Moleste esuberanze

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Una grave, diffusa pandemia, contagia soggetti comparabili contemporaneamente incompatibili per abissali diversità e conclamate affinità. Affidata a un Dante Alighieri del terzo millennio, all’ascetica figura di un rinato Mosè, ai magistrati del minacciato Giudizio Universale, al replay dello scrupoloso boia remunerato dai rivoluzionari di Francia…il ‘caso’ infinito degli abusi sessuali, solo in minima dimensione denunciati e puniti, indurrebbe la comunità dei giustizieri su elencata a inventare un contenitore carcerario ampio a sufficienza per contenere in sofferta detenzione chiunque da posizioni di potere, istituzionale, sociale, politico e di altra natura, lo esercita su vittime indifese, fragili, ricattabili, disarmate fisicamente e mentalmente. Gli esiti di brutali, inqualificabili violenze commesse e troppo spesso impunite, hanno tra loro tragiche coincidenze. È vile sciacallaggio sfruttare i senza patria che respinti dalla loro terra finiscono schiavi nelle nostre campagne. È violenza ogni forma di discriminazione aggravata per umiliazioni, aggressioni, emarginazione, ogni variante originata comunque da tracotante intolleranza. Colpisce con identiche conseguenze disabili, uomini e donne don la pelle nera o gialla, ideali non condivisi, il dissenso, il libero pensiero, intere popolazioni inermi. La diffusione capillare dell’abuso tocca ogni segmento della società, i suoi angoli bui, coinvolge l’intera trama del tessuto sociale. Lo subisce chi a qualunque titolo è sottoposto all’altro: il dipendente dl suo capo, le donne dal loro maschio ‘padrone’, i bambini dagli adulti, i poveri dai ricchi, gli omosessuali da presupponenti etero, gli indifesi dai pedofili, gli artisti da chi ha in pugno il ‘mercato’, attori e attrici da registi e produttori, i figli da genitori dominanti, i genitori da figli degeneri. Il lungometraggio (titolo ‘Abuso, vittime e orchi’) cresce ogni giorno con nuove immagini e didascalie esplicative, da quando è stato abbattuto (in gran parte) il tabù delle news scabrose. Oggi il media system ha di che proporre alla lettura, di là dal tema unico del Covid: la notizia, che di per sé ‘appassiona’ i cultori del gossip, ha un forte impatto sull’attenzione generale dell’opinione pubblica. Racconta di un ennesimo molestatore delle donne e non riguarda un rozzo tipaccio, un becero ignorante, ma niente meno che Andrew Cuomo, governatore dem dello Stato di New York, costretto a dimettersi da Biden e per l’indignazione generale degli americani. Circola ed è salita di tono la contestazione, anche l’ovvia domanda: ‘ma per dare sfogo alla propria esuberanza sessuale, il potete Cuomo non aveva alternative alle molestie denunciate da undici donne?’ La risposta è nella premessa di questa riflessione: abusi, violenze, prevaricazioni, intolleranze, sono patologie che contagiano il potere e lo dotano di un pass gratuito per qualunque sopruso grazie a un clamoroso falso ideologico.

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