra a una di sinistra, o viceversa, senza mai a ver disconosciuto le scelte politiche di partenza. Per portare acqua al proprio mulino, i partiti e i loro capi lista sono abilissimi nell’opporre arzigogoli di esperti legulei al teorico ostracismo nei confronti di candidati indegni. Non meraviglia la scoperta di eletti sopresi a corrompere e ad essere corrotti, di collusi con le mafie, di ladri di risorse pubbliche, di oppositori insulsi delle leggi contro il razzismo, l’omofobia, a favore dello ‘ius soli’, dell’accoglienza, della giustizia sociale. Il pronostico sulla qualità del futuro prossino di mezza Italia non presenta purtroppo difficoltà di interpretazione.

Sic stantibus rebus, mala tempora currunt, direbbero i latinisti, il sacro principio di poter votare con fiducia ‘X’ piuttosto che ‘Y’ appare come un’ambizione surreale, il suggerimento di cambiare, che come sempre cadrà nel vuoto. Non è l’invito a disertare le urne e neppure la conclusione all’insegna di un definitivo pessimismo. Forse è un sommesso appello a scegliere il meno peggio.

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