Le vie perverse del sabotaggio

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Lampi di follia, isterie collettive, scompensi psichici, attraversano una fase cruciale della difesa dal catastrofico insulto mondiale del ‘coronavirus’, alias Covid-19. Non ne soffre solo l’Italia. I tentacoli del disfattismo, ideologia oscena della destra si allungano anche su altri Paesi e le immagini televisive lo confermano, . Mostrano, ad esempio, la folla di ‘No vax’ che con lo sfondo della Tour Eiffel urlano ‘Libertà…libertà. Nel nostro ambito il movimento di opposizione alla campagna vaccinale, ritenuta dalla scienza all’unanimità l’unico antidoto alla pandemia, invade le piazze, che stranamente, cioè all’unisono, si affollano di ‘nemici’ di Pfizer, AstraZeneca, Moderna, Johnson & Johnson. L’apparente coagulo di ‘No vax’ include di tutto: provocatori di mestiere manovrati dalla destra, che mette in campo anche le sue diramazioni estreme per alimentare lo scetticismo indotto da falsità messe in circuito da specialisti del genio sabotatori; questi mestatori hanno purtroppo buon gioco e solidarietà popolare per almeno due presupposti: speculano sul mare di incertezze, sul caos istituzionale che elegge a protagonisti della verità scientifica decine di  potenziali esperti,  in libera uscita, molti con teorie tra loro incompatibili, opposte, devianti; e poi puntano a far esplodere la rabbia di categorie penalizzate dalle norme di restrizione, contestazione che si placherebbe se il governo alleviasse il loro prolungato disagio con interventi compensativi adeguati. La vigliaccata di Salvini, che ha suoi ministri nell’esecutivo e contemporaneamente partecipa alla maggioranza presieduta da Draghi, è tipica della stortura di un partito contemporaneamente di governo e di opposizione, animato da intensioni disfattiste. Il ‘carrocciaro’ valpadano, a corto di altri obiettivi, cavalca le proteste dei gestori di discoteche, ancora escluse dalla riapertura per evitare quanto successe dopo la prima fase con intempestivi via libera alla ‘normalità’, ovvero con focolai provocati dagli assurdi assembramenti in spazi chiusi; da ultimo, fa leva sulla ‘stanchezza’ della scuola in versione pandemia e proclama un incosciente, pericoloso, ‘tutti in classe’, a prescindere dalla vaccinazione.  Sperare nella buona sorte e negli effetti della vaccinazione di massa, o quanto meno di una consistente, adeguata percentuale di immuni, nella rivisitazione degli interventi a favore di categorie in crisi e nell’affidamento a un’unica cabina di regia scientifica il controllo e la lotta per la sconfitta della pandemia: è troppo chiederlo a Draghi, a Speranza, alla responsabilità di virologi, immunologi e ricercatori?

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