La Treccani: ‘trivialità sclerotica, arroganza premeditata’

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Citare frasi di uomini illustri è prerogativa di persone colte. Le conservano in memoria per accrescere l’efficacia del loro pensiero. Il chiarimento è la premessa per replicare al centesimo ‘sgarbo’ di Sgarbi, che estraneo alla saggezza del tacere, del non aprire la bocca per dire cavolate o mentire, osa criticare Benigni. L’attore al festival del cinema di Venezia ha dedicato il Leone d’oro alla carriera all’attrice Nicoletta Braschi, sua moglie, con frasi d’amore di Borges e Nabokov, senza citarli. Sentite la stolta motivazione del pluri condannato critico per imputare al geniale attore toscano l’assurda accusa di plagio: “…è giusto che si sappia che (che, che, pessimo italiano!)  Benigni ha fatto commuovere l’Italia con frasi che non sono sue”. Per distinguere il bene dal male e di conseguenza anche l’aggressività, dal bon tona è utile riferirsi all’abisso che separa la lana dalla seta e il paragone calza a pennello per la rozza intrusione di Sgarbi nella vicenda sommariamente descritta. Utile, per non dar luogo a contestazioni dell’addebito al critico ‘prezzemolo ogni ministra e rissaiolo seriale’, perciò ospite di beceri talk show, basta sfogliare le pagine di ‘Google’ alla voce “Condanne definitive di Sgarbi”.  A) Dovrà pagare quattro volte di più di risarcimento e sanzione, 24.000 euro oltre alle spese per sms ingiuriosi e diffamazione a mezzo stampa nei confronti del giornalista Sebastiano Grasso, già responsabile delle pagine dell’arte del Corriere della Sera. B) 1996 condanna per truffa aggravata, continuata e falso ai danni dello Stato. Per tre anni ha disertato il suo ufficio alla Soprintendenza di Venezia con scuse puerili, dalle malattie più improbabili(cimurro, malattia dei cani) a una fantomatica “allergia al matrimonio”, per farsi gli affari suoi: scrivere libri, comparire in tv, frequentare salotti e varie mondanità. Malato immaginario, truffatore vero. Certificati medici fasulli. C) Palermo, condanna definitiva per diffamazione nei confronti dell’ex comandante dei carabinieri di Salemi e accuse di responsabilità per l’infiltrazione mafiosa nel Comune. D) 2016. Condannato a Roma per diffamazione nei confronti della sindaca Raggi. E) Sgarbi va in pensione senza aver mai lavorato un giorno. L’ingenua e contemporaneamente furbissima legittimazione, testuale: “Mi cacciano sempre. Da ogni posto: cacciato da sottosegretario dall’allora ministro Giuliano Urbani, cacciato da assessore, dal sindaco Letizia Moratti, da alto commissario a Piazza Armerina, da sindaco di Salemi”. F) condanna a 5 mesi per resistenza a pubblico ufficiale. Aveva cercato di entrare contromano nell’area dell’ Expo di Milano ordinando all’autista di non fermarsi davanti ai carabinieri.

La ‘Treccani’ ha coniato per lui “sgarbismo’, ovvero “sinergia tra una trivialità coprolalica e sclerotica e un’arroganza lucida e premeditata”.  Alcuni episodi: l’augurio di morte al collega Federico Zeri, il bicchiere d’acqua in faccia a Roberto D’Agostino, la definizione di «pezzo di merda» rivolta a Marco Travaglio. Il tutto in diretta tv, accolto con sommo gaudio dalle reti nazionali e locali a caccia di facili ascolti. È di Sgarbi il palmares di condanne registrate nella fedina penale. Tra l’altro ha indicato il procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli e il sindaco della città Leoluca Orlando come mandati dell’omicidio di don Puglisi: l’ha salvato la sopravvenuta prescrizione. Multa per aver accusato Giancarlo Caselli di aver provocato con le sue inchieste il suicidio di Luigi Lombardini. 6 mesi di carcere per aver diffamato il sindaco di Piacenza Roberto Reggi. 110 mila euro per risarcire il magistrato di Udine Raffaele Tito. Altri 30 mila per lo stesso reato contro il magistrato Gianfranco Amendola. Poco meno di un quarto, 25 mila al magistrato Ilda Boccassini.

Siamo certi che non ci sarà replica all’idiozia di Sgarbi sulle citazioni di frasi d’amore di due grandi scrittori dedicate alla moglie da Benigni. Semmai una risata, una delle sue, coinvolgenti, di superiorità.

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